Vicenza, è stato un luogo di incontro tra culture e suoni. Al Malvasia, locale della città di Vicenza , si è svolto un’evento unico nel suo genere, che ha portato alla scoperta di Habibi Funk, un’etichetta discografica che si distingue per la sua eclettica selezione di musica in vinile dal mondo arabo. Alan Bedin con la sua consolle ha offerto un viaggio sonoro attraverso le strade di Marrakech, Il Cairo e Beirut, con un’atmosfera calda e accogliente che ha permesso ai presenti di immergersi nella ricchezza della musica araba. I dischi in vinile, accuratamente selezionati, hanno raccontato storie di amore, di lotta e di libertà, trasportando il pubblico in un mondo lontano eppure così vicino.
Alan Bedin. HABIBI. FUNK & BEAT ARABIC VINYL RHYTHM. Selezione musicale a cura di Alan Bedin
Habibi Funk è un’etichetta che si è fatta conoscere per la sua capacità di scoprire e promuovere storie di artisti unici, di proporre una visione unica e innovativa della musica araba. La selezione di dischi in vinile è un vero e proprio tesoro, che offre un’accesso diretto a una cultura ricca e variegata.
L’evento al Malvasia di Vicenza è stato un successo, grazie alla passione e alla dedizione di chi ha organizzato la serata e di chi ha partecipato. Un incontro che ha dimostrato come la musica possa essere un ponte tra le culture e le persone, e come l’arte possa essere un linguaggio universale.
Cantante formata in India con maestri di spicco come R. Fahimuddin Dagar e Bidur Mallik, Amelia Cuni unisce la musica tradizionale indiana alla sperimentazione contemporanea. Con una carriera internazionale ricca di festival e concerti in tutto il mondo, la sua voce è apprezzata da pubblico e critica per la sua originalità e profondità. Amelia Cuni ha collaborato con moltissimi artisti, dalla musica antica alla contemporanea, jazz, ambient senza denigrare la sperimentazione.
La maestra-artista Amelia Cuni ha calcato le scene di tutto il mondo, collaborando con grandi nomi come Terry Riley. Con una discografia eclettica e numerose collaborazioni, compone musiche su testi in diverse lingue. È anche fondatrice del metodo “Vocalità Meditativa”, che unisce la consapevolezza vocale alle radici del canto indiano Dhrupad. La carriera di Amelia Cuni è un punto di riferimento unico e un testamento della sua abilità di unire le culture musicali in modo creativo e intelligente. Continua ad essere una fonte di ispirazione per giovani cantanti e ricercatori di tutto il mondo, dimostrando che la passione per l’arte indostana e la dedizione a una disciplina rigorosa possono portare a risultati unici, depositari di una tradizione millenaria come quella del Dhrupad, con una proiezione e contaminazione contemporanea.
Vicenza e Venezia hanno avuto il privilegio di ospitare Amelia Cuni, un’artista eccezionale che ha condiviso la sua passione e conoscenza della musica indiana con centinaia di studenti e appassionati attraverso esibizioni e lezioni memorabili. Queste esperienze hanno permesso di comprendere l’universalità e l’importanza dello studio della voce nel canto indiano e originario per tutte le nuove tendenze. Amelia Cuni ha dimostrato con il suo esempio che la passione per l’arte indostana e la dedizione a una disciplina rigorosa possono portare a risultati unici e straordinari.
Il Dipartimento di Musica Indiana del Conservatorio di Vicenza, allora coordinato dal compianto Enrico Anselmi, e la Fondazione Cini di Venezia possono essere orgogliosi di aver avuto il privilegio di ospitare e condividere la didattica e la diffusione culturale con un vero e proprio pilastro della Musica Vocale Contemporanea.
MUSICA SPONTANEA più che un concetto è una prassi che vuol realizzare un approccio al suono diretto, immediato e impulsivo, che non parte da elementi pre-costituiti, come per esempio gli standard nel jazz, ma celebra il suono con una sorta di rito di evocazione. Fatti salvi i condizionamenti che ogni musicista si porta addosso a causa della sua educazione e delle esperienze fatte, nella musica spontanea si vuole partire dal nulla, o meglio, da elementi minimali e un po’ casuali, da un gesto istintivo dal quale precipitano i suoni, che si mettono a disposizione del gruppo di interpreti, i quali, umilmente, ascoltano ed elaborano, trasfigurano ed elevano gli spunti sonori iniziali a dignità d’arte. Oltre un secolo fa, i futuristi avevano sdoganato il rumore, parificandolo al suono. Mezzo secolo or sono, Demetrio Stratos aveva liberato la voce, lanciandola in acrobazie inusitate: voce liquida, risonanziale, con moto melodico, pulsionale, infantile, prosodica, flautata, diafonica etc., legandola a un’improvvisazione che aveva lo scopo di scoprire suoni primordiali e liberare la loro energia (il grande cantante performer viene omaggiato nel brano “Segmenti”).
I punti di riferimento principali al nuovo lavoro di Alan Bedin, MUSICA SPONTANEA, sono basati sul concetto di liberazione. Molte sarebbero le dinamiche da aggiungere, come quelle che fanno capo a John Cage, a Walter Marchetti, Juan Hidalgo (Gruppo Zaj), alla Cramps Records, al Gruppo Fluxus, all’elettronica incolta, a Paolo Castaldi (col suo solfeggio parlato), David Tudor, Alvin Lucier, Luigi Nono, alla performance improvvisativa, all’happening, alla musica indiana e a molto altro. Il tutto ben metabolizzato e incarnato, per fare un passo oltre.
Ben tre sale diverse sono state allestite dal sound engineer Edoardo Piccolo per questo lavoro, in ognuna vi è un’acustica differente e vi sono posizionati vari strumenti. Di straordinario interesse e novità è la stanza in cui sono state montate tre lastre in alluminio a semicerchio e una grancassa, su ciascuna lastra e sulla grancassa sono stati sistemati dei diffusori che per contatto trasmettono vibrazione alla superficie sulla quale sono installati, producendo sonorità inaudite.
21 maggio 2024. La prima “Stanza del Suono” costruita all’Aproblema Studio (PD) per la registrazione del disco dal team di Edoardo Piccolo, Anna Barato e Walter Bassi.5 luglio 2025, Mondi Futuristi Contemporanei, Desenzano del Garda. Alan Bedin e Edoardo Piccolo presentano dal vivo il funzionamento della “Stanza del Suono” con una performance inaugurale di “Musica Spontanea”.
Bedin parte da una cellula sonora, scritta e realizzata semiograficamente, per poi espanderla e trasfigurarla improvvisando. L’immagine è suscitatrice di suoni, per esempio in “Zeppelin LZ-129” vi sono stimoli che partono da fumetti. La voce agisce spesso da collante fra varie situazioni sonore, realizzando uno spazio/tempo diversi cato ma coerente, quasi fosse un organismo biologico, vivente. La voce è l’elemento che ci fa attraversare lo specchio, che ci porta dalla realtà quotidiana a qualcosa che sta al di là, si approda così a una dimensione altra, come nel primo brano dell’album, “Caronte”. Da una parte la voce viene intesa come qualcosa di futuribile, dall’altra rimanda a un archetipo antichissimo, che sta prima del linguaggio formalizzato. Si ascolti “Pendulum” Voce perpetua, brano nel quale assieme alla voce vi è una poliritmia che funge da motore. La Voce e gli strumenti sono preparati e ci o rono momenti ora incendiari e sconvolgenti ora intimistici ed emozionanti, che avvolgono l’ascoltatore e lo scombussolano, mettendo in crisi i riferimenti musicali consueti.
17 giugno 2025, Conservatorio di Vicenza, Dipartimento di Musica Elettronica. Il duo Bedin-Piccolo presenta “Caronte” e “Segmenti” per voce e lastre metalliche con dispositivo elettroacustico. Edoardo Piccolo si occupa dell’elaborazione e sintesi dei suoni per “Musica Spontanea”, realizzata dal vivo in occasione dell’evento coordinato da Lorenzo Pagliei.
MUSICA SPONTANEA è un’epifania.
Se l’omologazione e il consumismo sono fra i pericoli maggiori per una vita consapevole, per un’arte indipendente, per una musica di qualità, se l’attuale livellamento culturale porta a prodotti standard, il lavoro di Alan Bedin va in direzione contraria, dimostrando come sia possibile entrare a cuneo negli stritolanti meccanismi della mercificazione, aprendosi spazi di vera creatività, schietta e sincera, come risulta benissimo da questo lavoro. Fantasia, inventiva, estro, vena ispiratrice sorreggono la spontaneità evocata dal titolo, liberando un’istintività e un’impulsività che dona forza e vitalità alle 10 parti in cui è suddiviso l’album.
Naturalezza e vigoria che derivano dall’improvvisazione tra il vibrafono di Saverio Tasca e la Trikanta Veena di Paolo Tofani, ma il metodo che sorregge l’intero lavoro è tutt’altro che empirico. Vi è la consapevolezza della forma nell’elaborazione del suono di Edoardo Piccolo, il frammento di una pietra che diventa una laringe con il feedback delle lastre (in “La pietra del Maestro”), lo shimmer, le linee di ritardo spettrali, il sequencer (in “Pendulum”), le lamiere incurvate e perturbate, il minimalismo rumoristico, la vocalità orientale, arricchita, sporcata, trasfigurata, i giochi di luce e oscurità, tutto trova una sistemazione formale.
Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Paolo Tofani con la sua Trikanta Veena durante la registrazione di “Spontaneus”. Nel fondo a dx Saverio Tasca, a sx l’assistente Walter Bassi e di schiena Edoardo Piccolo durante la trasduzione in diretta del suono del chitarrista all’interno dell’adiacente Stanza del Suono. E’ magia…Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Saverio Tasca durante le riprese di “Pulsionale” con il suo vibrafono preparato, ideato per accompagnare le consonanti e le vocali del performer Alan Bedin. La performance è stata registrata in due stanze separate per poi trasdurre il suono nella Stanza del Suono.
In “My Mind”, sulla base del Rāga Bhairavi, la voce si articola sul bordone di un harmonium indiano, traducendo su lastra la relazione rāga/rāsa, inteso quale fonte energetica, energia cosmica, universale, fonte di vita e di spiritualità. Si potrebbe parlare di una gestualità anarcoide e di una creatività della follia o del sogno le quali trovano, infine, nell’insieme del lavoro, la loro naturale collocazione. In tal senso è MUSICA SPONTANEA, affrancata dal mercato, quasi redenta in un suo spazio che potremmo chiamare rituale, indipendente e franca, ma anche ben lavorata grazie all’intuito da veri musicisti, che fiutano le esigenze formali anche standone lontano.
Partitura vocale di “My Mind” di Alan Bedin, realizzata con notazione musicale indiana rispettando l’identità del raaga Bhairavi (senza testo). La semiografica personale del performer consente di trascrivere e riprodurre la composizione in Akar senza perdere cellule o momenti importanti. Il brano può essere riprodotto da qualsiasi musicista o cantante esperto di musica classica indiana.
Non v’è cenno di artificio e a affettazione, tutto scorre sincero nel susseguirsi e nell’accavallarsi di timbri, atmosfere, situazioni rumoristiche e momenti sonori. Direbbe Nietzsche che è musica che nasce come un ruscello da necessità naturali e scorre genuina seguendo il proprio destino. MUSICA SPONTANEA si abbandona autentica regalandoci un ascolto attivo e innovativo, mille miglia lontano dai prodotti mercificati, per regalarci una musica viva, dinamica, che produce energia, grazie alla vigorosa operatività di Alan Bedin.
Sabato 29 marzo segna un momento straordinario per Musica Spontanea! Alan Bedin con la sua voce, e Edoardo Piccolo, esperto di sintesi ed elettronica, hanno raggiunto il tempio sonoro di Pathos. Alan ha avuto l’opportunità di ascoltare il test pressing prodotto da Alfredo Tisocco per ARTIS Records / Cramps Music insieme al visionario fondatore Gaetano Zanini e al figlio progettista Luca nella loro sala d’ascolto, dotata di incredibili tecnologie hi-fi.
