Come cantano gli altri popoli? Come utilizzano la voce? E il corpo? Demetrio Stratos con Alain Danièlu, propulsori dell’immagine extraeuropea dalla prima metà del ‘900

Lo studio della Voce spesso mi porta a riconoscere punti di congiunzione tra i diversi percorsi che hanno delineato la mia crescita – o meglio scusate – la mia consapevolezza. Spesso per riconoscere il linguaggio di un artista ho dovuto, non solo studiare la sua configurazione, ma anche i luminari che prima di lui potrebbero in qualche modo averlo influenzato o caratterizzato la sua personalità, visione e concezione di canto o suono con la voce. È palese e ormai risaputo l’amore che provo per la band Area International POPular Group e per alcuni dei suoi elementi. Si sa… il primo strumento di noi cantanti e musicisti è l’orecchio e sicuramente l’ascolto lungimirante di certi artisti ha sicuramene condizionato il loro sound e la miscela voce-musica, come per gli Area dal loro primo Lp del 1973. Si tratta sicuramente di Pharoah Sanders ‘Karma’ eseguito già anni prima nel 1969 dove indiscutibilmente si intercetta la sonorità del primo sax di Victor Edouard Busnello, le idee e l’aleatorietà di “Event ’76”, i suoni legnosi dei fratelli baschi con lo txalaparta su “Maledetti”, addirittura lo jodel di Demetrio Stratos, che poi sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica.

Pharoah Sanders, Karma (1969)

Il grande Demetrio Stratos (cantante, musicista, performer) al di fuori del gruppo Area ha portato avanti uno studio decisamente rivoluzionario caratterizzato da una trasgressione consapevole che per usare le parole di Colonetti, costruisce la grande regola delle espressioni artistiche del Novecento. Stratos è stato tra i primi a capire che se un cantante vuole in qualche modo considerarsi moderno, contemporaneo e creativo,fondamentalmente deve – dopo essersi confrontato con un foniatra e un psicologo – effettuare un processo di riduzione, semplificazione dalle forme commerciali a quelle colte, fino a raggiungere l’elementare purezza propria della musica etnica. Come ho potuto constatare da interviste e chiacchierate post concerto con il collega M° Mauro Pagani, Demetrio oltre ad una tournée a Cuba – dove aveva avuto modo di incontrarsi con delegazioni di musicisti mongoli, africani, pakistani e haitiani, aveva intrapreso lo studio di tecniche medio orientali portate in Europa (Centre d’Etudes de Musique Orientale o il dipartimento di musicologia presso il Musée de l’Homme di Parigi) – in Italia aveva conosciuto la tradizione musicale del nord India con le pubblicazioni del grande mentore e diffusore culturale Alain Danièlu, indianista, musicista, filosofo, sanscritista francese.

Alain Danièlu (Neuilly-sur-Seine, 4 ottobre 1907 – Lonay, 27 gennaio 1994)

In un libro dell’amico Antonio Oleari ‘Demetrio Stratos. Gioia e rivoluzione di una voce’ dove con il catalogo Cramps Rercords di Cramps Music srl ho collaborato attivamente, si presentano degli appunti interessantissimi scritti dopo delle lezioni che Demetrio aveva tenuto presso il Conservatorio di Milano dove teneva un corso di semiologia della musica contemporanea sulla voce.

Demetrio Stratos Demetrio Stratos, pseudonimo di Efstràtios Dimitrìu (Alessandria d’Egitto, 22 aprile 1945 – New York, 13 giugno 1979) Cantante, polistrumentista e musicologo greco naturalizzato italiano

“E’ necessario premettere che la voce in India come in altre regioni è strettamente legata alla religione. A tal punto che esistono sacerdoti che hanno come compito specifico quello di addestrarsi all’uso della voce per parlare con dio. Nella musica indiana la voce uno strumento autonomo. Cioè essa non serve solo a raccontare storie, ma in molti casi la parola viene annullata e la voce diventa uno strumento di comunicazione musicale (musica vocale). Le tecniche di “pranà” sono certamente la radice di tutto questo. Esse spiegano che la voce parte dal diaframma, sale, va al cuore, alla gola, e alla fine, alla testa dalla quale esce. Questo spiega l’adozione della respirazione diaframmale come respirazione normale. Con questa tecnica gli indiani sono in grado di emettere note non solo più lunghe e più nette, ma sulla distanza queste rimangono invariate e non vibrano. Gli indiani dispongono di tre timbri: alto, medio, basso. Al contrario di noi i timbri alti rappresentano tristezza, mentre i bassi allegria. L’unità microtonica si chiama ‘shruti’. La musica indiana dispone di seicento scale e tutto è costruito sull’improvisazione”.

