La memoria entra in Area con Hommage

Ricordando Stratos e compagni oggi a Castello di Arzignano [Domenica 11 Settembre 2022 Il Giornale di Vicenza, Stefano Rossi]

Alan Bedin, Fabio Russo, Milco Merloni, Christian Chicco Capiozzo, Daniele Santimone

Sono passati esattamente 48 anni dallo storico concerto del 22 giugno 1974 degli Area ad Arzignano, tenutosi allo stadio Dal Molin per la Rassegna di Musica Pop d’Avanguardia. Il gruppo, tra i simboli più innovativi e sperimentali della nostra controcultura, ha lasciato senza dubbio un segno indelebile nella storia della musica italiana (e non solo). Ma anche nella memoria di chi, quel 22 giugno, era a vedere quel concerto. Ben netta era, all’epoca, la divisione tra
generi musicali “tradizionali” e il rock (in questo caso sperimentale) che stava sempre più prendendo piede.

Il Giornale di Vicenza, Arzignano Domenica 16 giugno 1974

E adesso quella leggenda ritorna proprio ad Arzignano,al Castello, domenica 11 settembre alle 21 (ingresso gratuito), grazie alla formazione Hommage à Area, band voluta da Christian Capiozzo (batteria), figlio di Giulio che fu tra i fondatori degli Area. Con lui sul palco ci saranno Daniele Santimone alla chitarra, Fabio Russo alle tastiere e synth Arp Odyssey, Milko Merloni al basso e, dulcis in fundo, il cantante vicentino Alan Bedin (voce ed effettistica). Quest’ultimo ormai da anni segue le orme, sia dal punto di vista artistico che
storico, di Demetrio Stratos, tanto da essere interpellato alcuni anni fa dal curatore della collana “Prog Rock Italiano” della De Agostini, Guido Bellachioma, a partecipare al coordinamento tecnico per la pubblicazione di “Demetrio Stratos, Live”, con la registrazione di una serata che Stratos tenne il 4 febbraio 1979 al Teatro San Leonardo di Bologna che era stata appena ritrovata. Nel corso del concerto odierno ad Arzignano verrà proposto un repertorio rappresentativo del gruppo, con tutti i cavalli di battaglia della
band: “Luglio agosto settembre (nero)”, “L’elefante bianco”, “La mela di Odessa”, “Cometa rossa” solo per fare qualche esempio. Christian Capiozzo, cresciuto al fianco di tale padre batterista, si è messo in luce sin da giovanissimo per la diversa concezione di intendere lo strumento, in maniera non solo ritmica ma anche melodica. Un musicista versatile che si inserisce nei diversi generi musicali con personalità; compositore a sua volta, ha all’attivo diversi dischi come leader e come session man. Ma ha sempre, comunque voluto rendere omaggio al padre e a quella creatura, gli Area, che aveva fondato
con altri sognatori, che avevano percorso strade innovative e sperimentali in un periodo assai fervido anche per il panorama musicale italiano. Il batterista, però, voleva esprimersi in un contesto musicale senza confini, andando oltretutto controcorrente rispetto al mercato discografico dell’epoca.

L’intesa con la label giapponese Ultra-Vybe, Inc firma in esclusiva la rinascita di Artis Records

La distribuzione giapponese dei titoli italiani d’avanguardia seguiti da Alan Bedin di Hanuman e dalla fondamentale collaborazione tecnica di Nicola Frigo e il suo Haunted Studio

L’amicizia prima di tutto. Quella tra me e i due Mr. Tisocco… per essere precisi il rapporto con Erik Alfred con il quale ho sollevato dopo anni di silenzio il glorioso catalogo sempre-verde della Cramps Records con la gestiosa meticolosa di Cramps Music. Dal grande lavoro di gestione editoriale e amministrativa da parte di E.A. alla rivalutazione dei titoli, delle copertine, del cartaceo, del supporto fisico (dati non scontati in quest’epoca digitale). Poi degno di nota il rapporto artistico con Gianalfredo, in arte Alfredo Tisocco che con altri miei Maestri internazionali è stato un grande esempio artistico ed umano: la conoscenza e la comprensione della musica contemporanea, la consapevolezza dell’arte dell’improvvisazione e dei sistemi di visualizzazione della nuova semiografica. Poi la collaborazione insieme per dei concerti di Opus Avantra in Italia, Est Europa e Giappone. Ecco fermiamoci sul Giappone! Quest’anno un mossa molto rilevante per il catalogo Artis Records, divisione di Cramps Music: Shin Katayama produttore musicale, regista, A&R e scrittore musicale giapponese principalmente di prog rock e musica italiana ha condiviso e manifestato apertamente con Alfredo Tisocco la sua stima e considerazione per il gruppo Opus Avantra e per la vivacità ed esuberanza artistica espressa nelle opere pianistiche in solo che ha sempre contraddistinto Alfredo nel panorama italiano contemporaneo. Da lì la scelta discografica! Riproporre i titoli indimenticabili del gruppo Opus Avantra e in esclusiva internazionale l’ultima opera del gruppo di Alfredo e Donella Del Monaco.

Poi la stampa dei titoli di Alfredo Tisocco – da Kátharsis la sua discografia ha da sempre contraddistinto il catalogo della Artis Records: Ritagli d’anima, Ballet Collection, Le Grand Verre, Ferrofania, Unica Zurn riproposti per la prima volta  in paper sleve dalla Strange Days Records nel 2008. Da qui l’esigenza di riprendere in mano le perle musicale dell’archivio storico nascosto di Alfredo, intendo le sue bobine, i dat ma specialmente i floppy disk (…) infatti molto materiale di Alfredo era stato salvato personalmente da lui (compositore – esecutore – performer – improvvisatore) durante i concerti oppure durante i suoi studi in solitaria con il suo piano a coda attraverso il primordiale e originale sistema Disklavier™, un punto d’incontro tra maestria, manifattura e tecnologia dalla fine degli anni ’80. L’unico pianoforte a possedere un sistema di riproduzione completamente integrato e che ha permesso al nuovo team tutto italiano (Alan Bedin, Hanuman aps + Nicola Frigo di Haunted Studio) dopo anni – esattamente 30 – di riprendere i files midi e rielaborarli salvandone il suono originale o ricreandolo in studio insieme all’artista salvaguardandone le tensioni, la velocity del tasto in quanto la pressione dei martelli sulle corde, che a sua volta cambiava il tono e il volume del suono. Un lavoro meticoloso di rispetto per la musica e di conseguenza al suo senso. Un concetto nuovo di salvataggio artistico, di diffusione culturale che per ora ha colto nel segno l’aspirazione e il desiderio del territorio giapponese.

Un anteprima sui nuovi titoli, certi già usciti per la Solid Records con distribuzione Ultra-Vybe, Inc: Studi Enefonici e Atmosfere & Armonie; poi i nuovi titoli dove ho curato il contenuto audio con Andrea Ferigo e le grafiche personalmente – coinvolgendo il mio giovane allievo+amico Filippo Ferrari – utilizzando le sue creazioni, tele realizzate in tecnica mista per i titoli del musicista. Ecco i nuovi cd in arrivo: Le Sonate (doppio cd), Musica Terapia dell’inconscio, Stelle e Comete.

Vicult: Alan Bedin. Il Maestro della Voce berico

[Vicult, 17 febbraio 2022, Marco Ghiotto]

Valmarana, ora del tramonto. La valle sottostante pare un presepe. Immobile, silenziosa e puntinata di luci colorate. Gli alberi nel boschetto si stagliano verso la sera incipiente. Campane tubolari risuonano mosse da un vento leggero. Alan sorride e ci dà il benvenuto nel suo mondo. Da qui, messere, si domina la valle. E si dominano anche molti inutili orpelli di una modernità che Bedin rifugge. Ma senza lo snobismo di chi non partecipa al circo contemporaneo, ma con la calma e la serenità di chi semplicemente ha trovato la sua dimensione. Ed è una dimensione di comunione con corpo e spirito, innanzitutto una scelta naturale di valori.