La realtà vicentina Pathos Acoustics è pronta a sorprendere con il suo design innovativo e una sonorità che parla chiaro: i prodotti che presenteranno all’opera Musica Spontanea di Alan Bedin sono destinati a offrire qualcosa di veramente unico! Con la prefazione del luminare musicologo, autore e critico contemporaneo Renzo Cresti, dalle esposizioni sonore in tour fino all’installazione presso la mostra “Mondi Futuristi Contemporanei” diretta da Matteo Vanzan che si svolgerà a luglio presso la Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda, ogni passo sarà un’avventura emozionante!
Con la voce, la composizione, la poesia sonora di Alan Bedin, la copertina firmata dall’astrattista Roberto Floreani, artista dell’anno 2024, la registrazione e la produzione del disco a Padova presso Aproblema Studio a cura di Edoardo Piccolo, la masterizzazione di Jeremy Henry presso La Villa Mastering di Parigi, si unisce a Musica Spontanea Pathos con i suoi prodotti realizzati a mano in Italia, a Vicenza seguendo la lunga tradizione dell’artigianato italiano. Per le esposizioni sonore e l’installazione vengono impiegati solo i migliori componenti, selezionati per garantire una qualità senza paragoni; tutti i prodotti vengono testati seguendo un programma preciso per garantirne la qualità. Prodotti esclusivi meritano un trattamento esclusivo.
Finalmente ho l’opportunità di condividere con voi questa straordinaria avventura, un’altra entusiasmante collaborazione con Edoardo Piccolo che ha dato vita alla mia voce nei personaggi di una delle favole più belle del mondo: Pinocchio! Il burattino più famoso compie 142 anni: la prima edizione del romanzo risale a febbraio 1883 e Firenze, la città dove Carlo ‘Collodi’ Lorenzini nacque e morì, gli rende omaggio con un nuovo spazio dedicato, il ‘Pinocchio Museum Experience’.
Giunti Editore ha scelto di “riportarlo a casa”, creando in via Ricasoli un luogo unico pensato per le famiglie, frutto della sinergia tra arte digitale e letteratura classica. Questo straordinario progetto firmato dal direttore creativo Andre Guidot permette ai visitatori di tutte le età di immergersi nel magico mondo di Pinocchio, grazie all’uso di tecnologie all’avanguardia. È tempo di sognare e lasciarsi ispirare! La voce che ho realizzato per questo doppiaggio, quella del grillo parlante, è davvero la mia preferita! E non dimentichiamo il gatto, che porta una grande energia!
Il direttore creativo di Pinocchio Museum Experience è Andre Guidot, mentre Luca Parenti è il presidente e amministratore delegato di Spazio Ricasoli Srl, la società promotrice dell’operazione Pinocchio Museum Experience, partecipata dalla Fondazione Collodi, Giunti Editore, il Gruppo Costa Edutainment e la famiglia Parenti. Ieri è stata inaugurata anche la mostra ’Pinocchio’ di Fabio De Poli, a Giunti Odeon in piazza Strozzi: attraverso 24 tavole, originali e inedite, l’artista genovese ripercorre la fiaba di Pinocchio.
Allievi e praticanti, che si dedicano tanto alla lirica quanto ai generi moderni come jazz, pop e rock, fino al canto indiano mi hanno dato l’opportunità di dimostrare l’efficacia di una tecnica che propone un nuovo modo di approcciarsi alla vocalità e all’atteggiamento più idoneo per esprimere il proprio suono. La capacità di cantare senza alcun ostacolo linguistico o semantico incoraggia la ricerca personale. Inoltre, non solo i cantanti ma anche coloro che non hanno esperienza musicale trovano grande valore in questo percorso. Le diverse frequenze che emettiamo e gli intervalli musicali ci permettono di stabilire un legame profondo con il nostro io interiore, offrendo la possibilità di armonizzare voce e corpo mentre visualizziamo ogni nota nel nostro spazio. Immergiti in questo viaggio sonoro e scopri come la tua voce possa diventare uno strumento potente per la connessione e l’espressione!
Dalla respirazione al canto di gruppo, hai l’opportunità di perfezionare il tuo timbro e la tua intonazione. Scopri come una tecnica antica possa davvero trasformare la percezione della tua Voce e arricchire profondamente la tua esperienza musicale. Akar. Esplora il potere dela tua Voce, immagina di visualizzare il nostro Suono senza un testo o l’uso di parole. E’ il momento ideale per sincronizzare corpo e mente.
“L’uomo non deve cantare come… Ma perchè”.
(Alan Bedin)
Prima di tutto, prima ancora delle parole e dei significati, il Suono ha sempre avuto un valore incredibile. Può comunicare messaggi in modo universale, soprattutto quando siamo in sintonia con noi stessi. Possiamo davvero dare alla nostra voce un ruolo fondamentale nella nostra vita, ancor prima di qualsiasi spiritualità o fede. Connetterci con la nostra voce significa impegnarci ogni giorno per raggiungere quella consapevolezza; iniziamo osservando il nostro suono e poi impariamo a gestirlo, addirittura vedendolo!
Gli Opus Avantra saranno martedì 16 aprile nell’Auditorium dell’ ICBSA, Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi – MIC Ministero della Cultura (già Discoteca di Stato) di Roma, in via Caetani 32, per la presentazione del cofanetto “OA48”Opus Avantra Box Collection, l’opera omnia della vasta produzione artistica di questo gruppo – nato come movimento artistico prima ancora che come progetto musicale, in uscita per Artis Records, Ed. Cramps Music srl. Dopo il saluto e l’introduzione del direttore dell’ICBSA Antonello De Berardinis, l’evento organizzato da Renato Marengo – co-fondatore storico del gruppo e tutt’ora direttore artistico dell’ultimo “Loucos” – sarà condotto assieme a Michele Neri, direttore di Vinile. Saranno presenti, naturalmente, i due fondatori e musicisti: Alfredo Tisocco (composizione, pianoforte e tastiere) e Donella Del Monaco (autrice e cantante). Ospite d’eccezione Renzo Cresti, il decano fra i critici di musica contemporanea, che testimonia, con la sua autorevolezza, il prestigio degli Opus Avantra, vero e proprio Movimento Musicale. Interverrà anche il critico rock, che ha seguito le vicende del movimento fin dai suoi esordi, Maurizio Baiata. Sarà presente anche Tony Esposito, artista che ha aderito sin dall’inizio al progetto e che suggella l’incontro musicale e la commistione tra generi diversi, classica, contemporanea, etnica, jazz, rock, pop, elettronica ed alea, che è la cifra creativa di questa storica formazione musicale, antesignana del Progressive italiano ed internazionale.Ad illustrare il progetto editoriale del box collection, Alan Bedin, presente nel doppio ruolo di art-director dell’opera e nuovo componente della band con avanguardistici contributi vocali e performer di strumenti indiani. In prima fila i direttori di Classic Rock, Maurizio Becker e di ProgGuido Bellachioma e, ospite dall’Università di Napoli Federico II, il Prof. Lello Savonardo.
Schermata del progetto di Filippo Florian, designer veneziano doc scelto da Alan Bedin per la realizzazione della ‘gondola’ degli Opus Avantra.
“OA48” è insomma la summa del lungo viaggio di questo progetto artistico, un box cartonato che raccoglie: 5 vinili 12’ colorati con la nuova formula Artis Color Full Collector accompagnati ognuno dal proprio cd rimasterizzato, 1 cd audio dei live raccolti dal 1974 al 1995, 2 ristampe in formato originale a 7’ 45 giri di Allemanda e Il Pavone, 1 dvd del live in Tokyo del 2008, 1 poster da collezione a tre ante del Manifesto Opus Avantra (reso pubblico e stampato per la prima volta in formato originale 30 x 90 cm), una stampa fotografica firmata dai 2 musicisti fondatori Donella Del Monaco ed Alfredo Tisocco, una spilla celebrativa e il booklet di 44 pagine (formato vinile) con la storia del gruppo raccontata dai musicisti coinvolti nei vari dischi, impreziosito da foto e documenti ritrovati dai vari archivi, meticolosamente commentati dai fondatori e dal primo produttore Renato Marengo.
Un’opera mastodontica, che vede il prezioso contributo del cantante musicista e art – director Alan Bedin nella cura della confezione dei supporti, dei gadget e del libro, direzione che è stata fortemente voluta dal nucleo storico degli Opus Avantra: Donella Del Monaco, voce protagonista del gruppo, Alfredo Tisocco, pianista, compositore e produttore, e Renato Marengo, fondatore e divulgatore del movimento culturale, curatore artistico e medium culturale, esattamente come 48 anni fa. Tutti e tre coinvolti peraltro nella recente uscita di Loucos – Nel Luogo Magico ultimo LP del gruppo, nel quale, peraltro, seppur solo come voce i tre sono riusciti a coinvolgere anche l’altro storico fondatore, purtroppo scomparso: Giorgio Bisotto, il filosofo del gruppo. Quest’ultimo titolo oltre a essere custodito nel box sarà presentato singolarmente in una veste diversificata, da collezione in vinile (solamente 300 copie nel mondo).
Donella Del Monaco, Alan Bedin e Alfredo Tisocco riuniti per la prima reunion del movimento Opus Avantra per il tour “Viaggio Immaginario” Bucarest-Tokyo realizzato nell’aprile del 2008
E’ stata presentata alla Fiera del Disco di Roma “OA48”, opera omnia degli Opus Avantra, pubblicata da Artis Records-Cramps Music srl: 5 vinili colorati, 2 ristampe in formato originale a 7 pollici di “Allemanda” e “Il Pavone”, 6 cd audio, 1 dvd, 1 poster a tre ante, una stampa firmata dai due fondatori, una spilla celebrativa e il booklet di 44 pagine con la storia del gruppo. Un’opera mastodontica, che vede il contributo da art-director di Alan Bedin nella cura della confezione delle immagini e del libro, e che è stata voluta dal nucleo storico degli Opus Avantra con Donella Del Monaco, voce del gruppo, Alfredo Tisocco, al pianoforte e alla composizione, e Renato Marengo, sin dall’inizio alla produzione artistica, esattamente come 48 anni fa.
Tutto pronto alla Fiera del Disco di Roma, Music Day Roma 39^ edizione Sabato 16 alle ore 15,30 l’etichetta ARTIS Records annuncerà l’opera omnia del gruppo Opus Avantra. Il box “OA48” opera realizzata da Alan Bedin bramata fortemente dai due fondatori Donella Del Monaco e Alfredo Tisocco si presenterà in una veste imponente in grado di contenere un prezioso contenuto tanto atteso dai collezionisti.
5 vinili colorati, 2 ristampe in formato originale a 7 pollici di “Allemanda” e “Il Pavone”, 6 cd audio, 1 dvd, 1 poster a tre ante, una stampa firmata dai 2 fondatori, una spilla celebrativa e booklet di 44 pagine con la storia del gruppo. Per parlarci di questa imponente uscita discografica saranno con noi il Produttore Renato Marengo e il fondatore della storica band, il pianista e compositore Alfredo Tisocco.
Il 20 settembre prossimo alle 22.30 gli Opus Avantra – dopo l’intro alle 21.30 de La la Grazia Obliqua – saranno a Roma al Progressivamente Free Festival 2023 (indirizzo), l’appuntamento per la direzione artistica di Guido Bellachioma all’interno dell’edizione 2023 di Jazz & Image. Il concerto verrà aperto da Alfredo Tisocco che eseguirà al pianoforte alcuni brani tratti da due nuove produzioni pubblicate anche in Giappone: Atmosfere e Armonie e Studi Enefonici. Per gli Opus Avantra sarà l’occasione per tornare nella Capitale per presentare Loucos, l’ultima creatura della formazione e per annunciare l’uscita di Box Collection/ Opus 48, il tanto atteso cofanetto che – in tiratura limitata – raccoglie tutti i cinque album di questo storico progetto guidato dalla voce di Donella Del Monaco, dal pianista Alfredo Tisocco, il musicista e curatore Alan Bedin con la collaborazione immancabile di Renato Marengo. Al loro fianco alcuni ospiti veramente illustri: a partire da Tony Esposito, già ospite fin dal primo album degli Opus. Ma anche Lino Vairetti degli Osanna, Jenny Sorrenti fondatrice dei Saint Jus con Stefano Vicarelli de La Batteria/ Fonderia. Per gli Opus saliranno sul palco, a fianco ai fondatori e musicisti Donella Del Monaco voce a Tisocco al pianoforte, con alle spalle le inconfondibili arcate, uniche al mondo, del Colosseo: Alan Bedin (tarang, voce e arrangiamenti), Mauro Martello (flauto e sax), Edoardo Piccolo (electronic & synt-bass), Sasà Flauto (chitarra), Andrea De Nardi alle tastiere.