Grand Tapestry, la nuova formula di Alam Khan & Co

Grand Tapestry – ATMA HIP HOP + TABLA + SAROD = RASA

Ascoltare e conoscere la musica del mondo senza pregiudizi è senza dubbio una scuola valida per il musicista moderno. Il rap ormai arma moderna e fruibile della comunicazione ha ultimamente condiviso il suo regno con la musica mondiale. Un incontro che non vuole intitolarsi come l’ennesimo tentativo fusion ma bensì creare una forma musicale di tutto rispetto, sia sotto un punto di vista tecnico e di linguaggio. Un progetto che unisce l’hip-hop con la musica classica indiana: il gruppo Grand Tapestry unisce: Eligh, un artista hip-hop indipendente noto per la sperimentazione nel genere, Alam Khan, artista indiscusso con lo strumento fretless indiano a 25 corde chiamato Sarod, e un collettivo musicale unico. Alam – per chi non lo sa – è il figlio del leggendario Maestro Ali Akbar Khan, artista a tutto tondo e sopraffino musicista che con il suo Sarod è stato uno dei più importanti divulgatori della musica indiana in Occidente. Questi due artisti insieme ad un collettivo ineguagliabile si sono uniti per creare un epico ‘arazzo di suoni’. 16 brani esclusivi in grado di unire diverse sfere artistiche: dalla musica, alla danza, all’arte cinematografica. Preservare le modalità e lo stile di una musica antica, avvalersi della sua tradizione per migliorare un messaggio forte e deciso. Ascoltare musica moderna, ritrovarsi in uno stato meraviglioso fuori da ogni tempo e poter rivivere un’esperienza estetica… Diciamolo: è il fine ultimo dell’arte in generale: il Rasa. [Alan Bedin, Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana]

Hanuman. L’open day che in 6 ore è riuscito unire i suoi maestri con più di 70 presenze

Il terzo anno di Hanuman con un appuntamento domenicale unico per la scuola e lo staff. Domenica 13 ottobre dalle ore 10:00 alle ore 12:00 il pubblico ha potuto gradire le performances e le presentazioni degli strumenti da parte dei maestri. In ordine la grande maestra di canto e violino indiano Mano Manjari che ha permesso alla scuola di affiliarsi con l’istituzione scolastica Bhathkande Sangeet Vidyapit di Lucknow in India. Con lei, Sri Lanka, India e Italia non son mai state così vicine: dalla musica classica al popolare per apprezzare con autenticità la vocalità indiana. Poi l’insegnante di tabla Maurizio Murdocca che ha spiegato la percussione e il pensiero ritmico ciclico del tāla attraverso bhol a voce e composizioni suonate dal vivo. Il terzo intervento con l’insegnante Andrea Fèrigo, che dopo una breve Al āp di presentazione con il tabla, ha sostituito l’accompagnamento ritmico con loop e variazioni attraverso l’utilizzo sapiente della sua chitarra elettrica ‘Sitarvala’ e del suo immancabile strumento tradizionale, il sitar. Da Jimmy Hendrix a Ravi Shankar, passando per Jimi Page e i Led Zeppelin. Poi dall’elettrico all’acustico naturale della canna di bambù con Angelo Sorato con la presentazione del suo strumento: il bansuri. Presentazione dello strumento e composizione accompagnato dal bordone della tampura e dalle pelli del tabla. Conoscenza e capacità improvvisativa hanno trasportato il pubblico verso la fine della prima parte della giornata. Un pranzo offerto dalla scuola per ringraziare l’attenzione dei visitatori. Non solo allievi ma anche molti curiosi e principianti che si sono lanciati nei cuscini tra i tappeti della sala del centro ‘Qui e Ora’ per ascoltare la lezione magistrale di Monia Marchetto sull’affascinante e complesso mondo delle divinità indiane. Il coordinatore Alan Bedin e il luminare Roberto Perinu, autore de ‘La Musica Indiana’ sono stati i presentatori e Cultural Influencers di una giornata unica per l’offerta di musica ed insegnamenti. Poi il kirtan finale che ha coinvolto per la prima volta senza alcuna prova la formazione insegnanti, proponendo un bhajan del grande cantante indiano Pandit Bhimsen Joshi: “Jo Bhaje Hari Ko Sada So Hi Param Pada Pavega”. “(…)Penso proprio che diventerà l’inno della scuola. Improvvisazione e slancio creativo sono di casa ad Hanuman!”. (Alan Bedin)