Alan Bedin. Studio-casa Hanuman a Valmarana (VI)

Il percorso che Alan Bedin ha intrapreso negli ultimi anni, sposa spiritualità a musica, insegnamento a collaborazioni, comunità a ricerca personale. Un punto di arrivo (che non è mai una fine) dopo anni e anni di musica. Di lui si può infatti dire sia una vecchia volpe della scena vicentina. Fu voce solista nei “Sinergia”, più di vent’anni fa. Un collettivo che proponeva una miscela di prog, beat italiano e una sezione fiati spettacolare. Vinsero un “Sanremo Giovani” e pubblicarono un album “Mr. Freud” in cui classicità e ricerca cercavano una strada comune. Poi ci furono i lunghi anni in Cramps Records come direttore artistico. Attraverso la storica etichetta, Alan approfondisce l’amore puro per artisti come Demetrio Stratos o John Cage e per la scena prog italiana anni settanta. Un modo alternativo di concepire il progetto musicale, un approccio più intellettuale e filosofico. Le collaborazioni sono tantissime: Paolo Tofani, Ares Tavolazzi, Mauro Pagani, il gruppo d’avanguardia Opus Avantra. Poi viene l’esperienza de Il Magnetofono, trio jazzy italiano di  musica d’autore, con il quale ha realizzato più di 300 concerti. Ma per la biografia vi rimandiamo al suo sito. Quello che conta è il qui ed ora, e si chiama “Hanuman”: scuola di musica e danza indiana. Entriamo nel suo studio, ci togliamo le scarpe, vediamo le immagini di Krishna sulle pareti. Ci sediamo.

Alan Bedin, Mauro Pagani. Hommage à Area, Cometa Rossa
Alan Bedin e Mauro Pagani. Ghironda e violino per il tributo di Demetrio Stratos

Alan Bedin è un calmo fiume in piena. La passione e la gioia lo rappresentano. Non è il freak che ha trovato la religione indiana come stile di vita anticonformista o per nostalgia hippy o per emulare George Harrison. La ricerca di Alan è stata spontanea, ed è partita dalla musica, anzi, dalla voce. E da una sorta di classicismo legato alla storia dei gruppi della grande stagione del pop italiano. “Ristampare prog adesso è fare diffusione culturale, è riprendere due grandi scuole della musica italiana, è diffondere la storia dell’arte. Vi era un tempo in cui l’avanguardia in musica univa le culture più alte in maniera sinergica. Pensiamo solo alle Stelle di Mario Schifano. Successivamente nacquero due grandi scuole: il conservatorismo e la scena contemporanea avanguardistica o acusmatica, ed in questo, la voce italiana non anglofona ha portato uno strano effetto”.

Alan Bedin, Paolo Tofani, Christian Capiozzo. Area Reunion, Milano

Prosegue Alan:” l’Italia è tra i paesi in cui l’importanza della contaminazione delle arti ha avuto maggiore cittadinanza. E in particolar modo il mondo rappresentato dalle arti orientali. Nella musica orientale (musica modale orientale) non c’è più l’armonia, quel che vince è la melodia perché se una nota è continua e non ci sono più accordi, la voce diventa totale. La cultura sta cambiando. La musica più antica sta diventando moderna. Un retaggio che viene da Scelsi, Berio, dalla musica circolare, e che si collega alla musica indiana ciclica e rotativa. Il concetto chiave è quello di bordone, in cui si creano degli intervalli (raga) da noi dette “identità musicali”. Non c’è ego. Non conta affatto sapere quante note fare, quel che conta è sapere quali fare”.

Partho Sarothy, allievo di Ravi Shankar e Alan Bedin. Hanuman La Scuola di Musica e Danza Indiana, Vicenza

“Sono partito dal futurismo, dal rumore, da Marinetti e Pratella; Daniele Lombardi mi ha ufficializzato come futurista. Andavo a studiare la declamazione futurista. Ho capito che quello che mi interessava era arrivare al suono, all’essenza, al totale. Oggi qui da me vengono persone da tutta Italia per vivere una full immersion di musica italiana a capire l’arrangiamento delle diverse strutture. Ma lo trovi anche nel rock. Gente come PJ Harvey o Bjork o i Radiohead, tutti hanno studiato musica indiana. Per non parlare di Terry Riley o di Philip Glass”.

Mel Collins (King Crimson), Alan Bedin. Festival Vama Veche, Mar Nero

“Siamo imprigionati dalla triade dei soliti accordi, mentre senza alcun accordo e con una sola nota riusciamo ad essere liquidi, fuori dal sistema temperato e cromatico, e in questa liquidità io insegno. La laringe si rilassa, vi è un aspetto fisiologico fondamentale che porta la persona come “dentro” al suono per diventare alla fine più sensibile. Il cantante è lo strumentista più importante perché, se ci pensi, tutti gli strumenti cercano la voce. Ma chi strumentalizza la persona umana? Lo yoga, il nada, lo studio del suono. Immergersi in tutto questo è trovare l’essenza”.

Alan Bedin, Hare Krishna. Un sorriso infinitamente affascinante. Centro per la diffusione dello Yoga A.s.d. Scuola di Yoga Integrale – Metodo SãgarYoga®, Toscolano Maderno, Brescia

Fin dai tempi dei Sinergia, Bedin era interessato al bordone e alla voce come elemento principe. La dedizione verso Demetrio Stratos si sposava già con la passione per strumenti come la ghironda. Il suo percorso, se letto in successione, è lineare e coerente. Dal prog a Stratos, dal canto armonico ai raga, quindi all’India ed il suo mondo, e la sua religione. Dal punto di vista spirituale, Alan ha sposato la cultura hare krishna come forma della spiritualità indù. “Percepisco ogni divinità come forma musicale. Esiste una corrispondenza nella trimurti indiana (Brahma, Vishnu e Shiva) come le tre fasi in cui si crea, si conserva e si distrugge: questa dimensione mi fa scoprire sempre cose nuove”. “Quel che dico sempre ai ragazzi a cui insegno è: non suonare per te ma suona per il suono, la musica esiste e usa il tuo corpo per rivelarsi. Sento molto la tradizione della scuola orale, dell’insegnamento da maestro ad allievo. Ho 40 studenti in tutta italia. Tutti arrivano qui a Valmarana e la amano, ne conoscono la gente e le anime. Uso il sistema della musica indiana insieme a quello occidentale. Ho un mio metodo, che spiego in un libro che uscirà a breve.”.

Alan Bedin e il suo Sur Saji Tarang costruito dal maestro liutaio indiano Dharmapal Kedar di Mumbai, India

Non solo India nella vita artistica di Alan Bedin. È consulente artistico della Artis records. Ha curato la guida definitiva all’ascolto per un vinile inedito di Demetrio Stratos pubblicato da De Agostini. Ha un progetto che comprende le ristampe di alcuni titoli del catalogo Cramps. In Giappone ha pubblicato gli Opus Avantra nel cui ultimo disco, tra l’altro, compare anche lui insieme a Tony Esposito. Sta lavorando ad un suo disco in italiano, cantato, in cui unire il pop all’India. Ha una pubblicazione all’orizzonte a nome “Vīra” (sanscrito per “coraggio”) di musica totale con musicisti indiani e italiani. “Sono un figlio del suono. Non c’è suono che il cervello non sappia riprodurre se almeno una volta l’ha sentito. Il suono cura il corpo. E lo so bene, visto che insegno suonare la voce partendo dalla respirazione funzionale fino al canto moderno contemporaneo, nāda yoga. Usare la propria voce e non voler somigliare a qualcun altro. Non si canta ‘come’, ma ‘perché. Non serve il pezzo di carta, serve l’anima. Serve usare la propria voce e non voler somigliare a qualcun altro. E non serve il pezzo di carta, serve l’anima. Alla fine la mia vita è il mio lavoro”.