Gli Opus Avantra, nel loro magico connubio fra avanguardia e tradizione così radicalmente scritto nel loro nome, mescolano anche oggi in questo loro nuovo lavoro mondi vicini e lontani: classica, contemporanea, jazz, rock, tradizione ed etnica. Manifesto, prima ancora che progetto musicale, attualissimo quanto scrivevano in quel “vicinissimo” 1973: ”Il nostro insieme musicale nasce da una esigenza di superamento dello stato di impasse in cui si trova il mondo musicale oggi. Possiamo infatti constatare che il mondo musicale, oggi è suddiviso in vari settori fra loro incomunicabili, strettamente legati alle stratificazioni socio culturali. Tale pluralismo tende a riprodursi, provocando situazioni sempre più mistificanti in quanto evitano di risolvere la frustrante condizione attuale di atomizzazione dell’individuo. (…) Senza negare la validità di certa musica contemporanea (ma anzi recependola) né i tentativi di alcuni gruppi pop, (ma anche senza nessun complesso verso le esperienze del passato) la nostra intenzione si rivolge essenzialmente al recupero di quel rapporto fondamentale e imprescindibile fra arte e popolo”.
Alan Bedin, DHR Vocale® Laboratorio di musica vocale d’insieme
Il 10 settembre 2023 a Valmarana, sede dell’associazione aps Hanuman e Scuola di Musica e Danza Indiana, si svolgerà il nuovo laboratorio di musica vocale d’insieme a cura di Alan Bedin con sessione mattutina e pomeridiana dove si approfondirà un tema molto importante per liberare la Voce-Azione, formula con cui il performer dà vita alla propria arte vocale.
Alan Bedin in “Opus Avantra, Loucos” Riverside, Roma 2023
Il timbro condiviso e l’improvvisazione: si svilupperà e si spiegherà la Voce oggettiva e la Voce soggettiva per proteggerci e non essere vittime dei nostri ascolti (abituali o imposti). Attraverso i fondamenti dal canto libero popolare (europeo ed extra-europeo) si apprenderà la capacità di generare e identificare il nostro “DHR vocale”®Alan Bedin 2022, il dharma vocale che permette di mantenenere e sostenere la nostra manifestazione nell’arte musicale. “Analizzare la nostra identità nel Nāda, cercare il nostro spazio nel Suono” [Alan Bedin]
Quota di partecipazione: 50,00 € – pausa pranzo libera / al sacco
Il Workshop di Alan BEDIN: “La Musica vocale di Demetrio Stratos” Corso di canto moderno e contemporaneo è riuscito riunire più di venti corsisti, e al pomeriggio anche uditori per trasformare una giornata didattica in un tavolo di discussione a 360° gradi sullo strumento più affascinante, essenziale, intimo, sostanziale mai suonato dall’uomo. Un Harmonium indiano, un giradischi, una tastiera, tre microfoni, una lavagna… Un orchestra di parole, note e atomi del Suono… Esatto! Tanti armonici per risvegliare lo strumento più importante del cantante e dello studioso della voce: l’orecchio. Dalla respirazione alla visualizzazione di capsule onomatopeiche per visualizzare risonatori e formanti. Sei ore di master per studiare a pieno l’ultima performance vocale di Stratos e trasformarla in didattica.
“Un ringraziamento particolare all’amico Alberto Antolini, referente per l’Ass. culturale di Forlimpopoli “Dai De Jazz aps” per aver permesso la realizzazione di una giornata unica per il canto e respirazione funzionale alla voce. Voglio riportare qui sotto gli appunti della cantante Sara Ghtami annotati durante la mia lezione… Lo considero un risultato raggiunto, grazie a tutti”. [Alan Bedin]
“La voce esiste già, e usa il nostro corpo per manifestarsi”
miglioramento della capacità di ascolto
maggiore percezione degli armonici nella voce cantata
miglioramento dell’intonazione e delle componenti armoniche nella voce, utilizzo ottimale dei risuonatori
produzione di suoni più penetranti dando un effetto di corporeità alla voce
generale benessere psico-fisico: “Quando dico che cantare fa bene, intendo proprio questo”.
Foto di gruppo dei corsisti rimasti in sala per l’attestazione di fine giornata
Alberto Antolini, organizzatore della giornata e amico storico di Demetrio Stratos e del gruppo Area, Alan Bedin, insegnante e performer
Alla pesentazione del suo libro ‘Volevo lavorare “dentro i dischi” l’incontro con l’autore, un esempio indelebile di discografico italiano. Vi presento Domenico Paganelli: una vita da produttore artistico e discografico.
50 anni di storia della musica italiana raccontati attraverso storie e aneddoti che mostrano i lati più nascosti e intimi del rapporto umano con grandi artisti ed esponenti del mondo dello spettacolo. Al di là del semplice racconto, questo libro offre a tutti coloro che ambiscono a entrare in questo mondo come artisti o addetti ai lavori (e in particolar modo ai più giovani), moltissimi spunti di riflessione sulle dinamiche che da sempre governano questo ambiente in continua evoluzione.
“Oggi nella primavera 2022 ho sessantasette anni e mi sento ancora un ragazzo pieno di interessi e curiosità. Prima di diventare un vecchio borbottone che approfitta di ogni momento possibile per raccontare la sua vita accanto a grossi personaggi della musica e dello spettacolo, ho preferito scrivere questo libro, così se qualcuno vorrà sapere qualcosa di me, se ne avrà voglia, potrà leggersi questa mia avventura dettagliata nel tempo. I fatti e i nomi sono assolutamente reali e, visto che mi sono affidato quasi totalmente alla memoria, mi scuso per eventuali imprecisioni e omissioni. So bene di essere stato un privilegiato, che ha potuto realizzare il sogno della sua vita lavorando nel centro della musica e camminando con artisti incredibili, che mi hanno insegnato tantissimo. Da ragazzo avrei dato qualsiasi cosa, per rovistare nella musica affiancando artisti che conoscevo solo grazie alla te- levisione, ai concerti, oppure per la foto sulle copertine dei 45 e 33 giri. Ho iniziato a scrivere il racconto nell’agosto 2009 nella mia casa di Villanova d’Albenga, per poi farlo crescere nella mia casa di Milano e così, via via, un po’ qui e un po’ là, fino al termine della prima edizione pubblicata nell’autunno 2010. Ho tentato di realizzare una sorta di diario temporale musicale, per poter dare un senso compiuto agli eventi, per cercare di far immaginare l’atmosfera dei vari decenni, dal mio mitico mangiadischi degli anni 60 ai miei concerti avventurosi nell’epoca post ’68 o dei primi anni ’70, con gli immancabili lacrimogeni ad ogni manifestazione musicale importante. Continuando poi dal ’71, quando iniziavo ad entrare nel mondo della musica riuscendo solo a fermarmi alla crosta esterna, fino al ’77, quando per la prima volta riusci ad aprirmi un varco più profondo fin nel cuore della musica, entrando alla RCA. Il titolo è dovuto a più di un amico che quando lavoravo in negozio alle Messaggerie Musicali, mi chiedeva lo sconto perché, a detta loro, io “lavoravo dentro nei dischi”. Dentro e fuori dalla musica che conta, come quel periodo ombroso dietro a un’impolverata scrivania in un magazzino di periferia alla Panarecord, il punto più basso da quando mi lasciarono a casa dal negozio della Ricordi nel 1975. Il top di allora furono i miei quattro anni alla RCA, dove mi trovai di colpo a lavorare con i più grossi artisti italiani (1977-1981), cui seguì però il periodo più basso appena descritto. La risalita cominciò entrando nella grande famiglia della Peer Southern alla direzione artistica, che fu una grossa scuola preparatoria per me, ma l’apoteosi arrivò con i miei diciassette anni alla direzione artistica della mia grande EMI. Un diario costringe a continui fatti con nomi, date e luoghi, per cui la fluidità del racconto sicuramente ne risentirà, ma la mia speranza è quella di aver scritto qualcosa che possa dare un’idea di una visione dall’interno degli uffici di una casa discografica, soprattutto per chi non conosce questo mondo e, cosa non meno importante, lo stato d’animo di un ragazzo che ha mischiato il suo lavoro con il suo hobby preferito, la musica. Voglio inoltre dire grazie a tutte le persone che hanno creduto in me e hanno reso possibile questo mio percorso e sono davvero tante, sia tra i miei superiori o colleghi e tra gli artisti. A quelle poche invece che hanno cercato di mettersi di traverso creandomi qualche difficoltà, voglio dire che io, come un giocatore di rugby con grinta e spalle grosse, sono riuscito a raggiungere la meta, non porto rancore contro nessuno, anzi le difficoltà mi hanno rafforzato. Sono stato un fortunato “pastore di dinosauri”, una razza di artisti che rischia veramente l’estinzione e quando per decenni si parlerà di loro, sarà banale, ma qualche piccolo, piccolissimo, microscopico merito, l’avrò avuto anch’io. Dedico questo lavoro alla mia famiglia d’origine, a mio fratello che fin da piccolo, a Bergamo, mi ha inondato di musica e insegnato a strimpellare la mia prima chitarra, a scrivere canzoni e a suonare stando su un palco nel suo gruppo, i Pako Pako, e come essere affidabili nel lavoro. Ringrazio il grande giornalista Maurizio Becker per la prefazione del libro, così sentita e appassionata, che mi ha realmente commosso. Spero di essermela meritata. Grazie a Vasco Rossi, Angelo Branduardi, Francesco Guccini, Dori Ghezzi che mi hanno riempito d’orgoglio, Roberto Vecchioni perché mi ha scosso dentro e la famiglia di Rino Gaetano per le belle parole. Un sentito ringraziamento allo storico discografico Stefano Senardi, al giornalista, autore e regista Giorgio Verdelli, a Vittorio Costa, avvocato di grossi artisti, a Massimo Cotto, giornalista e scrittore e a Giordano Sangiorgi, patron del meeting delle etichette indipendenti. Grazie a Germano Dantone (Dantone Edizioni) per aver creduto in questo progetto. Ringrazio infine la giornalista Sonja Annibaldi per il suo prezioso apporto stilistico al libro e per i suoi competenti consigli”.
Mimmo Paganelli, da sempre scopritore di talenti, un monmento dell’azienda
Vasco Rossi
Un bravo discografico, un simpatico compagno, un grande amico
Francesco Guccini
La statura di Mimmo sta nelle responsabilità prese di persona, nel suo amore per il bello
Roberto Vecchioni
Un ottimo produttore, riesce a leggere l’interno della musica e a estrarla
JAZZaFORLI’ Musica per libere menti 4a Edizione dal 30 ottobre al 19 novembre Domenica 13 novembre 2022– Fabbrica delle Candele, Forlì – ore 9.30 Workshop di Alan BEDIN: “La Musica vocale di Demetrio Stratos” Corso di canto moderno e contemporaneo.
Il corso, rivolto a cantanti di ogni livello, sarà a numero chiuso per gli allievi effettivi (in numero di 30) ed illimitato per gli uditori. Durata del workshop: 6 ore. Orario: dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 18.00. L’scrizione è gratuita. Per iscriversi inviare una mail a: alberto.antolini.55@gmail.com – oppure un SMS o un messaggio WhatsApp al +39 329 4234097
“(…) Dal canto armonico alla musica extra europea (indiana), alla scoperta del “Suono” attraverso tabelle comparative delle note nei diversi sistemi musicali, ai valori semantici degli intervalli musicali, alla visualizzazione della “Voce”, il corso è un’esperienza didattica rivolta a tutti coloro che vogliono conoscere a fondo la propria voce con o senza una preparazione precedente. Un percorso interiore da affiancare alla propria disciplina, dal canto al teatro”. (Alan Bedin)
Illustrazione di Osvaldo Casanova in esclusiva per alanbedin.com
L’esigenza di approfondire l’atto artistico della “Voce Stratos” comporta l’opportunità di rivalutare e tramutare l’operosità vocale di chi canta in un’attività di profilo propedeutico e pedagogico che, attraverso la visualizzazione di un mapping gestito dall’uso cosciente di formule fonosimboliche (onomatopeiche) unite alle note, aiuterà ad affrontare, ad esempio, il cambio di registro come gli atteggiamenti e i meccanismi scorretti fuori dalla propria confort zone. La riflessione sullo strumento-voce di Demetrio Stratos può, infatti, giocare un ruolo importante nel processo di formazione di un “artista vocale”. La sicurezza e la consapevolezza del suono del musicista greco è oggi un elemento culturale da assimilare e condividere con responsabilità: si tratta di un modo di emettere e ascoltare la propria voce disgiunta dallo scritto e dalla parola. Raggiungere la propria Eufonia significa conoscere (eu) la propria voce (fonia), creare un equilibrio armonico dei nostri suoni (canto difonico) attraverso la respirazione funzionale e il consapevole reclutamento dei nostri risonatori, elementi fondamentali per la proiezione del proprio “suono”.