VASTU. La conferenza, la prima lezione interdisciplinare per Hanuman

Vastu è l’antica scienza dell’architettura indiana e ha lo scopo di sintonizzare edifici e persone in armonia con le leggi di natura. Sicuramente! Il prezioso intervento di Johan Burgher ha sancito un legame di due realtà uniche per la loro funzione culturale a Vicenza. Da Venerdì 27 settembre il Centro ‘QUI e ORA’ Spazi e Servizi in locazione accoglie ‘La Via dell’Ayurveda’ di Cinzia Conte e ‘Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana’. Un punto di riferimento in Italia per la crescita in arte musicale e consapevolezza. Un punto di vista diverso per capire come migliorare noi e la nostra vita In Natura. Dalla rilevazione delle griglie magnetiche e vene d’acqua con l’antenna Lecher ai principi fondamentali dell’architettura Vastu (…) la suddivisione degli spazi di una casa ideale e concepita secondo i ‘giusti’ principi. Un pubblico numeroso come prima serata: 60 tra musicisti, cantanti, architetti e persone’sottili’, curiose di conoscere da vicino l’esperienza trentennale dell’arch. dott. Prabhat Poddar, luminare indiano che ha messo a punto vari metodi e tecniche per correggere appartamenti, case e luoghi di lavoro, ad esempio neutralizzando gli effetti degli influssi negativi o dell’elettrosmog. Accorgimenti che – come la musica – agiscono a livello energetico. Al giorno d’oggi la maggior parte degli edifici è costruita in modo non corretto, fattore che può ripercuotersi negativamente sulla salute, sulle relazioni interpersonali, sul benessere, sulla resa creativa degli occupanti.

P.S: Anche se sembra strano, in caso di malesseri persistenti (ad es. disturbi come insonnia, tensione e stanchezza al risveglio, mal di testa, malattie croniche, dolori articolari e muscolari, mancanza di concentrazione, incontinenza) sarebbe bene far analizzare la propria casa. Le radiazioni del campo geomagnetico possono infatti, tra l’altro, influenzare anche le nostre funzioni corporee. (C.Conte)

Maggiori info sito: www.vastuandmore.com

 

Alan Bedin. L’Agricoltura Monte Pantaleone chiede un nuovo repertorio per villa Manin in Friuli Venezia Giulia.

Sabato 14 settembre 2019 nel parco della Villa Manin a Passariano di Codroipo. Nel parco storico più grande del Friuli Venezia Giulia è ritornato anche quest’anno l’evento “Nel giardino del Doge Manin“, un appuntamento ormai fisso e da molti atteso che non solo offre il meglio del florovivaismo oggi sul mercato italiano, ma regala occasione di confronto e di svago anche a chi sente di non avere un pollice sufficientemente verde. La novità di questa edizione è stata rappresentata dall’ingresso delle arti. Il progetto di Alan Bedin ha condotto il pubblico serale alla scoperta dell’origine della canzone d’autore italiana con una performance del parco all’ora del tramonto. “(…) Tutto è nato da una telefonata con il coordinatore dell’evento Giancarlo Carena. Direi uno staff molto chiaro e disponibile. Le idee molto convincenti sulla manifestazione e sul tema dell’undicesima edizione: le Radici. Il collegamento è stato immediato e la richiesta della direzione artistica al trio, tempestiva. La compilazione della serata doveva contenere il brano ‘Radici’ del 1972 composto da Francesco Guccini. Bedin-Ponchiroli-Sella per la struttura del brano non avrebbero mai pensato di proporlo nel loro live, ma se il portrait della serata poteva in qualche modo differenziarsi e portare delle novità perchè no?! E di risposta visto il periodo di composizione e preparazione per il nuovo lavoro, il repertorio è stato ulteriormente arrichito con un altro nome del cantautorato italiano. Forse il più grande, forse il più controverso, forse il più strano. Piero Ciampi.