Opus Avantra rinasce in Oriente. Voce, tarang indiano, e arrangiamenti elettronici per il nuovo titolo dedicato a Venezia.

Copertina del cd “Loucos. Nel Luogo Magico” ©2021 Artis Records

Alan Bedin editing, arragiamenti elettronici, acusmatica, Sur Saj Tarang®, voce e testo in “Venezia e il mare”, “Visione Aliena”, “Danza della Luce”,“Lido Promenade”

Gli Opus Avantra  tornano con  Loucos – Nel Luogo Magico. Esce per Artis Records [Cramps Music srl]  Loucos. Nel Luogo Magico , il ritorno alla discografia del nucleo storico degli Opus Avantra capeggiati dalla voce inconfondibile di Donella Del Monaco  e dai virtuosismi di Alfredo Tisocco al pianoforte e alla composizione, fondatori con Giorgio Bisotto, il filosofo del gruppo, che, anche se ci ha lasciati prematuramente, è presente oltre che con il suo grande spirito artistico, con la sua voce registrata.

Con loro l’altro fondatore, Renato Marengo, sin dall’inizio alla produzione, esattamente come 48 anni fa. L’album, Loucos che uscirà in digitale contemporaneamente in Giappone (lic. ULTRA Vybe Records), in Italia e su tutte le piattaforme internazionali, verrà a far parte di un corposo Box (a tiratura limitata nel primo semestre 2022). Il box, oltre a questo suggestivo lavoro conterrà altri quattro storici album, per un totale di cinque, di questo gruppo che è nato come movimento musicale prima ancora che come progetto artistico: Introspezione (1974), Lord Cromwell (1975), Strata (1977-89 ) e Lyrics (1995) . 
Gli Opus Avantra, nel loro magico connubio fra avanguardia e tradizione così radicalmente scritto nel loro nome, mescolano anche oggi in questo loro nuovo lavoro mondi vicini e lontani: classica, contemporanea, jazz, rock, tradizione ed etnica. Come recitava l’attualissimo Manifesto scritto in quel “vicinissimo” 1973:”Il nostro insieme musicale nasce da una esigenza di superamento dello stato di impasse in cui si trova il mondo musicale oggi. Possiamo infatti constatare che il mondo musicale, oggi è suddiviso in vari settori fra loro incomunicabili, legati alle stratificazioni socio culturali. Tale pluralismo tende a riprodursi, provocando situazioni sempre più mistificanti in quanto evitano di risolvere la frustrante condizione attuale di atomizzazione dell’individuo. (…) Senza negare la validità di certa musica contemporanea (ma anzi recependola) né i tentativi di alcuni gruppi pop, (ma anche senza nessun complesso verso le esperienze) la nostra si rivolge insieme al recupero di quel rapporto fondamentale e imprescindibile fra arte e popolo”.
Proprio in questa prospettiva fra gli artisti che gravitano attorno al canto di Donella Del Monaco e alle tastiere di Alfredo Tisocco troviamo musicisti, di ieri e di oggi, solo pregiudizialmente tanto lontani fra di loro: c’è infatti il ​​ritorno di Tony Esposito con le sue percussioni ei suoi suoni che, già negli anni ’70 aveva una fortissima virata verso la significato, un ritorno che ci ricorda quanto sia breve la distanza fra Venezia e Napoli, due città di mare, due popoli di naviganti prede di corsari e saraceni, una vicinanza che spalanca le porte ai ritmi sincopati dal sapore balcanico e assieme al martellare impetuoso dei tamburi e delle tammorre afro napoletane. 
E c’è anche Claver Gold che rappa poeticamente assieme a Donella e conduce inevitabilmente il progetto verso i suoni dell’oggi. E poi c’è la fondamentale collaborazione di Alan Bedin alla voce e al tarang indiano, agli arrangiamenti elettronici molto attuali, che ha messo le sue mani esperte anche nei missaggi curati da Nicola Frigo e da Stefano Bruzzolo. E il flauto, sempre perfettamente in bilico, assieme anche al sax, tra classico e rock di Mauro Martello. E ancora altri solisti d’eccezione alcuni dei quali già da tempo, come Mauro, con Donella in Opus, come Laura Balbinot al violoncello e Damiano Bacchin al violino, Pietro Bertelli e Valerio Galla alle percussioni, Mirko Satto alla fisarmonica , Andrea De Nardi al basso e Synt. Ma in questo Loucos vi è pure un grande rinforzo alla zona classica che percorre un po’ tutto il disco, con l’Evolution Tempo Ensemble diretto dal maestro rumeno George Natsis e la formazione di archi Passione Cvartet di Bucarest, spesso sul palco con Tisocco. Molteplici i filoni che si incontrano in questo lavoro: c’è l’amore incondizionato per Venezia e per la sua Laguna ben presente in tracce come Nel Luogo Magico , Canto VenezianoVariazioni Venezian e, Riflessi d’Acqua , Ballata sulla Luna , Venezia e il mareLido Promenade e Danza della luce . Giorgio Bisotto, come si diceva, in questo nuovo disco degli Opus Avantra è presente in voce con il brano Aisha Intoccabile un suo racconto vibrante che narra dolorosamente di un evento drammatico e di bruciante attualità che lo segnò profondamente quando, “per pene d’amore”, si era arruolato nella Legione Straniera: là in Algeria aveva scoperto la tenerezza segreta per una giovanissima algerina, Aisha, che fu barbaramente uccisa dalla sua stessa famiglia a causa della sua fuga da un marito imposto e non proprio voluto, dopo aver realizzato la fuga presso la foresteria della Legione. Centrale l’omaggio, sempre in sintonia col Movimento musicale, a due grandissimi della musica come Riz Ortolani e Cesare Andrea Bixio. Il primo, Ortolani, con il coraggioso riarrangiamento di Now And Then, uscito con un bellissimo videoclip già al Mei di Faenza, che vanta gli inserti di Claver Gold. Il secondo, Bixio, con la rilettura personalissima, con un suggestivo preludio al pianoforte nell’interpretazione di Paolo Troncon, di Cette chanson si tendre, un brano in francese scritto negli anni ’30 da CA Bixio proprio per la celebre soubrette francese Mistinguett. Poi ci sono i momenti intimi e raccolti come, oltre alla stessa Cette chanson si tendre : Tempo InfinitoAisha intoccabileThe Last SkyPrima o poi ricorderaiVisione Alien a e Soft memory Tango .
Le foto di copertina e del libretto sono del fotografo veneziano Marco Sitran.
Profondo, oggi come allora, l’obiettivo di poter cambiare il mondo grazie alla musica che, molto oltre l’essere piacere e bellezza, sa entrare nelle fibre della memoria e divenire un elemento identitario di una persona o di una generazione o di un popolo. Oggi questo anelito al cambiamento è scritto proprio fra le righe dell’omaggio alla Laguna di Venezia dove trapela un monito che vuole ricordare la fragilità dell’eco-sistema che si sta manifestando su tutto il pianeta. Ora l’intera Umanità non ha più tempo, deve agire responsabilmente per rispettare la Natura con l’uso dell’Energia verde rigenerabile, a difesa dell’Aria che respiriamo, dell’Acqua che beviamo, della Terra che ci nutre con i suoi frutti e del Fuoco che ci dà l’Energia per la Vita.