Manoscritto di Demetrio Stratos dedicato a Alan Bedin dal M° TranQuang Hai
Analizzare e studiare insieme la “Voce” di Stratos significa fondere diversi sistemi formativi e didattici non solo strettamente musicali: il suo aver unito la cultura musicale occidentale a quella extra europea permette di offrire ai partecipanti al workshop una dimensione estetica in cui l’applicazione del metodo porta sia ad una nuova forma di pensiero, che ad una nuova dimensione percettiva ed emozionale del Suono/Voce. L’esperienza artistico/musicale di Demetrio Stratos rappresenta, dunque, un vero modello di formazione culturale del cantante e del musicista moderno contemporaneo, un percorso vocale strumentale funzionale per chi vuole ampliare la propria conoscenza verso una nuova prospettiva che apra l’orizzonte creativo.
ALLA FINE DEL CORSO SARA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE
Il comeback di Opus Avantra, con un’opera trasversale e dirompente che farebbe gioire Franco Battiato.
Maurizio Baiata
Nell’accingermi a intervistare Donella Del Monaco e Alfredo Tisocco, ovvero Opus Avantra, il pensiero andava a Giorgio Gaslini, pioniere della musica “totale” che incontrò l’avversione del mainstream, classico e jazzistico. Per Donella, il suo compagno di vita Giorgio Bisotto (scomparso da alcuni anni) e Renato Marengo, la storia è stata simile. La coppia fondò con loro un mini ensemble d’importanza epica per la musica dei primi anni Settanta, con due album lirici e inquietanti, venati da pulsioni trasgressive che stracciavano il pentagramma. Dopo mezzo secolo, abbiamo l’onore di parlare con Opus Avantra, che torna sulle scene con LOUCOS Nel Luogo Magico, opera immaginifica, trasversale e dirompente in un saliscendi elettroacustico intimo e ribelle, a costituire un “concept” che farebbe gioire il nostro Franco Battiato. L’organico si regge sulla figura fondante del produttore artistico Renato Marengo e su fonti e approdi fra la dimensione vocale quantica di Donella Del Monaco e la struggente vena compositiva e strumentale di Alfredo Tisocco. Ne parleremo anche nel prossimo numero di ‘Classic Rock’.
Donella Del Monaco durante la presentazione a Chez Donella, Treviso il 29.09.2022
Donella, ci eravamo lasciati a Roma tempo fa, ricordi? Donella: Si, alla presentazione di ROSA ROSAE. Ma questo LOUCOS è più vario ed emozionante. Il primo brano mi ha folgorato. D: E Nel luogo magico, che dà titolo all’album… Il vostro primo album è il mitico omonimo del ’74. Il secondo, del ’75, è LORD CROMWELL PLAYS SUITE FOR SEVEN VICES. Alfredo Tisocco: E il terzo, STRATA, era pronto per il ’78, ma purtroppo la Cramps ha avuto problemi e noi l’abbiamo rilevata creando la Artis, che lo ha pubblicato nell’89. Poi nel ’96 è uscito LYRICS, dove c’è Il pavone, sul quale poi rapperà poeticamente Claver Gold, che, in questo disco, duetta nuovamente con Donella in ‘Prima o poi ricorderai’.
Alfredo Tisocco durante la presentazione a Chez Donella, Treviso il 29.09.2022
L’ultimo brano, La danza della luce, è travolgente. Molto ipnotico. Donella: Anche un po’ … diabolico. Alfredo Tisocco: Qui la base ritmica è nuovamente di Tony Esposito. Poi in ‘Aisha’ sentirai la voce registrata di Giorgio Bisotto, e poi ancora Alan Bedin al canto e al tarang indiano e i fiati di Mauro Martello. Ultim’ora… Donella: Entro novembre uscirà un box a tiratura limitata contenente l’opera omnia degli Opus Avantra, ovvero LOUCOS e tutti gli album che abbiamo appena menzionato, con supporti editoriali e fotografici inediti.
Il 2 ottobre al teatro Masini di Faenza, nell’ambito del MEI diretto da Giordano Sangiorgi, ci saranno performance live di Donella e Tisocco nella formazione dei primi momenti.
Il nuovo cd jewel box di Opus Avantra “Loucos. Nel Luogo magico”
Ne scrissi nel 1977, collocandoli “sui versanti dell’avanguardia contemporanea”, e forse ero nel giusto se oggi il respiro degli Opus Avantra è consonante con i Dead Can Dance nella combinazione fra le voci di Donella Del Monaco e Liza Gerrard e nell’impianto elettro-etnico nelle mani sagge di Alfredo Tisocco e Brendan Perry. Brividi già nella mini suite d’apertura, fra Sigur Ros e i King Crimson di ISLANDS, poi Canto veneziano a fare eco alla chanson française, quindi le Variazioni veneziane con una Donella astrale sino al maestoso finale, il brillio blues di Venezia e il mare e la giocosità danzante di Soft Memory Tango. Questo album ti porta in un luogo magico: sul lato oscuro della luna. [Maurizio Baiata, Classical Rock #118 2022]
Ricordando Stratos e compagni oggi a Castello di Arzignano [Domenica 11 Settembre 2022 Il Giornale di Vicenza, Stefano Rossi]
Alan Bedin, Fabio Russo, Milco Merloni, Christian Chicco Capiozzo, Daniele Santimone
Sono passati esattamente 48 anni dallo storico concerto del 22 giugno 1974 degli Area ad Arzignano, tenutosi allo stadio Dal Molin per la Rassegna di Musica Pop d’Avanguardia. Il gruppo, tra i simboli più innovativi e sperimentali della nostra controcultura, ha lasciato senza dubbio un segno indelebile nella storia della musica italiana (e non solo). Ma anche nella memoria di chi, quel 22 giugno, era a vedere quel concerto. Ben netta era, all’epoca, la divisione tra generi musicali “tradizionali” e il rock (in questo caso sperimentale) che stava sempre più prendendo piede.
Il Giornale di Vicenza, Arzignano Domenica 16 giugno 1974
E adesso quella leggenda ritorna proprio ad Arzignano,al Castello, domenica 11 settembre alle 21 (ingresso gratuito), grazie alla formazione Hommage à Area, band voluta da Christian Capiozzo (batteria), figlio di Giulio che fu tra i fondatori degli Area. Con lui sul palco ci saranno Daniele Santimone alla chitarra, Fabio Russo alle tastiere e synth Arp Odyssey, Milko Merloni al basso e, dulcis in fundo, il cantante vicentino Alan Bedin (voce ed effettistica). Quest’ultimo ormai da anni segue le orme, sia dal punto di vista artistico che storico, di Demetrio Stratos, tanto da essere interpellato alcuni anni fa dal curatore della collana “Prog Rock Italiano” della De Agostini, Guido Bellachioma, a partecipare al coordinamento tecnico per la pubblicazione di “Demetrio Stratos, Live”, con la registrazione di una serata che Stratos tenne il 4 febbraio 1979 al Teatro San Leonardo di Bologna che era stata appena ritrovata. Nel corso del concerto odierno ad Arzignano verrà proposto un repertorio rappresentativo del gruppo, con tutti i cavalli di battaglia della band: “Luglio agosto settembre (nero)”, “L’elefante bianco”, “La mela di Odessa”, “Cometa rossa” solo per fare qualche esempio. Christian Capiozzo, cresciuto al fianco di tale padre batterista, si è messo in luce sin da giovanissimo per la diversa concezione di intendere lo strumento, in maniera non solo ritmica ma anche melodica. Un musicista versatile che si inserisce nei diversi generi musicali con personalità; compositore a sua volta, ha all’attivo diversi dischi come leader e come session man. Ma ha sempre, comunque voluto rendere omaggio al padre e a quella creatura, gli Area, che aveva fondato con altri sognatori, che avevano percorso strade innovative e sperimentali in un periodo assai fervido anche per il panorama musicale italiano. Il batterista, però, voleva esprimersi in un contesto musicale senza confini, andando oltretutto controcorrente rispetto al mercato discografico dell’epoca.
Valmarana, ora del tramonto. La valle sottostante pare un presepe. Immobile, silenziosa e puntinata di luci colorate. Gli alberi nel boschetto si stagliano verso la sera incipiente. Campane tubolari risuonano mosse da un vento leggero. Alan sorride e ci dà il benvenuto nel suo mondo. Da qui, messere, si domina la valle. E si dominano anche molti inutili orpelli di una modernità che Bedin rifugge. Ma senza lo snobismo di chi non partecipa al circo contemporaneo, ma con la calma e la serenità di chi semplicemente ha trovato la sua dimensione. Ed è una dimensione di comunione con corpo e spirito, innanzitutto una scelta naturale di valori.
Alan Bedin. Studio-casa Hanuman a Valmarana (VI)
Il percorso che Alan Bedin ha intrapreso negli ultimi anni, sposa spiritualità a musica, insegnamento a collaborazioni, comunità a ricerca personale. Un punto di arrivo (che non è mai una fine) dopo anni e anni di musica. Di lui si può infatti dire sia una vecchia volpe della scena vicentina. Fu voce solista nei “Sinergia”, più di vent’anni fa. Un collettivo che proponeva una miscela di prog, beat italiano e una sezione fiati spettacolare. Vinsero un “Sanremo Giovani” e pubblicarono un album “Mr. Freud” in cui classicità e ricerca cercavano una strada comune. Poi ci furono i lunghi anni in Cramps Records come direttore artistico. Attraverso la storica etichetta, Alan approfondisce l’amore puro per artisti come Demetrio Stratos o John Cage e per la scena prog italiana anni settanta. Un modo alternativo di concepire il progetto musicale, un approccio più intellettuale e filosofico. Le collaborazioni sono tantissime: Paolo Tofani, Ares Tavolazzi, Mauro Pagani, il gruppo d’avanguardia Opus Avantra. Poi viene l’esperienza de Il Magnetofono, trio jazzy italiano di musica d’autore, con il quale ha realizzato più di 300 concerti. Ma per la biografia vi rimandiamo al suo sito. Quello che conta è il qui ed ora, e si chiama “Hanuman”: scuola di musica e danza indiana. Entriamo nel suo studio, ci togliamo le scarpe, vediamo le immagini di Krishna sulle pareti. Ci sediamo.
Alan Bedin, Mauro Pagani. Hommage à Area, Cometa Rossa Alan Bedin e Mauro Pagani. Ghironda e violino per il tributo di Demetrio Stratos
Alan Bedin è un calmo fiume in piena. La passione e la gioia lo rappresentano. Non è il freak che ha trovato la religione indiana come stile di vita anticonformista o per nostalgia hippy o per emulare George Harrison. La ricerca di Alan è stata spontanea, ed è partita dalla musica, anzi, dalla voce. E da una sorta di classicismo legato alla storia dei gruppi della grande stagione del pop italiano. “Ristampare prog adesso è fare diffusione culturale, è riprendere due grandi scuole della musica italiana, è diffondere la storia dell’arte. Vi era un tempo in cui l’avanguardia in musica univa le culture più alte in maniera sinergica. Pensiamo solo alle Stelle di Mario Schifano. Successivamente nacquero due grandi scuole: il conservatorismo e la scena contemporanea avanguardistica o acusmatica, ed in questo, la voce italiana non anglofona ha portato uno strano effetto”.
