La Voce di Stratos è diventata cultura e come tale va assimilata consapevolmente e condivisa responsabilmente.

[(c)Alan Bedin 2021. Articolo realizzato in esclusiva per l’uscita del nuovo vinile di Demetrio Stratos per la collana in vinile “Prog Rock Italiano” della De Agostini prevista per il 6 luglio 2021]

“Adattabile quindi alle esigenze dell’arte musicale, priva di vibrati involontari, ma bensì precisa, consapevole e mutabile per assicurare la giustezza degli armonici, dei microtoni e i dettagli degli ornamenti stilistici. E per questo l’artista – da sempre – ha esposto durante le sue performance una respirazione molto appurata per garantire in emissione una dinamica e un sostegno incontestabile del suono e un ritmo controllato”[Alan Bedin e Tran Quang Hai, A Gran Voce 2019].

L’esigenza che mi spinge con questo coordinamento a riprendere in mano le sue composizioni contenute in questa ultima rilevazione audio è l’opportunità di rivalutare e tramutare la sua operosità vocale in un attività di profilo propedeutico e pedagogico. Oggigiorno la guida all’ascolto e la conseguente riflessione sullo strumento-voce di Demetrio Stratos può giocare un ruolo importante nel processo di formazione di un cantante o ‘artista vocale’. La sicurezza e la consapevolezza del suo Suono è diventata cultura e come tale va assimilata consapevolmente e condivisa responsabilmente. Un nuovo modo di emettere e ascoltare la propria Voce disgiunta dalla dipendenza servile dello scritto e della parola: il percorso musicale di D. dovrebbe comparire ai nostri occhi come un modello di formazione culturale del cantante moderno contemporaneo.

Possiamo parlare di Architettura Vocale?
Sì. L’importanza e l’apporto del suo laboratorio vocale innalzato in soli vent’anni tocca il cielo dell’interdisciplinarietà. Analizziamo la sua sperimentazione che non è di pertinenza soltanto pratica, ma anche culturale – di avvicinamento a contenuti e ad artisti contemporanei – che lo ha decodificato come Unico nella storia della Ricerca Vocale del 900. Il periodo giovanile con il beat ’60 e il radical rock ’70 con la prima conseguente manipolazione del suono con i sintetizzatori, l’avvicinamento al post-avanguardia attraverso l’esperienza di poesia sonora, gestuale di animazione plastica con Arrigo Lora Totino, il file rouge tra il rumorismo futurista e la musica contemporanea (aleatoria) del compositore e teorico John Cage con il gruppo Zaj (W. Marchetti, J. Hidalgo), l’esperienza Fluxus con il creativo genio-italiano Gianni Sassi, il percorso di semplificazione-riduzione e il definitivo allontanamento dai formati commerciali dei primi anni a quelli colti, fino alla limpida autenticità della musica etnica.
Demetrio ha rimesso in discussione l’ascolto della vocalità della nostra epoca, portandola per mano in nuovi habitat – fino a quel momento mai condivisi completamente – come la musicoterapia e la psicanalisi. La sua visione lungimirante ha anticipato almeno di vent’anni l’atteggiamento e l’approccio scientifico del cantante moderno, cioè intendo l’affiancamento dell’arte vocale alla logopedia, alla foniatra e alla psicologia. In una delle sue ultime interviste dichiarava che solo in questo modo il ricercatore poteva ‘rischiare’ di inventare tecniche nuove. Possiamo quindi prendere atto che questa registrazione, a quattro mesi dalla sua scomparsa, non risulta un ennesima data promo del suo Lp “Cantare La Voce” inserito nella collana Nova Musicha*, Cramps Records (esattamente il n.19) ma bensì una riprova della sua preparazione di performer: non di una esibizione aleatoria di eventi vocali ma di una sicura esposizione consapevole di suono, di musica vocale programmata.