Guida all’ascolto per l’inedito: Demetrio Stratos, Concerto al Teatro San Leonardo. Bologna 4 febbraio 1979

[(c)Alan Bedin 2021, coord. artistico e performativo. Guida all’ascolto realizzata da Alan Bedin per l’inedito di Demetrio Stratos, collana in vinile “Prog Rock Italiano”, De Agostini]

Come espresso da Aldo Colonetti in una pubblicazione della Cramps curata da Gianni Sassi, possiamo definire il percorso di Demetrio come una ‘trasgressione consapevole’ quell’essenza che costruisce la grande regola delle espressioni artistiche del 900’. Il suo essere poliglotta, l’approccio estremo al ‘rumore-suono’ lo ha predisposto a conoscere da vicino la musica classica indiana, iraniana, cinese. Quindi prima l’identificazione e poi l’assimilazione della qualità proiettiva delle cavità risonanziali (risonatori), elementi fondamentali per differenziare la struttura spettrale armonica delle strutture vibranti del cantante. Il carattere multifonico di Stratos si accosta alla tradizione centroasiatica ed è connesso a tecniche di spostamento dei rapporti morfovolumetrici all’interno della bocca durante l’emissione di un suono nasale continuo (N). Quindi la sovrapposizione di vocali continue che cambiano in continuazione, allo stesso modo le stesse declinate con più interpretazioni grazie alla lingua (L) in movimento all’interno della bocca, agile nel palato duro come un dito di un musicista sulla corda del suo strumento.

Illustrazione di Osvaldo Casanova in esclusiva per alanbedin.com

Lato A 0 – 4’02”
VOCE LIQUIDA
Iprotusione e arrotondamento del fonema vocalico (U) + (I)
Passaggi di avvicinamento (U) e allontanamento (I) delle commissioni labbiali
Realizzazione del fonema consonantico (L)
Passaggi da suono dentale a alveolare (condizione di riposo) a palatale (dorso linguale)

Le prime cinque tracce di questa pubblicazione sono originariamente custodite in un unico nome: Investigazioni (Diplofonie e Triplofonie). Il coordinamento artistico ha volutamente suddividere in titoli la prima parte della performance per valorizzare a pieno le diverse tecniche e atteggiamenti vocali dell’Uomo Voce. La sua capacità compenetrata in una struttura fisica predisposta a produrre suono è il vero rapporto organico tra sistema fonoarticolatorio e strumentazione sonora. Uno strumento non meccanico ma vivo, riscaldato dal sangue mediterraneo che scorre in un gigante della storia della musica sperimentale internazionale. In questa prima traccia D. orienta l’ascoltatore presentando il suono vettoriale che si ottiene emettendo un suono nasale di base (N) e realizzando ‘sopra’ un  liquida ( fonema consonantico L) ottenendo all’ascolto un armonico, quindi una polifonia.

Lato A 4’05” -5’25”
VOCE RISONANZIALE
D. intervalla l’ambiente sonoro realizzato fino ad ora con la sua bocca aperta proponendo al pubblico un nuovo suono fondamentale di origine nasale, ma su un registro più alto. La sua attenzione si pone a non utilizzare le labbra, ma bensì variare il suono in uscita attraverso lo sfintere velo faringeo. Con una valvola fisiologica riesce modificare, intervallare.

Lato A 5’27” – 7’29”
VOCE VETTORIALE CON MOTO MELODICO
Realizzazione del bordone: fono allofono (ŋ), suono nasale (N)
Introduzione e produzione di varianti combinatorie del velo palatino dalla radice linguale (G)
Moto melodico e ritmico mantenendo una posizione di protusione labiale in fonazione (U,O) diversificando l’uscita del suono dalla bocca con una semi-occlusione in movimento, avvicinando e allontanando il labbro superiore da quello inferiore.

Come nella prima traccia D. trattiene il suono nasale N e una posizione persistente con le labbra in fonazione. Con un suono bordone (base) tra U e O introduce un secondo armonico ma stavolta coinvolgendo il velo palatino, esattamente con il fonema G mette al lavoro la radice linguale. Il suo essere poliglotta gli permette di conoscere e utilizzare consapevolmente dei suoni nuovi, scrupolosamente con un fono allofono (ŋ) riesce gestire miscelando contemporaneamente la cavità del naso e della bocca. In maniera rilassata compone un moto melodico e ritmico avvicinando e allontanando le labbra. La struttura spettrale armonica del cantante sta assumendo un carattere multi fonico. Il pubblico comincia assimilare un nuovo modello di fonazione, un ambiente acustico innovativo, primigenio, legato alla tradizione centroasiatica.

Lato A 7’32” – 9’06”
MICRO ORCHESTRAZIONI, enviroment difonico
Reclutamento e costrizione della laringe superiore durante l’inizio della fonazione (I,U) per arricchire di suoni armonici la vibrazione primaria.
Variazione dell’onda sonora in uscita creando una ulteriore cavità di risonanza dopo le labbra (prolungamento tratto vocale) accostando i palmi delle mani alla bocca imitando un’ocarina, alterando e ampliando di conseguenza la formante del canto
In posizione di protrusione labiale in fonazione (U,O) diversificando l’uscita del suono dalla bocca con una semi-occlusione in movimento, avvicinando e allontanando il labbro superiore da quello inferiore.

La consapevolezza dell’arruolamento delle proprie cavità risonanziali, l’uso prestabilito delle vocali e consonanti con la giustificata respirazione ha permesso a D. di raggiungere risultati ed effetti eccezionali, che non devono esser visti come un risultato, ma preferibilmente come stimolo e punto di inizio per la nuova ricerca vocale. Acusticamente in questa traccia (fisicamente parlando), la monodia viene polverizzata dalla demoltiplicazione dello spettro acustico (difonie, triplofonie,quadrifonie dalle armoniche), ma spiritualmente assistiamo ad una forma di sacralità dove tutti noi ci intercaliamo, ci conosciamo e ci emozioniamo. Oltremodo questa tecnica da un punto di vista scientifico i suoi risultati sono stati a dir poco entusiasmanti sviluppando prima l’interesse e poi la collaborazione del CNR di Padova contribuendo alla stampa di due pubblicazioni scientifiche, elogio alla sua capacità di ampiezza vocale e forma d’onda purissima. In questa traccia la costrizione della laringe superiore durante l’inizio della fonazione (I,U) rende la sua voce ricca di suoni armonici creando un effetto di stratificazione. In conclusione della performance D. varia l’onda sonora in uscita prolungando il tratto vocale dopo le labbra accostando i palmi delle mani alla bocca e – come un ocarina – ‘suona la sua voce’ con le dita ampliando di conseguenza la formante del canto. Inoltre su una fondamentale varibile esegue note ravvicinate (non appartenenti al sistema temperato) destabilizzando l’ascoltatore dagli abituali intervalli melodici. Oltre aver presentato questa tecnica africana egregiamente sul suo ultimo disco realizzato con il gruppo Area (1978 Gli Dei se ne vanno,gli arrabbiati restano. Ascolto 1978) ricordiamo la sua intervista-lezione sul video “Suonare la Voce” uscito in formato VHS con Cramps Records nel 1994.

Lato A 9’09” – 13’04”
Voce pulsionale e simpatetica
Realizzazione del bordone: fono allofono, suono nasale (ŋ)
Varianti combinatorie alternate velocemente di movimenti velari (G) con la radice linguale (base lingua) con la finalità di produrre risonanza all’interno della cavità buccale

D. nei suoi interventi conferma la sua abilità nel mantenere la frequenza fondamentale della voce assolutamente stabile decidendo poi con precisione su quale intervallo intervenire con un 2° suono. Su questa traccia attraverso varianti combinatorie di movimenti velari (G) con la base della lingua riesce generare dei suoni brevi, corti quasi percussivi all’interno della bocca cambiandone la tonalità e il timbro attraverso la risonanza, l’apertura della bocca. Nelle sue spiegazioni prima di questo frammento, attraverso rappresentazioni visive o metafore, forniva sempre all’ascoltatore gli strumenti per conoscere e intraprendere la sua tecnica come qualcosa di raggiungibile. Ricordiamo l’espressione figurata ‘palline da ping pong che ‘battono sulle pareti scelte a monte’ all’interno del box laringeo. Input celebrali che generano suoni che per simpatia entrano in risonanza all’interno della bocca, quasi per comprovare le teorie trattate nei suoi seminari universitari (la teoria neurocrassanica e mioelestica sulla voce).

