Jai! Jai! Hare Krishna. Un Sorriso infinitamente affascinante alla festa dei sostenitori 2016

Alan Bedin, Alessia Carlotto, Nicola Sgreva, Emiliana Milly Taffuri ed Emmanuele Gardin hanno rappresentato il gruppo d’amici musicisti Hare Krishna. Un Sorriso infinitamente affascinante presso la festa dei sostenitori del tempio di Albettone Prabhupada desh, svoltasi domenica 23 ottobre. Dopo un coloratissimo e gustoso prasada, tutti gli invitati si sono spostati presso la sala conferenza del tempio. L’immancabile canto del maha mantra e di seguito gli interventi dei devoti e dei sostenitori. Per primo il maestro Ferdinando Casoni (Guru Carana dasa), il vero successo è la collaborazione nonostante le diversità. Micaela Tosi (Citrarupini devi dasi) elenca con soddisfazione i successi, gli eventi organizzati a Prabhupada desh in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell’ISKCON (Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna), tra cui il Maha Mantra a Vicenza in Piazza dei Signori. Poi l’emozionante Gianlorenzo Da Sacco (Visnujana dasa), “donare per una causa spirituale come atto d’amore e riconoscenza verso Krishna, Dio, la Persona Suprema. Dio, proprietario supremo di ogni cosa dona agli esseri viventi il necessario per vivere. Gli esseri viventi ridonano a Dio, ciò che loro stessi hanno ricevuto”. Infine Giuseppe Betti (Prema Bhakti dasa), presentazione dei futuri lavori di ristrutturazione del tempio di Prabhupada desh per renderlo un luogo sempre più confortevole per accogliere i sinceri ricercatori spirituali. 

MV Eventi. Matteo Vanzan ha trasformato Lonigo in un punto centrale per le nuove tendenze artistiche.

Un Baricentro che ha raccolto più di  32.000 visitatori, più di 600 artisti coinvolti. Lonigo per me è un luogo importante. Lì è iniziata la collaborazione con MV Eventi di Matteo Vanzan. Per l’illustratore Osvaldo Casanova in arte ‘Oz’ ho realizzato le musiche con Cristiano Fracaro per ogni opera della sua collezione ‘I Nuovi Mostri’, ho presentato la mostra di Mario Schifano & Co. parlando delle sue ‘Stelle’ e di psichedelica italiana, ho presentato con Roberto Freak Antoni degli Skiantos l’inedito de Il Magnetofono registrando il video per XL di Repubblica ‘La Merenda del Mago’. Adesso è il turno di esporre con i due maestri Marco Ponchiroli e Luigi Sella il progetto T&nCò dedicato al grande Luigi Tenco e ai suoi contemporanei.
Sabato dalle ore 21:00 a Palazzo Pisani entrata libera con offerta responsabile all’ingresso. MAI PAURA SUPPORTA LA CULTURA! New Generation, i
l Festival che vuole indagare sulle nuove tendenze delle Arti Audio-Visive al fine di presentare al pubblico le nuove frontiere della video art, delle performance e delle installazioni multimediali.ngf-lonigo

“Italian Beat. Gli anni del Cantagiro”. T&nCò e Pro Loco insieme per la rivalutazione di Recoaro.

Inizia la collaborazione tra il nuovo progetto musicale T&nCò di Alan Bedin e Pro Loco Recoaro Terme. Le rivisitazioni in chiave Jazz e moderne di Tenco realizzate dal trio Bedin-Ponchiroli-Sella e la mostra fotografica “Italian Beat. Gli anni del Cantagiro” (©2016 Pro Loco Recoaro Terme) saranno in tour insieme, nelle città italiane che vorranno rivivere per una sera la poesia e la magia del cantautorato made in Italy. Il nome di Recoaro Terme vivrà quindi, con le sue foto in bianco e nero, il leitmotiv delle atmosfere create dai tre musicisti esecutori e rivisitatori del famoso e invalicabile sound del cantautore italiano Luigi Tenco e dei suoi contemporanei. Il primo appuntamento Venerdì 14 ottobre alle 20:30 con la cena concerto presso la Sala Liberty dell’Hotel Trettenero. Musica da vedere ed ascoltare. Tutti i proventi della mostra verranno impiegati dalla Proloco per i progetti di rivalutazione del territorio di Recoaro Terme – da sempre baluardo del Liberty veneto – e prossimo contenitore di eventi culturali.

GO.GO.GO di A. Sokurov a Vicenza. Performance+Regista=Spettacolo?