S.Sebastiano. La Voce liberata di Alan Bedin incontra la musica di Cristiano Fracaro per lo spettacolo EPOCHÈ

EPOCHÈ viaggio immaginario nelle Metamorfosi di Ovidio
Sabato 12 ottobre ore 21.00 Kitchen Teatro Indipendente via dell’Edilizia 72 – 36100 Vicenza
Due danzatrici stanno allestendo la scena, giocano tra loro, provano un passo di danza a due, passano ben presto dalla complicità alla competizione, dal gioco alla prevaricazione reciproca. Ma l’entrata in scena di una figura antica le condurrà in un percorso fatto di domande, disappunto, riflessioni sull’abitudine, la pessima abitudine di prevaricare, etichettare, sminuire gli altri, spesso sotto l’ala nera dell’invidia, sempre sotto il fango del pregiudizio. Uno spettacolo incalzante tra classico e contemporaneo, in cui la narrazione e la danza si fondono in un equilibrio continuo tra parole, corpi e musiche, su una scenografia fortemente evocativa.

NOTE DI REGIA Epochè, ovvero la sospensione del giudizio, è un viaggio immaginario nelle Metamorfosi di Ovidio, epifanie senza tempo delle caratteristiche umane, per inseguire e mettere in scena un’idea, al di là della primitiva fascinazione che ogni trasformazione porta con sé. Un’idea che grida e reclama  il diritto di ogni individuo ad essere visto per ciò che è nella ricchezza del suo essere. Un’idea che si chiede perché sia tanto difficile la sospensione del giudizio, o meglio del pregiudizio, e invece sia tanto facile e comune sparlare degli altri e spesso senza una ragione sufficiente. Le opere classiche ad ogni rilettura fanno sbirciare da nuove porte, magari non notate in precedenza, e sfiorano l’immaginazione con ali di quesiti sospesi nel vortice dei pensieri e delle evocazioni. In questo disorientamento senza risposte, a volte è sufficiente allungare una mano ed afferrare fra le dita un filo per seguirlo dipanarsi nel messaggio di cui è portatore. Questa volta il filo porta ad esaminare un comune modo di pensare che, serpeggiando capillare e predatorio, si è radicalizzato nella nostra cultura al fine di definire, incasellare, parcellizzare sempre più l’individuo, trascurando, deridendo o screditando le sue potenzialità e diversità. Un’ottica restrittiva dei diritti e delle identità della persona che resta incasellata in un’unica specificità, spersonalizzata, catalogata. Etichette sociali, ruoli paralizzanti, direzioni a senso unico, gabbie anguste in risposta a chi prova ad andare oltre il consentito, a chi vuole spostare in avanti i propri confini per affermarsi oltre ciò che si pensa il destino, cioè la società gli abbia riservato. Un raccapricciante e feroce gioco di Hybris e Nemesis per chi vuole determinare la propria vita, mettersi alla prova mangiando il frutto proibito. E quel filo d’intuizione afferrato fra le dita conferma che i testi classici ci costringono fortunatamente a guardare nell’attualità della nostra cultura contemporanea.

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Drammaturgia: Franca Pretto – Regia: Franca Pretto e Gianni Gastaldon – Coreografie: Marta Giovanna Tabacco – Musiche: Cristiano FracaroDisegno luci: Gianni Gastaldon con Franca Pretto, Marta Giovanna Tabacco, Margherita Zazzera – Costumi: Emanuela Lunardon “Atelier Essenziale” e Laura Bianchin – Vocal: Alan Bedin, Sabrina Turri – Riprese video: Eva Venzo – Foto di scena Silvana Gallio – Produzione: DODO s.a.s

1945-1979 Via Demetrio Stratos musicista-vocalista sperimentale.Cantare e ricordare l’Artista insieme alle stelle del Progressive Italiano