Lato A 13’06” – 14’43” Parole di Demetrio Stratos

Lato A 14’45” – 17’15”
Criptomelodie infantili
Ollèdnurìd nurìd nurìd olletsàc leb ehc am

Tecnica di Mirror speaking (fonazione ingressiva, cantare all’incontrario)
Vocal fry inspiratorio. Suono realizzato da vibrazione cordale prodotta in ispirazione
Mix Articolatorio labbiale, esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici
Abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale

Lato A 17’17” – 19’46”
Criptomelodie infantili
ma che bel càstello dìrun dìrun dìrundèllo

Tecnica di Mirror speaking (fonazione ingressiva, cantare all’incontrario)
Vocal fry inspiratorio. Suono realizzato da vibrazione cordale prodotta in ispirazione
Mix Articolatorio labbiale, esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici
Abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale

Diciamo tra i frammenti più entusiasmanti del suo concerto per ‘bocca solista’contenuto in questo documento. Precisamente per la tecnica di mirror speaking, infatti D. non si accontenta di leggere all’incontrario le parole ma ricorre ad una fonazione ingressiva, realizzando il suono dalla vibrazione cordale… inspirando. Un gioco azzardato ma intrigante come quello dei bambini che – ancora inconsapevoli del loro sistema fono-articolatorio – parlano e ridono inspirando. Una melodia di un tema famossimo della nostra infanzia, un’essenza cristallizzata ma espresso in negativo nella pellicola dei nostri ricordi. ‘olletsàc leb ehc am’: l’esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici, il consapevole abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale. Arte! Poi il gioco del Maestro si rende più affascinante con l’ascolto del nastro all’incontrario nel riproduttore sopra il tavolino: ‘ma che bel castello’. Tutto ritorna! Abbiamo riscoperto una voce che avevamo perso! La traccia per la prima volta è stata straordinariamente registrata allo Studio Sciascia Rozzano di Milano nel 1978 per il suo secondo lavoro solista ‘Cantare la voce’ marchiato Cramps Records. Un disco degno di esempio contenuto nella collana ‘Nova Musicha’, (esattamente il n.19). Raccolta che è riuscita accogliere artisti della scena contemporanea come John Cage e Ennio Morricone. La ritengo la più completa documentazione degli aspetti e delle tendenze dei compositori classici contemporanei.

Lato B 0’ – 1’14 ”
Parole di Demetrio Stratos

Lato B 1’16 ” – 3’26 ”
Le Sirene
Architettura prosodica

‘Brano musicale architettonico’ a 4 voci miste. Tecnica di overdubbing in tempi musicali diversi.
Recitazione in simultanea di una voce dal vivo su 3 precedentemente sovraincise in studio di registrazione.
Esempio di ‘lettura afasica’ attraverso fonemi e sillabe di diversa intensità sonora.

Un ambiente prosodico (termine sviluppato e divulgato dall’artista didatta Matteo Belli), un enviroment musicale di avanguardia vocale… Anzi un ‘brano musicale architettonico’ a 4 voci miste. D. usa la tecnica di Overdubbing in tempi musicali diversi attraverso la recitazione in simultanea della sua voce dal vivo su tre precedentemente sovraincise in studio di registrazione. Con questo esempio di lettura afasica (risultato simile al modo d’esprimersi dei sordomuti) siamo di fronte all’ennesima sfida dell’artista per scoprire i limiti del linguaggio. Con una tecnica di recitazione a 3 tempi musicali diversi, l’accentuazione delle consonanti diventano riferimenti acustici per l’ascoltatore, punti luminosi in ambienti oscuri più o meno artificiali realizzati da riverberi e delay che si aprono e che si prosciugano. Una partitura di musica vocale programmata incontestabile congegnata da ritmo, tonalità, timbro, dinamica (partitura prosodica). Il suono emesso e modulato da appurati movimenti della lingua nella cavità risonanziale della bocca: dalle labbra al palato molle per offrire nell’insieme un effetto acustico tridimensionale, spaziale dove lo spettatore può muoversi, viverci all’interno.

Lato B 3’29’’ –12’37”
Tema popolare improvvisazione
Percorso geografico musicale

Brano musicale vocale di ispirazione popolare, tradizionale.
Improvvisazione, variazione del tema ‘Cometa Rossa’ utilizzando diverse tecniche vocali sperimentate nei vari lavori eseguiti in gruppi musicali e singolarmente.

La realtà della Voce, non è più nella parola conosciuta, ma nel suono primordiale. Questa unione di frammenti vocali la possiamo considerare senza dubbio ad un una definitiva nomenclatura delle tecniche vocali di D. usate nel suo repertorio stilistico, sia come performer solista che come cantante di diversi progetti musicali: nei brani dei suoi Area, nell’ospitata per “Mauro Pagani” Ascolto 1978 con le due versioni de “L’Albero del Canto”. Un brano di ispirazione popolare tradizionale unico per intensità, complessità e minimalismo, quest’ultimo elemento artistico-stilistico che si immette in questo flusso sonoro attraverso la reprise di Cometa Rossa, lirica greca presentata per la prima volta al grande pubblico con l’album Area “Caution Radiation Area” Cramps Records 1974. Occupandosi di etno-musicologia il suo avvicinamento alle culture extraeuropee gli ha permesso di affrontare il concetto di voce strettamente legata alla spiritualità, intesa come energia connessa al Suono e con questo viaggio musicale D. ‘racconta’ al pubblico attento la limpida autenticità della musica etnica attraverso diverse tecniche vocali: dalla tradizione greca dell’epiro alla musica iraniana e cinese, dall’unità microtonica del raaga indiano alle tecniche tuvane della Mongolia, il tutto narrato attraverso una forma espressiva che rievoca la musica vocale e l’espressione drammatica del teatro coreano P’ansori. Suono e respiro di un ricercatore incomparabile per un glossario predestinato allo studio del cantante moderno contemporaneo.

Lato B 12’39’’ –16’55”
Flautofonie ed altro. Aulòs. Canto dei Pastori.
Brano musicale vocale di ispirazione modale, tradizionale.
Realizzazione di un motivo musicale riproducendo il suono del flauto
Voce flautata, piccolo specchio militare e percussioni facciali.