1° ottobre, Teatro Olimpico di Vicenza: la prima assoluta GO.GO.GO. del regista cinematografico russo Aleksandr Sokurov. Non a caso sono rinciampato nella struttura narrativa non lineare. Dopo l’anteprima di Cave è stata la volta della prima assoluta di Sukorov. Ma, forse è il dharma del momento che mi vuole direzionare sul modo in cui devo cominciare vedere le cose. Nulla succede per caso, lo stesso mi è successo con la musica modale. Devo ammettere che qualsiasi manifestazione si sviluppi all’interno del fantastico teatro olimpico diventa di secondo ordine, o meglio l’attenzione sarà sempre riservata in primis alla scenografia palladiana. La fusion tra il nuovo teatro ‘animato’ e il classico ‘inanimato’ porterà sempre ad un risultato super contemporaneo… Inevitabile! Ahimè per lo spettacolo, l’inanimato inorganico palladiano di pietra e marmo vinceva spesso sulla vita in progress degli artisti: un duello difficile quello dei due protagonisti contro l’ambiente troppo classico e ufficiale per parlare di cinema assassino. Ho notato che nel nuovo teatro – come nelle arti figurative – c’è quasi sempre un rigetto che si manifesta tramite la rielaborazione di elementi stilistici dei secoli precedenti quali il simbolismo, la recitazione in versi, il richiamo ad una funzione morale o romantica. Anche per GO.GO.GO. avviene così, attraverso una deframmentazione del vecchio teatro di prosa drammaturgico tipico tediando volutamente lo spettatore con un continuo taglia incolla e collegamenti improvvisi, fulminei. Tanta velocità dei testi rinvigorita dalla centralità delle due figure dei due attori e della loro fisicità. Ha vinto il gesto dei due protagonisti ‘topi’, nell’azione fisica e nella loro emozione interpretativa, ma per gli altri?! ma?! Sono un po’ dubbioso sulla release sovietica della coppia Fellini/Magnani, ma per uno straniero in Italia capisco e giustifico l’effetto ‘dolce vita spaghetti mandolino’. Ritornando al progetto, ho molto valutato la figura del topo , come unico animale in grado di mangiare la cultura, mi correggo il libro con la sua cellulosa sporcata dai versi passatitisti (direbbe Marinetti); il formaggio come esca per catturare l’attenzione degli spettatori ingenui, in realtà comparse indigene per far odorare lo spettacolo di folcloristico. Il concetto di Piazza Italia mi ha un po’ confuso inizialmente, dall’inizio, da subito all’entrata in gradinata con Alessia, ma poi ho sorriso all’inizio dello spettacolo con l’ingresso del regista felliniano inseguito dalle fans anni ’40. Ho apprezzato la ricostruzione dei ciottoli del palcoscenico, dello specchio d’acqua finta e dello schermo lcd per terra che rappresentava la pozzanghera dove si rifletteva lo schermo del cinema. Il successo della serata e l’applauso incerto nel finale è stato proporzionale alla dimensione artistica e all’affermazione della figura del regista Sokurov nel mondo del cinema e ora del teatro, che ha permesso di trasformare il termine di performance e rappresentazione teatrale in “spettacolo”, come evento artistico che va oltre la semplice “esecuzione”. Gli unici momenti identificabili come punti di articolazione del teatro vivo e abitato di sabato sera sono stati: l’arrivo del regista, l’arresto della pellicola con il blocco performativo dei due topi protagonisti, la santa trappola assassina e l’estrazione dei resti sanguinanti dei topi classici raggirati dai mangiatori di formaggio. Per il resto dico che ha vinto soprattutto l’unicità ed irrepetibilità della performance e l’intervento corporeo che sono il reale lasciapassare per l’immortalità dell’arte teatrale moderna che non vuole essere di prosa. Insomma ho visto qualcosa che non è finito, che non ha fissato alcun copione o testo. Ho assistito ad un salto evolutivo del teatro dei miei tempi e ne sono stato sbalordito – scusate – testimone. Son contento di averlo vissuto in maniera esclusiva. I miei complimenti vanno ai performer di Parkour, unici per aver sciolto certi momenti violenti di verbigerazione acuta. PS: Giorgio Fabris negli anni 70 lo faceva su concetti o personaggi moderni e meno anacronistici: Rrose Sélavy… scusate Marcel Duchamp. Poi un’altra cosa: il teatro gode già di unicità nei confronti della televisione e del cinema, quindi Registi stiamo sempre attenti a quello sforzato superamento della semplice rappresentazione obsoleta della realtà… ehm… che non si rischi di donare allo spettatore un immagine di teatro ambiguo. Piuttosto non chiamatelo spettacolo, ma performance. Che non vuol dire prova o tentativo, mi raccomando. FLUXUS. Ubi fluxus ibi motus.

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