Alan Bedin, Paolo Tofani, Christian Capiozzo. Area Reunion, Milano
Prosegue Alan:” l’Italia è tra i paesi in cui l’importanza della contaminazione delle arti ha avuto maggiore cittadinanza. E in particolar modo il mondo rappresentato dalle arti orientali. Nella musica orientale (musica modale orientale) non c’è più l’armonia, quel che vince è la melodia perché se una nota è continua e non ci sono più accordi, la voce diventa totale. La cultura sta cambiando. La musica più antica sta diventando moderna. Un retaggio che viene da Scelsi, Berio, dalla musica circolare, e che si collega alla musica indiana ciclica e rotativa. Il concetto chiave è quello di bordone, in cui si creano degli intervalli (raga) da noi dette “identità musicali”. Non c’è ego. Non conta affatto sapere quante note fare, quel che conta è sapere quali fare”.
Partho Sarothy, allievo di Ravi Shankar e Alan Bedin. Hanuman La Scuola di Musica e Danza Indiana, Vicenza
“Sono partito dal futurismo, dal rumore, da Marinetti e Pratella; Daniele Lombardi mi ha ufficializzato come futurista. Andavo a studiare la declamazione futurista. Ho capito che quello che mi interessava era arrivare al suono, all’essenza, al totale. Oggi qui da me vengono persone da tutta Italia per vivere una full immersion di musica italiana a capire l’arrangiamento delle diverse strutture. Ma lo trovi anche nel rock. Gente come PJ Harvey o Bjork o i Radiohead, tutti hanno studiato musica indiana. Per non parlare di Terry Riley o di Philip Glass”.
Mel Collins (King Crimson), Alan Bedin. Festival Vama Veche, Mar Nero
“Siamo imprigionati dalla triade dei soliti accordi, mentre senza alcun accordo e con una sola nota riusciamo ad essere liquidi, fuori dal sistema temperato e cromatico, e in questa liquidità io insegno. La laringe si rilassa, vi è un aspetto fisiologico fondamentale che porta la persona come “dentro” al suono per diventare alla fine più sensibile. Il cantante è lo strumentista più importante perché, se ci pensi, tutti gli strumenti cercano la voce. Ma chi strumentalizza la persona umana? Lo yoga, il nada, lo studio del suono. Immergersi in tutto questo è trovare l’essenza”.
Alan Bedin, Hare Krishna. Un sorriso infinitamente affascinante. Centro per la diffusione dello Yoga A.s.d. Scuola di Yoga Integrale – Metodo SãgarYoga®, Toscolano Maderno, Brescia
Fin dai tempi dei Sinergia, Bedin era interessato al bordone e alla voce come elemento principe. La dedizione verso Demetrio Stratos si sposava già con la passione per strumenti come la ghironda. Il suo percorso, se letto in successione, è lineare e coerente. Dal prog a Stratos, dal canto armonico ai raga, quindi all’India ed il suo mondo, e la sua religione. Dal punto di vista spirituale, Alan ha sposato la cultura hare krishna come forma della spiritualità indù. “Percepisco ogni divinità come forma musicale. Esiste una corrispondenza nella trimurti indiana (Brahma, Vishnu e Shiva) come le tre fasi in cui si crea, si conserva e si distrugge: questa dimensione mi fa scoprire sempre cose nuove”. “Quel che dico sempre ai ragazzi a cui insegno è: non suonare per te ma suona per il suono, la musica esiste e usa il tuo corpo per rivelarsi. Sento molto la tradizione della scuola orale, dell’insegnamento da maestro ad allievo. Ho 40 studenti in tutta italia. Tutti arrivano qui a Valmarana e la amano, ne conoscono la gente e le anime. Uso il sistema della musica indiana insieme a quello occidentale. Ho un mio metodo, che spiego in un libro che uscirà a breve.”.
Alan Bedin e il suo Sur Saji Tarang costruito dal maestro liutaio indiano Dharmapal Kedar di Mumbai, India
Non solo India nella vita artistica di Alan Bedin. È consulente artistico della Artis records. Ha curato la guida definitiva all’ascolto per un vinile inedito di Demetrio Stratos pubblicato da De Agostini. Ha un progetto che comprende le ristampe di alcuni titoli del catalogo Cramps. In Giappone ha pubblicato gli Opus Avantra nel cui ultimo disco, tra l’altro, compare anche lui insieme a Tony Esposito. Sta lavorando ad un suo disco in italiano, cantato, in cui unire il pop all’India. Ha una pubblicazione all’orizzonte a nome “Vīra” (sanscrito per “coraggio”) di musica totale con musicisti indiani e italiani. “Sono un figlio del suono. Non c’è suono che il cervello non sappia riprodurre se almeno una volta l’ha sentito. Il suono cura il corpo. E lo so bene, visto che insegno suonare la voce partendo dalla respirazione funzionale fino al canto moderno contemporaneo, nāda yoga. Usare la propria voce e non voler somigliare a qualcun altro. Non si canta ‘come’, ma ‘perché. Non serve il pezzo di carta, serve l’anima. Serve usare la propria voce e non voler somigliare a qualcun altro. E non serve il pezzo di carta, serve l’anima. Alla fine la mia vita è il mio lavoro”.
Alan Bedin editing, arragiamenti elettronici, acusmatica, Sur Saj Tarang®, voce e testo in “Venezia e il mare”, “Visione Aliena”, “Danza della Luce”,“Lido Promenade”
Gli Opus Avantra tornano con Loucos – Nel Luogo Magico. Esce per Artis Records [Cramps Music srl] Loucos. Nel Luogo Magico , il ritorno alla discografia del nucleo storico degli Opus Avantra capeggiati dalla voce inconfondibile di Donella Del Monaco e dai virtuosismi di Alfredo Tisocco al pianoforte e alla composizione, fondatori con Giorgio Bisotto, il filosofo del gruppo, che, anche se ci ha lasciati prematuramente, è presente oltre che con il suo grande spirito artistico, con la sua voce registrata.
Con loro l’altro fondatore, Renato Marengo, sin dall’inizio alla produzione, esattamente come 48 anni fa. L’album, Loucos che uscirà in digitale contemporaneamente in Giappone (lic. ULTRA Vybe Records), in Italia e su tutte le piattaforme internazionali, verrà a far parte di un corposo Box (a tiratura limitata nel primo semestre 2022). Il box, oltre a questo suggestivo lavoro conterrà altri quattro storici album, per un totale di cinque, di questo gruppo che è nato come movimento musicale prima ancora che come progetto artistico: Introspezione (1974), Lord Cromwell (1975), Strata (1977-89 ) e Lyrics (1995) . Gli Opus Avantra, nel loro magico connubio fra avanguardia e tradizione così radicalmente scritto nel loro nome, mescolano anche oggi in questo loro nuovo lavoro mondi vicini e lontani: classica, contemporanea, jazz, rock, tradizione ed etnica. Come recitava l’attualissimo Manifesto scritto in quel “vicinissimo” 1973:”Il nostro insieme musicale nasce da una esigenza di superamento dello stato di impasse in cui si trova il mondo musicale oggi. Possiamo infatti constatare che il mondo musicale, oggi è suddiviso in vari settori fra loro incomunicabili, legati alle stratificazioni socio culturali. Tale pluralismo tende a riprodursi, provocando situazioni sempre più mistificanti in quanto evitano di risolvere la frustrante condizione attuale di atomizzazione dell’individuo. (…) Senza negare la validità di certa musica contemporanea (ma anzi recependola) né i tentativi di alcuni gruppi pop, (ma anche senza nessun complesso verso le esperienze) la nostra si rivolge insieme al recupero di quel rapporto fondamentale e imprescindibile fra arte e popolo”. Proprio in questa prospettiva fra gli artisti che gravitano attorno al canto di Donella Del Monaco e alle tastiere di Alfredo Tisocco troviamo musicisti, di ieri e di oggi, solo pregiudizialmente tanto lontani fra di loro: c’è infatti il ritorno di Tony Esposito con le sue percussioni ei suoi suoni che, già negli anni ’70 aveva una fortissima virata verso la significato, un ritorno che ci ricorda quanto sia breve la distanza fra Venezia e Napoli, due città di mare, due popoli di naviganti prede di corsari e saraceni, una vicinanza che spalanca le porte ai ritmi sincopati dal sapore balcanico e assieme al martellare impetuoso dei tamburi e delle tammorre afro napoletane. E c’è anche Claver Gold che rappa poeticamente assieme a Donella e conduce inevitabilmente il progetto verso i suoni dell’oggi. E poi c’è la fondamentale collaborazione di Alan Bedin alla voce e al tarang indiano, agli arrangiamenti elettronici molto attuali, che ha messo le sue mani esperte anche nei missaggi curati da Nicola Frigo e da Stefano Bruzzolo. E il flauto, sempre perfettamente in bilico, assieme anche al sax, tra classico e rock di Mauro Martello. E ancora altri solisti d’eccezione alcuni dei quali già da tempo, come Mauro, con Donella in Opus, come Laura Balbinot al violoncello e Damiano Bacchin al violino, Pietro Bertelli e Valerio Galla alle percussioni, Mirko Satto alla fisarmonica , Andrea De Nardi al basso e Synt. Ma in questo Loucos vi è pure un grande rinforzo alla zona classica che percorre un po’ tutto il disco, con l’Evolution Tempo Ensemble diretto dal maestro rumeno George Natsis e la formazione di archi Passione Cvartet di Bucarest, spesso sul palco con Tisocco. Molteplici i filoni che si incontrano in questo lavoro: c’è l’amore incondizionato per Venezia e per la sua Laguna ben presente in tracce come Nel Luogo Magico , Canto Veneziano, Variazioni Venezian e, Riflessi d’Acqua , Ballata sulla Luna , Venezia e il mare, Lido Promenade e Danza della luce . Giorgio Bisotto, come si diceva, in questo nuovo disco degli Opus Avantra è presente in voce con il brano Aisha Intoccabile un suo racconto vibrante che narra dolorosamente di un evento drammatico e di bruciante attualità che lo segnò profondamente quando, “per pene d’amore”, si era arruolato nella Legione Straniera: là in Algeria aveva scoperto la tenerezza segreta per una giovanissima algerina, Aisha, che fu barbaramente uccisa dalla sua stessa famiglia a causa della sua fuga da un marito imposto e non proprio voluto, dopo aver realizzato la fuga presso la foresteria della Legione. Centrale l’omaggio, sempre in sintonia col Movimento musicale, a due grandissimi della musica come Riz Ortolani e Cesare Andrea Bixio. Il primo, Ortolani, con il coraggioso riarrangiamento di Now And Then, uscito con un bellissimo videoclip già al Mei di Faenza, che vanta gli inserti di Claver Gold. Il secondo, Bixio, con la rilettura personalissima, con un suggestivo preludio al pianoforte nell’interpretazione di Paolo Troncon, di Cette chanson si tendre, un brano in francese scritto negli anni ’30 da CA Bixio proprio per la celebre soubrette francese Mistinguett. Poi ci sono i momenti intimi e raccolti come, oltre alla stessa Cette chanson si tendre : Tempo Infinito, Aisha intoccabile, The Last Sky, Prima o poi ricorderai, Visione Alien a e Soft memory Tango . Le foto di copertina e del libretto sono del fotografo veneziano Marco Sitran. Profondo, oggi come allora, l’obiettivo di poter cambiare il mondo grazie alla musica che, molto oltre l’essere piacere e bellezza, sa entrare nelle fibre della memoria e divenire un elemento identitario di una persona o di una generazione o di un popolo. Oggi questo anelito al cambiamento è scritto proprio fra le righe dell’omaggio alla Laguna di Venezia dove trapela un monito che vuole ricordare la fragilità dell’eco-sistema che si sta manifestando su tutto il pianeta. Ora l’intera Umanità non ha più tempo, deve agire responsabilmente per rispettare la Natura con l’uso dell’Energia verde rigenerabile, a difesa dell’Aria che respiriamo, dell’Acqua che beviamo, della Terra che ci nutre con i suoi frutti e del Fuoco che ci dà l’Energia per la Vita.