Con questa track D. presenta al pubblico un diamante dell’arte vocale. La tendenza dell’avanguardia vocalistica del periodo era quella di imitare gli strumenti, forse perché stimolati dalle ultime tendenze come sintetizzatori o tastiere. Con questo canto tradizionale – appartenente alla cultura popolare dei pastori greci dell’Epiro – il maestro della Voce ha presentato un modello vocale unico per il suo primogenito concetto: essere lo strumento, non copiarlo. Lui stesso diceva che “(…) I grossi maestri indiani, quando suonano uno strumento, il più grosso complimento che si possa fare è: Suoni lo strumento come la voce”. Con questa visione tutt’altro che occidentale D. presenta a differenza delle altre tracce, un motivo musicale, una melodia riproducibile e riconoscibile da tutti gli amanti e ascoltatori del canto sperimentale contemporaneo. Il suo innovativo sistema consiste di reclutare distintamente due parti del tratto vocale a seconda del tetracordo cantato, puntualmente come l’esecutore posa la mano destra e sinistra sul flauto separatamente per il registro alto e basso. Con una stabilità di sostegno e un controllo assoluto dell’intonazione attraverso l’uso predominante delle vocali ‘I’ e ‘U’, D. – per il motivo musicale con il registro alto – utilizza la zona degli alveoli del palato duro attraverso la consonante ‘L’, mentre – per le note nel registro basso – una espirazione rilassata proponendo un suono ‘CH’ (Sh) avvicinando l’apice della lingua all’arcata inferiore dei denti. Un’tipo di jodel’ presentato in un evento musicale regolare, attento; tagliente nelle note alte e rilassato-arioso nelle note basse. Una tecnica simile stilisticamente ai canti delle tribù Tuareg dell’Africa Sub sahariana, che Demetrio è riuscito personalizzare e impiegarlo nel pop. Come dimenticare la dionisiaca esecuzione della flautofonia su “Return from Workuta” nel suo ultimo Lp registrato con gli Area “1978 (Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!)” album meraviglioso dove a mettersi in luce è soprattutto lui appunto per la sua competenza vocale straordinaria: sia per il timbro che per l’uso innovativo del testo scritto. La linea melodica composta da 6 suoni presente in questo Lp è stata riproposta anche in un altro concerto registrato e prodotto precedentemente dalla Cramps Record a Cremona il 21 settembre 1978. Si tratta di “Recitarcantando”, album dal vivo suonato e improvvisato con il violinista Lucio Fabbri. Un’altra registrazione significativa di questo frammento si trova in un cd uscito postumo realizzato per la rivalutazione del catalogo storico Cramps nel 1998. Si tratta di “Live all’Elfo” registrazione della performance eseguita nel 1978 presso il teatro milanese Elfo Puccini gestito al tempo dal regista Gabriele Salvadores. Un particolare non trascurabile è che il maestro durante l’esibizione utilizzava un piccolo specchietto militare (regalato dall’amico produttore Gianni Sassi) per controllare finemente i movimenti delle labbra durante la fonazione. In certe situazioni ritmava l’esecuzione attraverso delle percussioni facciali colpendo le guancie, avvalendosi della cavità risonanziale della bocca.

La Voce di Stratos è diventata cultura e come tale va assimilata consapevolmente e condivisa responsabilmente.

[(c)Alan Bedin 2021. Articolo realizzato in esclusiva per l’uscita del nuovo vinile di Demetrio Stratos per la collana in vinile “Prog Rock Italiano” della De Agostini prevista per il 6 luglio 2021]

“Adattabile quindi alle esigenze dell’arte musicale, priva di vibrati involontari, ma bensì precisa, consapevole e mutabile per assicurare la giustezza degli armonici, dei microtoni e i dettagli degli ornamenti stilistici. E per questo l’artista – da sempre – ha esposto durante le sue performance una respirazione molto appurata per garantire in emissione una dinamica e un sostegno incontestabile del suono e un ritmo controllato”[Alan Bedin e Tran Quang Hai, A Gran Voce 2019].

L’esigenza che mi spinge con questo coordinamento a riprendere in mano le sue composizioni contenute in questa ultima rilevazione audio è l’opportunità di rivalutare e tramutare la sua operosità vocale in un attività di profilo propedeutico e pedagogico. Oggigiorno la guida all’ascolto e la conseguente riflessione sullo strumento-voce di Demetrio Stratos può giocare un ruolo importante nel processo di formazione di un cantante o ‘artista vocale’. La sicurezza e la consapevolezza del suo Suono è diventata cultura e come tale va assimilata consapevolmente e condivisa responsabilmente. Un nuovo modo di emettere e ascoltare la propria Voce disgiunta dalla dipendenza servile dello scritto e della parola: il percorso musicale di D. dovrebbe comparire ai nostri occhi come un modello di formazione culturale del cantante moderno contemporaneo.

Possiamo parlare di Architettura Vocale?
Sì. L’importanza e l’apporto del suo laboratorio vocale innalzato in soli vent’anni tocca il cielo dell’interdisciplinarietà. Analizziamo la sua sperimentazione che non è di pertinenza soltanto pratica, ma anche culturale – di avvicinamento a contenuti e ad artisti contemporanei – che lo ha decodificato come Unico nella storia della Ricerca Vocale del 900. Il periodo giovanile con il beat ’60 e il radical rock ’70 con la prima conseguente manipolazione del suono con i sintetizzatori, l’avvicinamento al post-avanguardia attraverso l’esperienza di poesia sonora, gestuale di animazione plastica con Arrigo Lora Totino, il file rouge tra il rumorismo futurista e la musica contemporanea (aleatoria) del compositore e teorico John Cage con il gruppo Zaj (W. Marchetti, J. Hidalgo), l’esperienza Fluxus con il creativo genio-italiano Gianni Sassi, il percorso di semplificazione-riduzione e il definitivo allontanamento dai formati commerciali dei primi anni a quelli colti, fino alla limpida autenticità della musica etnica.
Demetrio ha rimesso in discussione l’ascolto della vocalità della nostra epoca, portandola per mano in nuovi habitat – fino a quel momento mai condivisi completamente – come la musicoterapia e la psicanalisi. La sua visione lungimirante ha anticipato almeno di vent’anni l’atteggiamento e l’approccio scientifico del cantante moderno, cioè intendo l’affiancamento dell’arte vocale alla logopedia, alla foniatra e alla psicologia. In una delle sue ultime interviste dichiarava che solo in questo modo il ricercatore poteva ‘rischiare’ di inventare tecniche nuove. Possiamo quindi prendere atto che questa registrazione, a quattro mesi dalla sua scomparsa, non risulta un ennesima data promo del suo Lp “Cantare La Voce” inserito nella collana Nova Musicha*, Cramps Records (esattamente il n.19) ma bensì una riprova della sua preparazione di performer: non di una esibizione aleatoria di eventi vocali ma di una sicura esposizione consapevole di suono, di musica vocale programmata.

Nada. Se Dio esistesse sarebbe un Suono Se in principio la decostruzione del suono da parte dell’artista poteva essere fondamentale per scorporare la voce dal linguaggio agendo nella prospettiva del rumore, ora – con questa conferma discografica – siamo di fronte ad un  reale ed effettivo metodo tutt’altro che empirico – piuttosto – scientifico e riproducibile. In più, il risultato oltre ad essere estetico risulta anche estatico, infatti dalla respirazione preparatoria di espansione ed estensione propria del pranayama, D. fa intuire una nuova visione più sottile e lungimirante nel realizzare il proprio suono. Raggiungere una consapevolezza e controllo della mente attraverso il canto difonico significa disporre  di una conoscenza di ispirazione modale orientale, quindi non più lineare, ma circolare e spirituale, trasformando quindi la voce in uno strumento autonomo, e di condivisione emozionale. Occupandosi di etno-musicologia il suo avvicinamento alle culture extraeuropee, gli ha permesso di affrontare il concetto di voce strettamente legata alla spiritualità, intesa come energia connessa al Suono… Ricordo ancora l’indimenticabile frase che accompagnava la promozione del catalogo Cramps Records sulle riviste del tempo: “Se Dio esistesse sarebbe un Suono”. In particolare, trattatistica di arte scenica indiana di fondamentale importanza come il Nātyaśāstra o il Sangita Ratnakara cristallizza da tempi remoti non solo il primordiale concetto di suono-emozione (raga-rasa), ma altresì l’eccellenza della figura del cantante, immagine che racchiude senza dubbi la figura di Demetrio Stratos che affrontava queste competenze da uomo di cultura occidentale, non imitando ma – applicando la tradizione – studiando. Ed è appunto da questo ‘orientalismo’ che nella sua diplofonia si sviluppa il concetto di Nada (suono universale), Svara e Shruti (unità microtonica) che lui interpone come suono liquido sopra quello nasale che funge da Tampura (bordone o drone). Voce in forma liquida, risonanziale, vettoriale, pulsionale e simpatetica che vive armonicamente tra un suono sorgente e risonanze controllate finalizzate a creare una reazione dell’ascoltatore. La consapevolezza dell’arruolamento delle proprie cavità risonanziali, l’uso prestabilito delle vocali e consonanti con il giustificato accordo pneumofonico ha permesso a D. di raggiungere risultati ed effetti eccezionali, che non devono esser visti come un risultato, ma preferibilmente come stimolo e punto di inizio per la nuova ricerca vocale.