Scipione Castello, Sabato 3 agosto. Un giorno indimenticabile per la comunità del paese e per i musicisti impegnati a contribuire artisticamente al 20° Memorial di Demetrio Stratos. In una cornice medievale si è compiuto l’evento più  significativo in Italia per ricordare il grande artista ricercatore: una strada, una via a lui dedicata, un monumento e un concerto memorabile nel quale hanno partecipato i suoi compagni storici e i nuovi musicisti ispirati dal linguaggio musicale del gruppo Area International Popular Group. Insieme al gruppo ideato da Chicco Christian Capiozzo – Hommage à Area – sono saliti nel palco anche tre colleghi di Demetrio: Paolo Tofani, Ares Tavolazzi del gruppo Area e Mauro Pagani, Violinista performer storico della Premiata Forneria Marconi. Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio con una folla emozionata presente alle porte del cimitero – ora monumentale – per assistere all’inaugurazione della via dedicata all’artista. Accompagnati dalle Flautofonie amplificate da un curiosissimo tre ruote Ape, abitanti del luogo e musicisti da tutta Italia emozionati ad ascoltare le parole del sindaco, del sacerdote ‘rock’ e della moglie Daniela Ronconi che con la figlia Anastasia, levato il velo tricolore, ha scoperto la nuova targa: 1945-1979 Via Demetrio Stratos musicista-vocalista sperimentale. Dopo una cena conviviale nel parco del castello il gruppo – per la serata consacrato come Area Open Project – si avvicina sotto il palco e ascolta i ricordi, le riflessioni e i monologhi di Paolo Tofani dedicati a sua madre e all’amico performer Demetrio. Salgono in ordine sul palco: Chicco Capiozzo, Fabio Russo, Daniele Santimone, Milco Merloni e Alan Bedin cominciando con un travolgente preludio strumentale ed elettronico di Arbeit Macht frei, per poi proseguire con Giro tondo e altri brani. Per Luglio Agosto Settembre Nero e Cometa Rossa sale il bassista storico del gruppo: Ares Tavolazzi. L’energia della serata aumenta e il suono diventa protagonista, il pubblico in visibilio.  Si prepara a salire sul pulpito musicale un’altra stella del Progressive e Folk italiano, il Maestro Mauro Pagani per proporre al pubblico due brani del suo storico Lp ‘Mauro Pagani’, in ordine Europa Minor e L’Albero del Canto dove il gruppo Area aveva partecipato attivamente con Giulio Capiozzo e Demetrio Stratos. Una serata fantastica dove il pubblico e gli artisti hanno potuto interagire continuamente, partecipare attivamente all’evento, cantare insieme senza veli a voce sciolta da ogni inibizione Gioia e Rivoluzione. I volumi si interrompono con i piatti finali di Capiozzo, il Castello si è traformato nel tempio di Demetrio Stratos. Viva la Musica

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Whispers. Un reading al chiaro di luna per prendere a schiaffi il passatismo italiano

89e6ffba-7c26-4972-bfd9-929c90723d0bLa lungimiranza di Valeria del Villa 6 Sharing Bar di Thiene ha scombinato i piani degli ascoltatori. La scelta di offrire a Thiene un programma di readings e note sotto la luna nel parco di Villa Fabris. Infatti il 1° luglio è stato il primo appuntamento del calendario Whipers che durerà fino al 29 del mese. Ritorniamo a noi. Cos’è successo lunedì? Una performance futurista a cura di Alan Bedin, accompagnato dal pianista Marco Ponchiroli. Più esattamente: voce deliberata, parolibera, intonarumori, piano preparato e libertà, tanta libertà. Tutto è decollato da una decostruzione di un notturno di Chopin, da uno sfrontato intervento del performer Bedin dal pubblico (…) contro la tradizione e i Conservatori passatisti. Il Ponchiroli artefice sonoro risponde con cluster pianistici e note singole per svincolare l’ascoltatore da qualsiasi processo armonico e riconducibile ad esperienze d’ascolto passato. Fuori da tutti i possibili déjà-vu – o fenomeni psichici che centrino con dei ricordi o esperienze gli ascoltatori – i due performer si bloccano e si riaccomodano davanti ai loro strumenti con un altro punto di vista dimenticando il proprio ‘IO ARTISTA’.