[(c)Alan Bedin 2021, coord. artistico e performativo. Guida all’ascolto realizzata da Alan Bedin per l’inedito di Demetrio Stratos, collana in vinile “Prog Rock Italiano”, De Agostini]
Come espresso da Aldo Colonetti in una pubblicazione della Cramps curata da Gianni Sassi, possiamo definire il percorso di Demetrio come una ‘trasgressione consapevole’ quell’essenza che costruisce la grande regola delle espressioni artistiche del 900’. Il suo essere poliglotta, l’approccio estremo al ‘rumore-suono’ lo ha predisposto a conoscere da vicino la musica classica indiana, iraniana, cinese. Quindi prima l’identificazione e poi l’assimilazione della qualità proiettiva delle cavità risonanziali (risonatori), elementi fondamentali per differenziare la struttura spettrale armonica delle strutture vibranti del cantante. Il carattere multifonico di Stratos si accosta alla tradizione centroasiatica ed è connesso a tecniche di spostamento dei rapporti morfovolumetrici all’interno della bocca durante l’emissione di un suono nasale continuo (N). Quindi la sovrapposizione di vocali continue che cambiano in continuazione, allo stesso modo le stesse declinate con più interpretazioni grazie alla lingua (L) in movimento all’interno della bocca, agile nel palato duro come un dito di un musicista sulla corda del suo strumento.
Illustrazione di Osvaldo Casanova in esclusiva per alanbedin.com
Lato A 0 – 4’02” VOCE LIQUIDA Iprotusione e arrotondamento del fonema vocalico (U) + (I) Passaggi di avvicinamento (U) e allontanamento (I) delle commissioni labbiali Realizzazione del fonema consonantico (L) Passaggi da suono dentale a alveolare (condizione di riposo) a palatale (dorso linguale)
Le prime cinque tracce di questa pubblicazione sono originariamente custodite in un unico nome: Investigazioni (Diplofonie e Triplofonie). Il coordinamento artistico ha volutamente suddividere in titoli la prima parte della performance per valorizzare a pieno le diverse tecniche e atteggiamenti vocali dell’Uomo Voce. La sua capacità compenetrata in una struttura fisica predisposta a produrre suono è il vero rapporto organico tra sistema fonoarticolatorio e strumentazione sonora. Uno strumento non meccanico ma vivo, riscaldato dal sangue mediterraneo che scorre in un gigante della storia della musica sperimentale internazionale. In questa prima traccia D. orienta l’ascoltatore presentando il suono vettoriale che si ottiene emettendo un suono nasale di base (N) e realizzando ‘sopra’ un liquida ( fonema consonantico L) ottenendo all’ascolto un armonico, quindi una polifonia.
Lato A 4’05” -5’25” VOCE RISONANZIALE D. intervalla l’ambiente sonoro realizzato fino ad ora con la sua bocca aperta proponendo al pubblico un nuovo suono fondamentale di origine nasale, ma su un registro più alto. La sua attenzione si pone a non utilizzare le labbra, ma bensì variare il suono in uscita attraverso lo sfintere velo faringeo. Con una valvola fisiologica riesce modificare, intervallare.
Lato A 5’27” – 7’29” VOCE VETTORIALE CON MOTO MELODICO Realizzazione del bordone: fono allofono (ŋ), suono nasale (N) Introduzione e produzione di varianti combinatorie del velo palatino dalla radice linguale (G) Moto melodico e ritmico mantenendo una posizione di protusione labiale in fonazione (U,O) diversificando l’uscita del suono dalla bocca con una semi-occlusione in movimento, avvicinando e allontanando il labbro superiore da quello inferiore.
Come nella prima traccia D. trattiene il suono nasale N e una posizione persistente con le labbra in fonazione. Con un suono bordone (base) tra U e O introduce un secondo armonico ma stavolta coinvolgendo il velo palatino, esattamente con il fonema G mette al lavoro la radice linguale. Il suo essere poliglotta gli permette di conoscere e utilizzare consapevolmente dei suoni nuovi, scrupolosamente con un fono allofono (ŋ) riesce gestire miscelando contemporaneamente la cavità del naso e della bocca. In maniera rilassata compone un moto melodico e ritmico avvicinando e allontanando le labbra. La struttura spettrale armonica del cantante sta assumendo un carattere multi fonico. Il pubblico comincia assimilare un nuovo modello di fonazione, un ambiente acustico innovativo, primigenio, legato alla tradizione centroasiatica.
Lato A 7’32” – 9’06” MICRO ORCHESTRAZIONI, enviroment difonico Reclutamento e costrizione della laringe superiore durante l’inizio della fonazione (I,U) per arricchire di suoni armonici la vibrazione primaria. Variazione dell’onda sonora in uscita creando una ulteriore cavità di risonanza dopo le labbra (prolungamento tratto vocale) accostando i palmi delle mani alla bocca imitando un’ocarina, alterando e ampliando di conseguenza la formante del canto In posizione di protrusione labiale in fonazione (U,O) diversificando l’uscita del suono dalla bocca con una semi-occlusione in movimento, avvicinando e allontanando il labbro superiore da quello inferiore.
La consapevolezza dell’arruolamento delle proprie cavità risonanziali, l’uso prestabilito delle vocali e consonanti con la giustificata respirazione ha permesso a D. di raggiungere risultati ed effetti eccezionali, che non devono esser visti come un risultato, ma preferibilmente come stimolo e punto di inizio per la nuova ricerca vocale. Acusticamente in questa traccia (fisicamente parlando), la monodia viene polverizzata dalla demoltiplicazione dello spettro acustico (difonie, triplofonie,quadrifonie dalle armoniche), ma spiritualmente assistiamo ad una forma di sacralità dove tutti noi ci intercaliamo, ci conosciamo e ci emozioniamo. Oltremodo questa tecnica da un punto di vista scientifico i suoi risultati sono stati a dir poco entusiasmanti sviluppando prima l’interesse e poi la collaborazione del CNR di Padova contribuendo alla stampa di due pubblicazioni scientifiche, elogio alla sua capacità di ampiezza vocale e forma d’onda purissima. In questa traccia la costrizione della laringe superiore durante l’inizio della fonazione (I,U) rende la sua voce ricca di suoni armonici creando un effetto di stratificazione. In conclusione della performance D. varia l’onda sonora in uscita prolungando il tratto vocale dopo le labbra accostando i palmi delle mani alla bocca e – come un ocarina – ‘suona la sua voce’ con le dita ampliando di conseguenza la formante del canto. Inoltre su una fondamentale varibile esegue note ravvicinate (non appartenenti al sistema temperato) destabilizzando l’ascoltatore dagli abituali intervalli melodici. Oltre aver presentato questa tecnica africana egregiamente sul suo ultimo disco realizzato con il gruppo Area (1978 Gli Dei se ne vanno,gli arrabbiati restano. Ascolto 1978) ricordiamo la sua intervista-lezione sul video “Suonare la Voce” uscito in formato VHS con Cramps Records nel 1994.
Lato A 9’09” – 13’04” Voce pulsionale e simpatetica Realizzazione del bordone: fono allofono, suono nasale (ŋ) Varianti combinatorie alternate velocemente di movimenti velari (G) con la radice linguale (base lingua) con la finalità di produrre risonanza all’interno della cavità buccale
D. nei suoi interventi conferma la sua abilità nel mantenere la frequenza fondamentale della voce assolutamente stabile decidendo poi con precisione su quale intervallo intervenire con un 2° suono. Su questa traccia attraverso varianti combinatorie di movimenti velari (G) con la base della lingua riesce generare dei suoni brevi, corti quasi percussivi all’interno della bocca cambiandone la tonalità e il timbro attraverso la risonanza, l’apertura della bocca. Nelle sue spiegazioni prima di questo frammento, attraverso rappresentazioni visive o metafore, forniva sempre all’ascoltatore gli strumenti per conoscere e intraprendere la sua tecnica come qualcosa di raggiungibile. Ricordiamo l’espressione figurata ‘palline da ping pong che ‘battono sulle pareti scelte a monte’ all’interno del box laringeo. Input celebrali che generano suoni che per simpatia entrano in risonanza all’interno della bocca, quasi per comprovare le teorie trattate nei suoi seminari universitari (la teoria neurocrassanica e mioelestica sulla voce).
Lato A 13’06” – 14’43” Parole di Demetrio Stratos
Lato A 14’45” – 17’15” Criptomelodie infantili Ollèdnurìd nurìd nurìd olletsàc leb ehc am Tecnica di Mirror speaking (fonazione ingressiva, cantare all’incontrario) Vocal fry inspiratorio. Suono realizzato da vibrazione cordale prodotta in ispirazione Mix Articolatorio labbiale, esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici Abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale
Lato A 17’17” – 19’46” Criptomelodie infantili ma che bel càstello dìrun dìrun dìrundèllo Tecnica di Mirror speaking (fonazione ingressiva, cantare all’incontrario) Vocal fry inspiratorio. Suono realizzato da vibrazione cordale prodotta in ispirazione Mix Articolatorio labbiale, esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici Abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale
Diciamo tra i frammenti più entusiasmanti del suo concerto per ‘bocca solista’contenuto in questo documento. Precisamente per la tecnica di mirror speaking, infatti D. non si accontenta di leggere all’incontrario le parole ma ricorre ad una fonazione ingressiva, realizzando il suono dalla vibrazione cordale… inspirando. Un gioco azzardato ma intrigante come quello dei bambini che – ancora inconsapevoli del loro sistema fono-articolatorio – parlano e ridono inspirando. Una melodia di un tema famossimo della nostra infanzia, un’essenza cristallizzata ma espresso in negativo nella pellicola dei nostri ricordi. ‘olletsàc leb ehc am’: l’esecuzione marcata dei fonemi vocali e consonantici, il consapevole abbassamento della laringe durante l’emissione per allungare il tratto vocale. Arte! Poi il gioco del Maestro si rende più affascinante con l’ascolto del nastro all’incontrario nel riproduttore sopra il tavolino: ‘ma che bel castello’. Tutto ritorna! Abbiamo riscoperto una voce che avevamo perso! La traccia per la prima volta è stata straordinariamente registrata allo Studio Sciascia Rozzano di Milano nel 1978 per il suo secondo lavoro solista ‘Cantare la voce’ marchiato Cramps Records. Un disco degno di esempio contenuto nella collana ‘Nova Musicha’, (esattamente il n.19). Raccolta che è riuscita accogliere artisti della scena contemporanea come John Cage e Ennio Morricone. La ritengo la più completa documentazione degli aspetti e delle tendenze dei compositori classici contemporanei.
Lato B 0’ – 1’14 ” Parole di Demetrio Stratos
Lato B 1’16 ” – 3’26 ” Le Sirene Architettura prosodica ‘Brano musicale architettonico’ a 4 voci miste. Tecnica di overdubbing in tempi musicali diversi. Recitazione in simultanea di una voce dal vivo su 3 precedentemente sovraincise in studio di registrazione. Esempio di ‘lettura afasica’ attraverso fonemi e sillabe di diversa intensità sonora.
Un ambiente prosodico (termine sviluppato e divulgato dall’artista didatta Matteo Belli), un enviroment musicale di avanguardia vocale… Anzi un ‘brano musicale architettonico’ a 4 voci miste. D. usa la tecnica di Overdubbing in tempi musicali diversi attraverso la recitazione in simultanea della sua voce dal vivo su tre precedentemente sovraincise in studio di registrazione. Con questo esempio di lettura afasica (risultato simile al modo d’esprimersi dei sordomuti) siamo di fronte all’ennesima sfida dell’artista per scoprire i limiti del linguaggio. Con una tecnica di recitazione a 3 tempi musicali diversi, l’accentuazione delle consonanti diventano riferimenti acustici per l’ascoltatore, punti luminosi in ambienti oscuri più o meno artificiali realizzati da riverberi e delay che si aprono e che si prosciugano. Una partitura di musica vocale programmata incontestabile congegnata da ritmo, tonalità, timbro, dinamica (partitura prosodica). Il suono emesso e modulato da appurati movimenti della lingua nella cavità risonanziale della bocca: dalle labbra al palato molle per offrire nell’insieme un effetto acustico tridimensionale, spaziale dove lo spettatore può muoversi, viverci all’interno.
Lato B 3’29’’ –12’37” Tema popolare improvvisazione Percorso geografico musicale Brano musicale vocale di ispirazione popolare, tradizionale. Improvvisazione, variazione del tema ‘Cometa Rossa’ utilizzando diverse tecniche vocali sperimentate nei vari lavori eseguiti in gruppi musicali e singolarmente.