Acusticamente (fisicamente parlando) la monodia viene polverizzata dalla demoltiplicazione dello spettro acustico (difonie, triplofonie,quadrifonie dalle armoniche), ma spiritualmente assistiamo ad una forma di religiosità primordiale dove tutti noi ci intercaliamo, ci conosciamo e ci emozioniamo. Oltremodo da un punto di vista scientifico i suoi risultati sono stati a dir poco entusiasmanti sviluppando prima l’interesse e poi la collaborazione del Dott. F. Ferrero del CNR di Padova contribuendo alla stampa di due pubblicazioni scientifiche.

Concerto per Bocca Solista, ambiente pre-occupato L’artista consapevolmente vuole amplificare all’ascoltatore in sala il suono che ha già organizzato all’interno delle sue cavità risonanziali. Ritornando all’esibizione di D. vorrei soffermarmi sulla sua figura di performer e specialmente sull’effetto che poteva provocare allo spettatore che per la prima volta prestava attenzione alla sua pratica vocale. Senza dubbio un risultato unico ed esclusivo nei palchi italiani ed europei! L’ascoltatore non è più di fronte ad un abituale esibizione all’interno di uno spazio dedicato (teatro, auditorium, sala… ), ma bensì si scopre spettatore attivo di un ambiente totale dove l’artista si manifesta già dentro una stanza molto più importante: la sua bocca, il suo ambiente primigenio. Da parte di D. c’è la voglia di presentare un nuovo atteggiamento vocale dove il pubblico – attraverso una pratica non passiva – non si sofferma unicamente sul risultato finale, ma anzi cerca di percepire nello spazio acustico organizzato tutte quelle azioni-pulsioni che lo hanno creato.

La voce è di tutti D. se non si trovava in ambienti medico scientifici offriva al suo pubblico la possibilità di riflettere attraverso una modalità non diagnostica, ma intima, la voce nella sua componente espressiva e corporea. Attraverso rappresentazioni visive o metafore forniva all’ascoltatore gli strumenti per acquisire e intraprendere la sua tecnica come qualcosa di raggiungibile. Ricordiamo l’espressione figurata ‘succhiare la parola’ o ‘palline da ping pong’ che ‘battono sulle pareti scelte a monte’ all’interno del box laringeo. Indimenticabile! La scomparsa prematura dell’artista non ci ha permesso purtroppo di determinare in maniera sicura il suo atteggiamento, intendo le sue azioni singole di decostruzione, manipolazione e costruzione del ‘nuovo’ suono, quindi non ci rimane che analizzarlo e approfondirlo attraverso i contenuti rimasti: registrazioni, interviste, disegni, schizzi e semiografica della sua Nova Musicha*. (termine e titolo di una collana discografica coniato da Gianni-Emilio Simonetti e Gianni Sassi).

DeAgostini: Il mio contributo per l’ultima rivelazione audio di Demetrio Stratos registrata a 4 mesi della sua scomparsa

La collana in vinile “Prog Rock Italiano” della De Agostini curata passionalmente da Guido Bellachioma si sta trasformando in un’opera monumentale: una collana di 100 titoli in vinile iniziata nel settembre 2017. Tanti tesori da scoprire in edicola ogni 15 giorni e il 6 luglio 2021 sarà il momento del nuovo vinile di Demetrio Stratos in 180 gr contenente la sua ultima registrazione al Teatro San Leonardo di Bologna, eseguita il 4 febbraio 1979.

Ho avuto l’onore di essere stato invitato da Guido a partecipare al coordinamento tecnico dell’opera: dal primo ascolto del riversamento della bobina alla selezione delle tracce per garantire una compilazione in grado di rappresentare al meglio il profilo artistico dell’artista. Da non perdere cantantiii! Come con tutte le uscite precedenti, il vinile sarà accompagnato da un fascicolo contenente documenti, fotografie e testimonianze, il tutto seguito amorevolmente dalla moglie di Demetrio, Daniela Ronconi. All’interno potrete trovare il link al mio sito per la guida all’ascolto e per un’analisi accurata del ‘concerto per bocca solista’ di Demetrio Stratos: dalla tecniche utilizzate all’analisi fisiologica e anatomica dell’artista durante la performance… A presto, e andate in edicola!

“(…) L’esigenza che mi spinge con questo coordinamento a riprendere in mano le sue composizioni contenute in questa ultima rilevazione audio è l’opportunità di rivalutare e tramutare la sua operosità vocale in un attività di profilo propedeutico e pedagogico. Oggigiorno la guida all’ascolto e la conseguente riflessione sullo strumento-voce di Demetrio può giocare un ruolo importante nel processo di formazione di un cantante o ‘artista vocale’. La sicurezza e la consapevolezza del suo Suono è diventata cultura e come tale va assimilata consapevolmente e condivisa responsabilmente”. [Alan Bedin]

Area 3: “Tutti a cantare durante la pandemia: ma non chiamatela arte!”

Alan Bedin, con il suo gruppo “Sinergia”, vinse nel 2000 Sanremo Rock & Trend e Jumpy come migliore band. Oggi che seguita a cantare a livello nazionale tra musica etnica e cantautorato, accusa la società di “relativismo artistico”, definendo il tempo sociale della pandemia, come “un’occasione sprecata per eccesso di performance d’ogni genere e gusto”.
«Oggi la musica te la servono dovunque – afferma Bedin- che tu sia in un supermercato, come in un concerto. La musica è diventata un prodotto come tanti altri, con i ritmi stretti del commercio».
Nella sua casa-studio sui Berici, Bedin ha vissuto il periodo di chiusura impiegando il suo tempo nello studio della fisiologia vocale, della musica indiana e contemporanea, imparando a suonare il suo cordofono Sur Saj Tarang: «Si è trattato di un periodo intenso e non performante, che per un musicista e insegnante come me, significa approfondimento, studio e ricerca. Tutte cose che servono a fare ordine dentro, per ricercare quello smalto di qualità artistica che invece è stato completamente tolto con la pandemia».

L’artista si fa più critico poi, quando gli si rammentano i cori e i concerti da balcone dei primi mesi di chiusura: «C’è un tempo in cui l’arte deve
fare, e uno in cui può anche tacere. Gli artisti non devono essere performanti a ogni costo, come invece si è visto in molti casi: dai nomi più noti a quelli che si mettevano a cantare dai balconi di casa. C’è stata poi l’invenzione dello “streaming” che è una negazione in termini dell’essenza stessa dell’arte, che invece pretende una presenza fisica per trasformarsi in linguaggio emozionale. Se lo fai, devi sempre chiederti perché lo fai?!
Oggi è più facile cadere nella tentazione dell’omologazione piuttosto che ritagliarti uno spazio dove far crescere la tua arte, che per un musicista è disciplina prossemica, con un concentrato di tonalità, timbr0, testo, che insieme offrono la forza plastica che si può raggiungere solo con un’esecuzione “live”. Io amo ripetere, e la chiusura pandemica me l’ha confermato, che non si canta come, ma si canta perché!
La pandemia è stato un “blocco” sanitario, come pure un “fermo” morale, che ha mostrato i tanti nervi scoperti di questa nostra società che consuma se stessa e la sua arte. Se non capiamo questo, difficilmente la pandemia migliorerà noi e il nostro futuro sociale e artistico».