Nada. Se Dio esistesse sarebbe un Suono Se in principio la decostruzione del suono da parte dell’artista poteva essere fondamentale per scorporare la voce dal linguaggio agendo nella prospettiva del rumore, ora – con questa conferma discografica – siamo di fronte ad un  reale ed effettivo metodo tutt’altro che empirico – piuttosto – scientifico e riproducibile. In più, il risultato oltre ad essere estetico risulta anche estatico, infatti dalla respirazione preparatoria di espansione ed estensione propria del pranayama, D. fa intuire una nuova visione più sottile e lungimirante nel realizzare il proprio suono. Raggiungere una consapevolezza e controllo della mente attraverso il canto difonico significa disporre  di una conoscenza di ispirazione modale orientale, quindi non più lineare, ma circolare e spirituale, trasformando quindi la voce in uno strumento autonomo, e di condivisione emozionale. Occupandosi di etno-musicologia il suo avvicinamento alle culture extraeuropee, gli ha permesso di affrontare il concetto di voce strettamente legata alla spiritualità, intesa come energia connessa al Suono… Ricordo ancora l’indimenticabile frase che accompagnava la promozione del catalogo Cramps Records sulle riviste del tempo: “Se Dio esistesse sarebbe un Suono”. In particolare, trattatistica di arte scenica indiana di fondamentale importanza come il Nātyaśāstra o il Sangita Ratnakara cristallizza da tempi remoti non solo il primordiale concetto di suono-emozione (raga-rasa), ma altresì l’eccellenza della figura del cantante, immagine che racchiude senza dubbi la figura di Demetrio Stratos che affrontava queste competenze da uomo di cultura occidentale, non imitando ma – applicando la tradizione – studiando. Ed è appunto da questo ‘orientalismo’ che nella sua diplofonia si sviluppa il concetto di Nada (suono universale), Svara e Shruti (unità microtonica) che lui interpone come suono liquido sopra quello nasale che funge da Tampura (bordone o drone). Voce in forma liquida, risonanziale, vettoriale, pulsionale e simpatetica che vive armonicamente tra un suono sorgente e risonanze controllate finalizzate a creare una reazione dell’ascoltatore. La consapevolezza dell’arruolamento delle proprie cavità risonanziali, l’uso prestabilito delle vocali e consonanti con il giustificato accordo pneumofonico ha permesso a D. di raggiungere risultati ed effetti eccezionali, che non devono esser visti come un risultato, ma preferibilmente come stimolo e punto di inizio per la nuova ricerca vocale.

Acusticamente (fisicamente parlando) la monodia viene polverizzata dalla demoltiplicazione dello spettro acustico (difonie, triplofonie,quadrifonie dalle armoniche), ma spiritualmente assistiamo ad una forma di religiosità primordiale dove tutti noi ci intercaliamo, ci conosciamo e ci emozioniamo. Oltremodo da un punto di vista scientifico i suoi risultati sono stati a dir poco entusiasmanti sviluppando prima l’interesse e poi la collaborazione del Dott. F. Ferrero del CNR di Padova contribuendo alla stampa di due pubblicazioni scientifiche.

Concerto per Bocca Solista, ambiente pre-occupato L’artista consapevolmente vuole amplificare all’ascoltatore in sala il suono che ha già organizzato all’interno delle sue cavità risonanziali. Ritornando all’esibizione di D. vorrei soffermarmi sulla sua figura di performer e specialmente sull’effetto che poteva provocare allo spettatore che per la prima volta prestava attenzione alla sua pratica vocale. Senza dubbio un risultato unico ed esclusivo nei palchi italiani ed europei! L’ascoltatore non è più di fronte ad un abituale esibizione all’interno di uno spazio dedicato (teatro, auditorium, sala… ), ma bensì si scopre spettatore attivo di un ambiente totale dove l’artista si manifesta già dentro una stanza molto più importante: la sua bocca, il suo ambiente primigenio. Da parte di D. c’è la voglia di presentare un nuovo atteggiamento vocale dove il pubblico – attraverso una pratica non passiva – non si sofferma unicamente sul risultato finale, ma anzi cerca di percepire nello spazio acustico organizzato tutte quelle azioni-pulsioni che lo hanno creato.

La voce è di tutti D. se non si trovava in ambienti medico scientifici offriva al suo pubblico la possibilità di riflettere attraverso una modalità non diagnostica, ma intima, la voce nella sua componente espressiva e corporea. Attraverso rappresentazioni visive o metafore forniva all’ascoltatore gli strumenti per acquisire e intraprendere la sua tecnica come qualcosa di raggiungibile. Ricordiamo l’espressione figurata ‘succhiare la parola’ o ‘palline da ping pong’ che ‘battono sulle pareti scelte a monte’ all’interno del box laringeo. Indimenticabile! La scomparsa prematura dell’artista non ci ha permesso purtroppo di determinare in maniera sicura il suo atteggiamento, intendo le sue azioni singole di decostruzione, manipolazione e costruzione del ‘nuovo’ suono, quindi non ci rimane che analizzarlo e approfondirlo attraverso i contenuti rimasti: registrazioni, interviste, disegni, schizzi e semiografica della sua Nova Musicha*. (termine e titolo di una collana discografica coniato da Gianni-Emilio Simonetti e Gianni Sassi).