La realtà della Voce, non è più nella parola conosciuta, ma nel suono primordiale. Questa unione di frammenti vocali la possiamo considerare senza dubbio ad un una definitiva nomenclatura delle tecniche vocali di D. usate nel suo repertorio stilistico, sia come performer solista che come cantante di diversi progetti musicali: nei brani dei suoi Area, nell’ospitata per “Mauro Pagani” Ascolto 1978 con le due versioni de “L’Albero del Canto”. Un brano di ispirazione popolare tradizionale unico per intensità, complessità e minimalismo, quest’ultimo elemento artistico-stilistico che si immette in questo flusso sonoro attraverso la reprise di Cometa Rossa, lirica greca presentata per la prima volta al grande pubblico con l’album Area “Caution Radiation Area” Cramps Records 1974. Occupandosi di etno-musicologia il suo avvicinamento alle culture extraeuropee gli ha permesso di affrontare il concetto di voce strettamente legata alla spiritualità, intesa come energia connessa al Suono e con questo viaggio musicale D. ‘racconta’ al pubblico attento la limpida autenticità della musica etnica attraverso diverse tecniche vocali: dalla tradizione greca dell’epiro alla musica iraniana e cinese, dall’unità microtonica del raaga indiano alle tecniche tuvane della Mongolia, il tutto narrato attraverso una forma espressiva che rievoca la musica vocale e l’espressione drammatica del teatro coreano P’ansori. Suono e respiro di un ricercatore incomparabile per un glossario predestinato allo studio del cantante moderno contemporaneo.
Lato B 12’39’’ –16’55” Flautofonie ed altro. Aulòs. Canto dei Pastori. Brano musicale vocale di ispirazione modale, tradizionale. Realizzazione di un motivo musicale riproducendo il suono del flauto Voce flautata, piccolo specchio militare e percussioni facciali.
Con questa track D. presenta al pubblico un diamante dell’arte vocale. La tendenza dell’avanguardia vocalistica del periodo era quella di imitare gli strumenti, forse perché stimolati dalle ultime tendenze come sintetizzatori o tastiere. Con questo canto tradizionale – appartenente alla cultura popolare dei pastori greci dell’Epiro – il maestro della Voce ha presentato un modello vocale unico per il suo primogenito concetto: essere lo strumento, non copiarlo. Lui stesso diceva che “(…) I grossi maestri indiani, quando suonano uno strumento, il più grosso complimento che si possa fare è: Suoni lo strumento come la voce”. Con questa visione tutt’altro che occidentale D. presenta a differenza delle altre tracce, un motivo musicale, una melodia riproducibile e riconoscibile da tutti gli amanti e ascoltatori del canto sperimentale contemporaneo. Il suo innovativo sistema consiste di reclutare distintamente due parti del tratto vocale a seconda del tetracordo cantato, puntualmente come l’esecutore posa la mano destra e sinistra sul flauto separatamente per il registro alto e basso. Con una stabilità di sostegno e un controllo assoluto dell’intonazione attraverso l’uso predominante delle vocali ‘I’ e ‘U’, D. – per il motivo musicale con il registro alto – utilizza la zona degli alveoli del palato duro attraverso la consonante ‘L’, mentre – per le note nel registro basso – una espirazione rilassata proponendo un suono ‘CH’ (Sh) avvicinando l’apice della lingua all’arcata inferiore dei denti. Un’tipo di jodel’ presentato in un evento musicale regolare, attento; tagliente nelle note alte e rilassato-arioso nelle note basse. Una tecnica simile stilisticamente ai canti delle tribù Tuareg dell’Africa Sub sahariana, che Demetrio è riuscito personalizzare e impiegarlo nel pop. Come dimenticare la dionisiaca esecuzione della flautofonia su “Return from Workuta” nel suo ultimo Lp registrato con gli Area “1978 (Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!)” album meraviglioso dove a mettersi in luce è soprattutto lui appunto per la sua competenza vocale straordinaria: sia per il timbro che per l’uso innovativo del testo scritto. La linea melodica composta da 6 suoni presente in questo Lp è stata riproposta anche in un altro concerto registrato e prodotto precedentemente dalla Cramps Record a Cremona il 21 settembre 1978. Si tratta di “Recitarcantando”, album dal vivo suonato e improvvisato con il violinista Lucio Fabbri. Un’altra registrazione significativa di questo frammento si trova in un cd uscito postumo realizzato per la rivalutazione del catalogo storico Cramps nel 1998. Si tratta di “Live all’Elfo” registrazione della performance eseguita nel 1978 presso il teatro milanese Elfo Puccini gestito al tempo dal regista Gabriele Salvadores. Un particolare non trascurabile è che il maestro durante l’esibizione utilizzava un piccolo specchietto militare (regalato dall’amico produttore Gianni Sassi) per controllare finemente i movimenti delle labbra durante la fonazione. In certe situazioni ritmava l’esecuzione attraverso delle percussioni facciali colpendo le guancie, avvalendosi della cavità risonanziale della bocca.
«Classic Rock» non è la destinazione più naturale per un disco come MUSICA SPONTANEA, (…) ma la vibrazione di ogni sua singola nota è molto più rock di tante vuote schitarrate
[Maurizio Becker, Classick Rock, #149 Novembre 2025]
Come scrive Renzo Cresti nelle note di copertina, “Mezzo secolo or sono, Demetrio Stratos aveva liberato la voce, lanciandola in acrobazie inusitate. Voce e strumenti sono preparati e ci offrono momenti ora incendiari e sconvolgenti ora intimistici ed emozionanti, che avvolgono l’ascoltatore e lo scombussolano, mettendo in crisi i riferimenti musicali consueti”. «Classic Rock» non è la destinazione più naturale per un disco come MUSICA SPONTANEA, eppure il nome di Stratos risuona ancor forte in molti di noi e quindi ci sembra giusto segnalare questa coraggiosa operazione di Alan Bedin, che riparte dalle sperimentazioni del greco per buttarsi senza rete in un viaggio nelle possibilità espressive della voce umana.
copertina di Classic Rock, Collector’s Edition, Novembre 2025, Spera Editori
Secondo Lorenzo Pagliei, “Alan si avventura oltre le colonne d’Ercole della voce quotidiana e della voce d’arte, e […] sin dal primo suono ci fa entrare in un mondo mitico, pieno di sorprese, incanti, suoni inusitati, orrorosi o meravigliosi”. L’ascolto è ostico, respingente, nessuna piacevolezza, nessuna concessione, ma la vibrazione di ogni singola nota è molto più rock di tante vuote schitarrate. Con Alan Bedin vanno citati anche Edoardo Piccolo, Saverio Tasca e un certo Paolo Tofani. Lassù Demetrio sorride felice, ne siamo certi.
MANO MANJARI: “My Mind. Un nuovo suono dall’India” Omaggio a Amelia Cuni Mano Manjari: vocals, violin Alan Bedin: vocals, tarang Edoardo Piccolo: electronics Maurizio Murdocca: tabla
Mano Manjari Ensemble” 14 novembre presso l’Auditorium “Cesare De Michelis”, M9 – Museo del ‘900, Venezia alle ore 20:00
Un’esplorazione esclusiva dell’Universo musicale indiano con la Dott.ssa P.V. Mano Manjari, capo dell’Istituzione MANO MANJARI SANGEET NIKETHAN affiliata a Bhathkhande Sangeet Vidyapith a Lucknow, India.
A Venezia, si potrà vivere l’incanto della musica indiana, lasciandosi affascinare dalla melodia (Rāga) e dal ritmo (Tāla) grazie a un’esecuzione dal vivo con la Maestra violinista e cantante Mano Manjari e con Maurizio Murdocca, percussionista esperto di tabla e portatore della tradizione di maestri indiani, che si unirà a questo progetto innovativo.
Dr.P.V. Mano Manjari
Entrambi gli artisti sono stati insegnanti di “Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana” e proporranno brani della tradizione classica e semiclassica indiana, sia vocali che strumentali. Per l’occasione dell’esibizione della Maestra, il coordinatore della scuola Alan Bedin, performer contemporaneo, prenderà parte al concerto, arricchendolo con improvvisazioni vocali e strumentali utilizzando il suo Sur Saj Tarang, uno strumento indiano che fonde elementi della cultura popolare.
L’opera visionaria per questo evento straordinario, che coniuga musica classica indiana, improvvisazione, tecnica vocale e poesia sonora elaborata elettronicamente in diretta dal producer Edoardo Piccolo, definirà con l’operazione “My Mind” una nuova musica d’insieme dal respiro internazionale.
La Maestra Mano Manjari si esibirà ricordando la grande cantante italiana Amelia Cuni, fondendo la sua tradizione millenaria con “Musica Spontanea”, operazione che ha riscosso successo con l’installazione estiva Stanza del Suono alla mostra “Mondi futuristi contemporanei” di Desenzano del Garda.
L’ambiente sonoro indiano, con l’immancabile bordone, sarà caratterizzato dall’inserimento di tre lastre a semicerchio sulle quali saranno montati dei trasduttori, diffusori che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali saranno perturbati dalle vibrazioni dei suoni dei musicisti, diffondendo il suono nel teatro non in maniera lineare e puntiforme, ma lungo tutta la loro superficie, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali.
L’esperienza “My Mind” sarà un’immersione sonora unica, con elaborazione del suono in tempo reale durante l’esibizione. Un omaggio al Nada, suono come forza trasformativa universale! Con l’ambiente sonoro, la materia e il corpo interagiscono e risuonano, eccitandosi a vicenda in una forma di comunicazione che unisce tradizione e tecnologia.
Alan Bedin. Didattica contemporanea. Lezioni di canto individuali e di gruppo
Scopri il potere della tua voce! Insegno musica vocale individuale e d’insieme attraverso un Laboratorio Creativo che ti aiuterà a crescere e a stare bene con la tua voce. La mia tecnica innovativa propone un approccio nuovo alla vocalità, permettendoti di esprimere il tuo suono in modo autentico e senza ostacoli. La capacità di cantare stimola la ricerca personale e offre benefici non solo ai cantanti, ma anche ai ricercatori e a chi non ha esperienza musicale.
Un particolare dello studio a Valmarana, più esattamente il punto di vista dell’allievo. Il castello in aria dove tutto nasce (cit. Paolo Tofani)
Le diverse frequenze e gli intervalli musicali permettono di connetterti con il tuo Io interiore e di armonizzare Voce e Corpo. Crescere con il proprio Suono è crescere con consapevolezza.
Alan Bedin
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Il percorso formativo include:
– Guide all’ascolto per migliorare la percezione ed educazione musicale.
– Laboratori di insieme per condividere l’esperienza con altri cantanti.
– Concerti pubblici per entrare nel mondo del palcoscenico e interagire con musicisti professionisti.
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Quello che vedete non è uno studio in disordine, ma una bottega… della Voce
L’interpretazione di Alan Bedin sul fenomeno di MUSICA SPONTANEA non si concentra su ciò che una voce esprime, ma su ciò che essa è, affrontata in una dimensione fisica, fisiologica, creativa ed emozionale. Possiamo considerare quanto l’uso della voce inspiratoria porti a un ascolto differente, lontano dal canone di fruizione estetica abituale, costringendo l’ascoltatore a tornare alla dimensione dell’inaspettato, oggi sempre più rara.
Alan Bedin e la Stanza del Suono a Mondi Futuristi Contemporanei. Desenzano del Garda (C)2025 Francesco Marangoni
L’allontanamento deliberato da qualsiasi forma strutturata di linguaggio verbale di “Cones Varion Ta” conduce il fruitore in un flusso emotivo tumultuoso, non più semplicemente ricettivo dal punto di vista cognitivo, ma piuttosto attento alla trasformazione della voce, alla scomposizione spazio-temporale della fonazione (in “Caronte”), all’ascolto ritmico dell’emissione vocale basata su cellule sonore indipendenti (in “Pendulum”). L’emissione vocale ingressiva, che comporta la vocalizzazione in fase inspiratoria invece che espiratoria, è stata descritta in alcuni contesti come inumana; ma Alan, distaccandosi deliberatamente dall’eredità culturale performativa dominante, attraverso una varietà di sperimentazioni atletiche vocali che si integrano (fischio laringeo, stop-clousure falsetto, ecc) genera un mondo sonoro caratterizzato da una sua materialità ed emozionalità, vissuto e differente. Questi suoni sono privi di semantica e poco usuali, ma è qui che risiede il loro potere performativo e trasformativo anche nei confronti del performer stesso, che viene perturbato dalla sua stessa creazione.