Università degli Studi di Bologna. Per il corso di alta formazione in Vocologia Artistica è stato esposto il metodo di canto di Alan Bedin

“LA NASCITA DEL METODO DI CANTO DI ALAN BEDIN E LE POSSIBILI IMPLICAZIONI NELLA TERAPIA LOGOPEDICA”

LA NASCITA DEL METODO DI CANTO DI ALAN BEDIN E LE POSSIBILI IMPLICAZIONI NELLA TERAPIA LOGOPEDICA” è stato il titolo della tesi di fine corso presentata da Lucrezia Marsiglia, logopedista e cantante per il suo anno accademico 2017/2018 (Direttore: Prof. Angelo Pompilio, Referente scientifico: Dott. Franco Fussi)

[Lucrezia Marsiglia]  Questo elaborato fa parte di un percorso di logopedista che non può far tacere la cantante che è in lei, e di una cantante che si fa molte domande su come funziona la propria voce. Le lezioni di canto con Alan Bedin hanno saputo soddisfare entrambe le componenti: proponendomi il suo metodo egli sapeva darmi indicazioni precise e tecniche in termine di reclutamento delle mie strutture, inserendole tuttavia in una cornice di ricerca della naturalezza e dell’espressività che rappresentano poi il vero obiettivo del canto. Ho compreso che il motivo di questa duplice valenza, riscontrata in questo suo metodo didattico, fosse da ricercarsi negli studi e nelle sperimentazioni da lui compiuti sul canto armonico inizialmente e sul canto indiano poi. Ho dunque cominciato ad informarmi riguardo a questi due sistemi di canto ed ho con piacere scoperto che il percorso che avevo intrapreso, nel mio piccolo, così come il lavoro creativo di Alan Bedin, si inserivano in un fermento culturale che sta prendendo piede nel mio stesso territorio riguardo allo studio della musica e del canto indiano.

(…)Affascinata da questo mondo, incuriosita dal modo in cui Alan Bedin aveva creato questo organico di esercizi, e desiderosa di sviscerarli, sperimentarli e magari trovarne un’utilità a livello riabilitativo, ho dunque cominciato questa ricerca.

Il Metodo di Alan Bedin consiste in una rielaborazione personale dei principi e delle tecniche del canto armonico e del canto indiano, da lui studiati e sperimentati durante gli ultimi 15 anni. Tale rielaborazione ha portato alla creazione di un insieme di esercizi dedicati ai “vocisti” (con questo termine egli designa ogni professionista della voce) funzionali ad un’emissione vocale in sicurezza (che prevenga da atteggiamenti disfunzionali) e che possa facilmente soddisfare ogni esigenza interpretativa. Egli afferma infatti di aver approfondito lo studio di queste “musiche vocali” con la finalità di sintetizzare una didattica del canto più completa e di facilitare l’apprendimento del canto. E’ infatti persuaso che seguendo certi principi del canto indiano, si possa rendere più semplice l’emissione di una voce di buona qualità perché la musica indiana segue ciò che è naturale, e non si interessa dello splendore innato della voce del cantante o del seguire gusti o stili, bensì si concentra sull’intensità espressiva e sul collegamento con la profondità dell’essere. L’autore afferma dunque come in tale approfondimento delle musiche vocali orientali, egli abbia compreso fino in fondo il valore benefico del canto per l’uomo, nonché il suo essere uno strumento di ricerca spirituale. Gli esercizi proposti da Alan Bedin si pongono come primo obiettivo il potenziamento della propriocezione corporea, respiratoria e di produzione del suono. Per questo motivo si è pensato che, analizzandone con linguaggio scientifico il funzionamento e verificandone le potenzialità, essi possano entrare a far parte anche della pratica riabilitativa logopedica del professionista vocale. Il lavoro propriocettivo risulta essere infatti un punto di partenza nel trattamento di un paziente che usi la voce in modo disfunzionale o che abbia perso la funzione corretta per problematiche organiche: in primo luogo avviene il riconoscimento delle strutture che posso utilizzare e del modo più adeguato per utilizzarle e solo in un secondo momento si può generalizzare tale consapevolezza in comportamenti adeguati ed automatici. Analizzando e sperimentando i vari esercizi, i più utili in questo senso sono sembrati la Respirazione Tripartita e il Gaman.

Il rischio dell’aderenza stilistica nell’Arte Vocale. Ascoltare, ma non copiare.

L’aderenza stilistica non deve in alcun modo allontanare il cantante da una preparazione cautelativa. Soprattutto in certe culture artistico-musicali come quelle orientali, dove la Voce e l’Arte del Canto sta sopra a tutto. Ad esempio nella vocalità indiana è presente un saggio e accorto sistema di studio (centenario) del canto basato su dettami che fanno invidia ai più grandi trattati di propriocettività (Dhrupad, Khyāl, Tarānā). E detto tra noi – anche se l’orecchio è il primo strumento del cantante – non è in alcun modo valido o corretto procedere nello studio della disciplina soltanto con un processo imitativo. Non è sufficiente! Ho riscontrato casi molto interessanti di pubblicazioni, training vocali a cura di Maestri che garbatamente avvicinavano il sistema tradizionale guru-shishya o detto parampara (rapporto didattico mentoring tra maestro-guru e allievo-discepolo) allo studio moderno fisiologico dello ‘strumento vocale’.

Se il canto viene praticato in giovanissima età senza la presenza di un educatore coscienzioso, il giovane in maniera istintiva e inconscia può danneggiare irreparabilmente il suo apparato. Di fronte a certi artisti della scena Qavvālī del presente e del passato sembra che certe voci siano state segnate da un destino cortese e gentile, ma… Bisogna essere corretti. La bellezza del canto indiano o orientale (arabo o pakistano) – di conseguenza la bravura del cantante – viene valutata per la sua funzionalità non solo estetica, ma anche estatica-funzionale. Il punto fermo è che la voce infantile ha caratteristiche differenti rispetto alla struttura anatomica della voce adulta. Le corde vocali più corte e sottili contribuiscono certo all’estensione, a note più acute e precise di bellissimo effetto ma al quanto deboli e consistenti dato il minore sviluppo dei risonatori. E in molti casi questi giovani cantanti indiani per imitare i cantanti adulti – per rendere la voce più ricca di armoniche – ‘raschiano’ scorrettamente durante l’emissione o assumono errate posture o portamenti provocandosi lesioni a vote difficili da rimarginare. È palese quindi che in alcuni paesi, in cui si segue una formazione tradizionale, un cantante è bravo solo se sa cantare ancora dopo i 40 anni…

(da sx) Il giovane Rahat con lo zio Nusrat Fateh Ali Khan e il padre Ustad Farrukh Fateh Ali Khan, massimi esponenti del genere musicale Qavvālī

Si può parlare senza timore di una specie di selezione naturale quando manca una buona preparazione tecnica o almeno una pratica diligente seguita da un insegnate coscienzioso. In questo periodo grazie ad Hanuman La Scuola di Musica e Danza Indiana ho avuto il piacere di seguire cantanti pop ma di provenienza tradizionale, intendo con esperienze di Gazal o Bhajan prima di trasferirsi in Italia con i genitori. Sicuramente musicisti vocali di lampante e palese preparazione teorica: dal solfeggio invidiabile del Sargam con accompagnamento di harmonium all’improvvisazione in tempi veloci in stile Tarānā ma purtroppo in nessun modo consapevoli dei meccanismi vocali (modale M1 e falsa voce M2) e soprattutto dell’arruolamento di risonatori dopo la prima emissione laringea. Quindi voci affaticate dal surmenage vocale, dallo studio matto oppure alterate da precontatti cordali soprattutto negli attacchi dei nom tom (sillabe onomatopeiche) senza consonanti, in akār (con la vocale ‘A’ a bocca aperta).

La soluzione del problema? L’inevitabile e competente visita laringostroboscopica, intendo una diagnosi: dettagli anatomici e funzionali delle corde vocali in varie situazioni vocali. Determinare la disfonia con uno specialista, quindi insieme all’insegnante  precisare la situazione e il comportamento futuro del cantante di fronte ad una lesione glottica. Valutare il riposo, un percorso di logopedia e un cammino funzionale con il proprio insegnante per riprendere o stabilire un metodo coscienzioso per praticare l’arte del canto senza affaticamento o resistenze.

[Alan Bedin, l’influenza dell’arte vocale indiana nel canto moderno e contemporaneo]