IO FURURISTA! Un atteggiamento ancora vivo contro la tradizione, di ribellione artistica e di sprono per le nuove tendenze. La performance inizia con il vocista seduto comodamente in una sedia con il suo tavolino, con la sua lampada di stile per leggere il manifesto futurista e raccontare, spiegare le intenzioni del movimento creato dal grande F. T. Marinetti. Una continua interazione con il pubblico, un verbigerazione continua di parole ripetute per enfatizzare e preparare il pubblico attentissimo alla parolibera finale del Bombardamento di Adrianopoli. Nel frattempo il maestro Ponchiroli passava dal piano ad un I pad con i campionamenti dei piani preparati di John Cage. Il pubblico applaude alla fine della performance e ringrazia gli artisti per la lezione di vita. Riconoscono nuovamente il ruolo sociale dell’artista. .

Surya Namaskara: āsana per l’Hatha Yoga,svara per il Nāda Yoga. Quando il movimento e la sequenza musicale è un omaggio al Sole

I 108 saluti al Sole, Surya Namaskara: la serie di āsana e di movimenti per i praticanti di Yoga permettono di sfruttare l’energia solare nel momento della pratica. Diversi elementi si uniscono per raggiungere l’obbiettivo. Primo su tutti prāṇāyāma (esercizi respiratori), mantra (suoni vocali), mudrā (gestualità simbolica). Un grande gruppo di praticanti e allievi della maestra — hanno potuto manifestarsi accompagnati dal suono creato da Alan Bedin e Angelo Sorato. Harmonium, voce e bansuri hanno accompagnato l’intera pratica creando un ambiente sonoro unico e coinvolgente per il risultato finale dell’esercizio sia fisico che spirituale. Cantare e far cantare. Suono tradizionale con ricerca e improvvisazione, condivisione tra strumenti musicali e tensioni fisiche, tra risultati melodici e centri energetici dei corpi in movimento. Tutto immerso nel verde dei colli berici in Villa dei Nani, in zona Monte Berico a Vicenza.

Il programma è partito lieve con Japa Mala di OM GAM GANAPATAYE NAMAHA accompagnato dalla voce e il bansuri. La pratica dei 108 con la voce in Akār. Nel rilassamento finale il canto dolce dei Santi Nomi con il MAHA MANTRA, dolce e lento. Poi l’esplosione, con il mantra Om Namah Shivaya ritmato, forte con il coro collettivo. La chiusura del Kirtan con LOKAHA SAMASTAHA SUKHINO BAVANTU, un augurio di serenità, buona salute e armonia per tutti gli esseri viventi.

 

Abhinaya. L’espressione nel teatro-danza tradizionale dell’India ad Altavilla.

La Danza per raggiungere e comunicare il Rāsa, l’essenza dell’esperienza umana, le emozioni che governano la vita umana.

Dopo il succeso delle collettive Hanuman ha presentato il quinto incontro dedicato alla musica e alla danza indiana. Finalmente uno sguardo meticoloso con un evento a cura della ballerina, scenografa e didatta Sala Grau Nuria. Una giornata dedicata all’espressione del Teatro-Danza: una presentazione, una dimostrazione e una lezione pratica per i corsisti e per tutta la cittadinanza. Una vera e propria dislocazione dal Centro CUCA che ha ospitato tutte le altre giornate. Per questa grande occasione l’organizzazione si è trasferita presso l’Auditorium dedicato all’amico Nado – compaesano dell’ Ass. Hanuman – all’interno della bellissima biblioteca di Altavilla Vicentina. Dopo le lezioni e gli eventi intineranti – dedicati alla struttura melodica del Rāga e a quella ritmica, il Tāla – finalmente siamo arrivati a compimento, al raggiungimento del piano emozionale che prevede il mārga (la strada) delle discipline indiane. Il testo poetico che attraverso il gesto della Danza Bharatanatyam si trasorma in Rāsa, in varietà di sentimenti, emozioni che gli umani provano l’uno con l’altro o con una divinità. Un evento unico dove corsisti e pubblico presente ha percepito come può avvenire una recitazione di un verso da parte di una danzatrice: dal suo corpo, dalle sue mani, dai suoi occhi.  Risultato strabiliante, affascinante.
La giornata poi è proseguita con una festa al Tavernacolo in Via Rossini. La selezione musicale di 60s Indo Jazz a cura di Alessio Berto con le sue rarità in vinile direttamente da Londra.