Scomposizione spazio-temporale della fonazione Cellule sonore indipendenti Sperimentazioni atletiche vocali Fischio laringeo, stop-clousure, falsetto per un potere performativo e trasformativo
Giovanna Baracca per Musica Spontanea
Nella “Stanza della musica”, la trasduzione della voce attraverso lastre permette alla voce stessa e agli armonici di modificarsi, rivelando nuove ed affascinanti combinazioni di ascolto. Con questo sistema si realizza un innovativo risuonatore ed Alan Bedin, con consapevolezza, combina, incrocia e modifica tre aspetti acustici fondamentali: il suono emergente, la struttura spettrale e il luogo di emissione. Da tale interazione emerge una nuova vocalità grazie al movimento e alla relazione tra questi elementi. MUSICA SPONTANEA non rappresenta solo un omaggio a un grande maestro, ma costituisce anche una proposta per una modalità di ascolto che forse ci eravamo dimenticati. Questo lavoro fornisce un supporto sensoriale nuovo per ascoltare e riflettere sulla vocalità, oltre a servire come strumento per approfondire la ricerca su quel fenomeno straordinario e troppe volte dato per scontato che è la voce. (Giovanna Baracca)
La Stanza del Suono di Musica Spontanea poche ore dopo l’inaugurazione della mostra
Dalla Ricerca alla Riproduzione. L’ amplificatore a valvole amplifica in tensione il segnale in ingresso dei suoni originali dei musicisti e InPoL fornisce la corrente per il pilotaggio dei diffusori senza ulteriore amplificazione; in questo modo il segnale viene veicolato dalle valvole e risulta essere una vera e propria copia dell’originale con tutta la qualità, purezza e contenuti armonici originari.
InPoL (INseguitore POmpa Lineare) è un sistema brevettato da Pathos acoustics
L’installazione sonora di Musica Spontanea presenta un sistema di riproduzione audio altamente specializzato, in cui il suono risulta senza pari all’interno delle rispettive casse. I suoni gutturali e le lallazioni, così come il canto difonico, assumono una qualità quasi surreale grazie alla definizione espressa dai coni delle torri laterali. La configurazione degli elementi suono-rumore è il risultato di un progetto architettonico accurato, che prevede l’utilizzo di due lastre simmetriche e una centrale, accompagnate al centro da una grancassa trasparente progettata e costruita da Bully Custom Drums, laboratorio artigianale di Mario e Michele Biscaro. Le lastre, curate e serigrafate da Grafiche Seriemme, presentano una stampa che riporta il nome dell’opera e degli artisti coinvolti, mentre sulla lastra centrale è stata aggiunta la poesia sonora Cones Varion Ta, partitura che è anche presente nel catalogo della mostra “Mondo Futurista”, edizione curata da Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanzan. L’accuratezza della progettazione e della realizzazione dell’installazione consente di preservare l’integrità del suono originale registrato in studio, creando un’esperienza sonora immersiva e unica.
Il lavoro di Edoardo Piccolo, caratterizzato da vari processi di elaborazione elettronica e sintesi, si è fuso con la manipolazione concreta e organica di Alan nella Stanza del Suono e nella prima performance inaugurale. La sperimentazione sonora ha raggiunto livelli estremi, grazie all’utilizzo della grancassa non come strumento di percussione ma di vibrazione e alle lastre metalliche come nuovi risonatori della voce umana. La pressione della pelle della grancassa e la curvatura delle lastre hanno generato una gamma di timbri e armoniche uniche, esaltando la componente organica e fisica del suono. La performance ha così dimostrato come la fusione tra tecnologia e pratica strumentale possa creare un’esperienza sonora innovativa e multisensoriale.
Nella parte laterale sono state affisse le partiture dell’audiopoema, il calligramma orinario di “Caronte”, la poesia sonora con la notazione paralinguistica e varie cellule sonore usate durante la registrazione di Musica Spontanea.
L’installazione sonora nella Stanza del Suono prevede l’utilizzo di trasduttori montati su ciascuno degli strumenti, i quali agiscono come diffusori di contatto che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali perturbati dai trasduttori diffondono il suono in modo non lineare e non puntiforme, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali stessi, come dimensioni, spessore ed elasticità. Ciò consente una propagazione del suono lungo tutta la superficie dei materiali, creando un’esperienza sonora immersiva e unica. L’elaborazione del suono è stata originariamente effettuata in tempo reale da Edoardo Piccolo durante la registrazione delle take, e successivamente riportata a Desenzano per la preparazione dell’installazione. La riproduzione del suono è stata realizzata attraverso tre canali divisi, utilizzando players specifici, in collaborazione con il direttore creativo Andre Guidot di Trama Creative Studio.
Alan Bedin con il collega producer e performer Edoardo Piccolo
[Edoardo Piccolo, dal booklet del Cd Artis Records RTSCD0124] Alla stregua di un’avventura sonora che sfida le convenzioni creative e ridefinisce i confini dell’esperienza musicale, MUSICA SPONTANEA si configura come un tributo vibrante a una delle figure più iconiche della musica contemporanea. Tuttavia, Demetrio Stratos non è stato semplicemente una figura a cui rendere omaggio, ma un vero e proprio tramite, un’ispirazione che ha guidato il lavoro di tutti in studio. La sua capacità di esplorare e spingersi oltre i limiti della voce ha permesso di aprire nuove strade, creando piani sonori organici e materici, che risuonano tra loro in modo inedito. Nella Stanza del Suono è stata catturata l’essenza di questa esplorazione, grazie all’utilizzo di trasduttori sulle lastre e a tecniche di manipolazione sonora in tempo reale. È stato un processo dinamico e, a tratti, imprevedibile, un’indagine sulla potenzialità del suono di trascendere i suoi confini tradizionali, verso una ricerca di nuove forme espressive.
Dal 5 luglio 2025 tutti potranno rivivere questa sensazione con noi e il nostro suono, questa modalità di ricerca e di ascolto… Trasformativo.
Alan Bedin realizza un tributo al geniale artista scomparso. Un lavoro che mette in luce anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.
VISIONI/Musica. Alan Bedin realizza un tributo al geniale artista scomparso. Un lavoro che mette in luce anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.
Paolo Tofani, Edoardo Piccolo, Alan Bedin, Saverio Tasca
[Guido Festinese, Il Manifesto, 5 luglio 2025]
Demetrio Stratos è stato la voce dell’oltranza. Negli anni ’70, a cascata in tutti i decenni successivi, e fino a oggi. Oltranza come non-luogo della musica dove si incontravano sperimentazione estrema sulle possibilità vocali umane e popular music del bordo più affilato e provocatorio con gli Area, melodie sciamaniche e suono puro ammaestrato con una destrezza e una determinazione di rado eguagliata. Nella scia preziosa di Demetrio si sono mossi e si muovono tra gli altri, ognuno con le proprie peculiarità, John De Leo, Boris Savoldelli, Claudio Milano.
Ora aggiungiamo un tributo prezioso che non è mero citazionismo, percorso pedissequo a ridosso delle impronte lasciate da Demetrio, ma che l’opera di Stratos incorpora ed amplifica. Forse il qui e ora di come lavorerebbe Stratos, se non fosse stato strappato via da questo mondo troppo presto, come dicevano gli antichi, come succede a chi è caro agli dei. Esce in questi giorni per Artis Musica Spontanea / Omaggio a Demetrio Stratos di Alan Bedin, dieci «stazioni» vocali e strumentali estreme eppure godibili, per le impressionanti voragini di suono che scoperchiano, e che mettono in conto anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.
SUONO, racconta nelle note Renzo Cresti, «come rito di evocazione» che scaturisce da un primo puro gesto istintivo, e viene «via via elaborato, trasfigurato ed elevato». Tre diverse sale di registrazione implicate nella ripresa sonora quest’opera, e da segnalare in particolare gli affascinanti risultati dello studio in cui sono state montate tre lastre in alluminio disposte a semicerchio e una grancassa, elementi sui quali sono stati posizionati diffusori acustici che per contatto ritrasmettevano le vibrazioni alle superfici, creando sonorità letteralmente inaudite. Decisamente importante citare chi ha contribuito a questo straordinario viaggio sonoro nel segno di Demetrio, e oltre: Edoardo Piccolo che ha elaborato il suono, Paolo Tofani colonna degli Area con il suo attuale cordofono futuristico Trikanta Veena, il vibrafonista e percussionista Saverio Tasca, che ricordiamo sia in ambito jazz, sia come membro di un gruppo notevole e sperimentale coevo degli Area che furono, gli Opus Avantra.
MONDI FUTURISTI CONTEMPORANEI dal 5 al 23 luglio 2025 presso la Galleria Gian Battista Bosio a Desenzano del Garda (BS)
Sarà inaugurata sabato 5 luglio 2025 alle ore 16.00 “Mondi Futuristi Contemporanei”, esposizione collettiva ospitata alla Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda (Bs) che vuol riflettere sull’influenza del Futurismo sull’arte contemporanea. Curata da Matteo Vanzan e organizzata in collaborazione con U.F. Ultimi Futuristi, Pathos Acoustics e Artis Records, la mostra si articola in un percorso di pittura, scultura, fotografia, installazioni e performance che tracceranno una linea di congiunzione con l’esposizione, ospitata al Castello fino al 26 ottobre, “Mondo Futurista”.
Fino al 23 luglio le opere di Matteo Alfonsi, Alan Bedin, Beppe Borella, Manuel Bravi, Dropsy, Kayone, Elena Ketra, Luciveloci, Naby e Beatrice Sheridan, si inseriranno nel dialogo con la storia contemporaneizzando i concetti di energia, rivoluzione, progresso e tecnologia in un’estasi estetica intrecciandosi con la nostra società, cultura ed ambiente.
“Attraverso una molteplicità di linguaggi visivi e sperimentazioni espressive”, afferma il curatore Matteo Vanzan “ ‘Mondi Futuristi Contemporanei’ si propone di essere una piattaforma di riflessione sul lascito e sulla trasformazione dei principi cardine del Futurismo nel contesto artistico e sociale attuale. Il dinamismo, l’ibridazione tra uomo e macchina, la celebrazione del movimento e della velocità diventano strumenti per indagare i contrasti della contemporaneità: dall’iperconnessione digitale alla crisi ambientale, dalle derive del progresso all’estetizzazione della tecnologia”. Le opere in mostra, concepite come dispositivi relazionali o esperienze immersive, non si limitano a rendere omaggio all’avanguardia storica, ma ne disinnescano i presupposti ideologici per restituirli sotto forma di critica o reinvenzione. In questo contesto, l’arte assume un ruolo attivo, capace di sovvertire o potenziare i miti moderni del futuro. L’interazione tra spazi, corpi e materiali attiva nello spettatore una partecipazione diretta, invitandolo a interrogarsi sulle derive del presente. La mostra diventa così un laboratorio vivo, dove il Futurismo si rivela non come stile del passato, ma come lente attraverso cui osservare le metamorfosi del nostro tempo.
L’evento inaugurale di sabato 5 luglio alle ore 16.00 sarà dedicato alla performance Musica Spontanea del compositore e interprete di canto contemporaneo Alan Bedin, con la partecipazione del performer elettronico Edoardo Piccolo, che accompagnerà l’installazione omonima presente in mostra. La performance si propone di instaurare un dialogo diretto che parte dalla ricerca sonora futurista fondata sugli Intonarumori di Luigi Russolo arrivando fino all’orientalismo e alla ricerca vocale di Demetrio Stratos degli Area, dando vita ad un’opera unica nel suo genere, in cui il suono puro della voce si fonde con la sintesi e la manipolazione elettronica. Ne risulterà un’esperienza sonora senza precedenti: per la prima volta sarà possibile “vedere” la voce attraverso la sua modulazione su lastre metalliche, trasformando così la musica in una forma d’arte visiva a tutti gli effetti.
INFORMAZIONI
Mondi Futuristi Contemporanei [dal 5 al 23 luglio 2025] @ Galleria Gian Battista Bosio – piazza G. Malvezzi, Desenzano del Garda (BS)
A cura di Matteo Vanzan
Orari lunedì chiuso – martedì e mercoledì 10.30 – 12.30 giovedì e venerdì 16.30 – 20.00 – sabato e domenica 10.30 – 12.30 / 16.30 – 20.00