Come promesso volevo esprimermi sulla Biennale in corso a Venezia, volevo dire in calle?! Parto con ironia per manifestare umilmente il mio pensiero sulla Mostra che come ogni anno mi ripaga e nello stesso momento mi innervosisce per qualche contenuto o artista incosciente o all’oscuro del periodo artistico in cui viviamo. Voglio ringraziare l’organizzazione per l’ouverture proposta con opere in tessuto e tappeti lavorati dalla grande Teresa Lanceta, Ernesto Neto e la scoperta Hao Liang, inchiostro e colore su tela (meraviglioso). Amo i tappeti annodati e i lavori a telaio, innegabile (è stato il primo regalo di fidanzamento di mia moglie). Poi ho sottolineato con un musicista in una vernice – finalmante – l’aumentare esponenziale di tele, quadri, opere e materiali ornati dalle vere capacità e tecniche degli artisti, a differenza dei video o documentari della scorsa edizione, con televisori e schermi smisurati che rivestivano più della metà degli spazi espositivi. Era sproporzionato e smobilitante! Vado avanti. A metà della corsa in Arsenale senza pit stop mi perdo nell’opera più entusiasmante della mostra, almeno per un musicofilo e amante del suono come me. (Gridando) Ecco Kader Attia!! Mi vien da ridere nel leggere la nota didascalica nel pannello: “tecnica mista”… Si tratta in realtà di “Narrative Vibration”, l’opera dove l’artista focalizza la sua attenzione sulla questione del suono, partendo dalla musica tradizionale in nord africa e nel Medioriente in cui la voce ha una grande influenza sulla popolazione – tutta – fino ai transessuali, per i quali la trasformazione della voce rappresenta un aspetto cruciale. Attorno al tema del suono, Kader ha quindi immaginato un viaggio, dalle scienze acustiche all’emozione della poesia, trasformando la voce e la posizione che occupa a livello sociale nella cultura araba, in immagine e scultura. Dalla vibrazione al significato, dagli studi di acustica di Herr Chladini al ruolo politico della voce nelle società: dalle persone comuni desiderose di cambiare la propria voce, come i transessuali, alle voci delle grandi dive. Onde elettromagnetiche generate da cantanti diventano vettore artistico per (s)muovere la semola (la società) fatta di grani fini (individui). Suoni acuti e gravi rivelano concetti e mostrano l’azione della natura prima ancora dell’intervento dell’uomo. Appena uscito galvanizzato mi son lanciato dal mio libraio veneziano di fiducia per ordinarmi l’Antologia della musica araba e un formato umano (in inglese) per estorcere facilmente nozioni sul trattato di acustica del buon Chladni. Dopo lo shock acusmatico ho proseguito guizzando tra i padiglioni industrial a volte più interessanti delle opere fino ad uscire e intravedere delle sfere sonore che guardavano il mitico bacino interno della tanto inutile che meravigliosa Arsenale veneziana, location ormai abitudinaria per il padiglione tricolore, la rappresentanza italiana alla Biennale, lo spazio col portone d’entrata in bronzo monumentale quasi fascista se non fosse per l’asimmetria della struttura, quello in cui tutti sperano che un giorno il nostro Paese riuscirà abbattere l’audience dell’antagonista delegazione artistica giapponese, cinese, thailandese, africana (…). La vedo dura… Infatti anche quest’anno è il turno di Roberto Cuoghi con la sua “Imitazione di Cristo” – che come per tutti da anni – tocca l’arduo compito di indagare, combinare, riflettere, sopravvivere con le continue tradizioni proprie della storia dell’arte italiana. Ancora?! Basta… La storia dell’arte italiana dei libri di scuola per intenderci, di quelle edizioni che si fermano al futurismo del primo ‘900 (per intenderci la versione adorniana con i tre libri colorati diversamente: blu, arancione, verde). Indovina? Di nuovo l’immagine del Cristo e del suo triste crocifisso riproposto e riprodotto come in un laboratorio di “materialismo tecnologico” in un ambientazione palesemente horror post punk da banale laboratorio tipo Hostel con tanto di lettini da sala chirurgica, attrezzi, forni, corridoi gonfiabili (mi è venuto in mente il film di E.T.) celle e pezzi di corpi di cloni ovunque che dovrebbero presentarsi come le prove, i collaudi, i tentativi di imitazioni del Cristo crocifisso, modello Bernini per capirci. Non essendo in alcun modo preparato sull’artista e sulla sua attività, ho analizzato l’istallazione senza alcuna forma di intellettualismo, senza inutili elucubrazioni basandomi quindi sulla reazione opera-visitatore. Io mi domando se per essere sovversivi o furbamente reazionari bisogna ancora toccare, punzecchiare la fede o la spiritualità esteriore che va per la maggiore in Italia. E non parlatemi di ispirazione al testo medievale di dottrina cristiana. Quest’anno in Biennale ha vinto il suono con la sua energia e vibrazione artefice di vita. Se Dio esistesse sarebbe un suono ed è stato comprovato ai Giardini con “Studio Venezia”, istallazione operativa-performativa nel padiglione francese ideata e realizzata da Xavier Veilhan con la strumentazione fornita da Nigel Godrich.
Autore: alanbedin
Una novità in Italia! Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana
Hanuman, è una delle figure determinanti del Ramayana, poema epico indiano. Questa affascinante divinità dall’aspetto di scimmia, è figlio spirituale del vento e allievo del sole e personifica la saggezza, la devozione e l’impegno, caratteristiche fondamentali per far nascere una scuola d’arte dove studiare la Musica e la Danza.
Hanuman, la Scuola di Musica e Danza Indiana ha il ruolo di unire la cultura musicale occidentale europea a quella indiana per così offrire agli allievi una nuova prospettiva estetica dove lo studio – non solo della nota, ma anche del suono – porterà ad una nuova forma di pensiero, una nuova dimensione percettiva ed emozionale. Il Centro Artistico Musicale Apolloni e il coordinamento di Alan Bedin vuole aprire un nuovo orizzonte musicale dove poter sviluppare attraverso l’arte antica una nuova scienza. Questa esperienza artistica è rivolta a tutti coloro che vogliono conoscere la danza e la musica in modo nuovo, con o senza una preparazione precedente. Un percorso interiore da affiancare alla propria vita:
- Il musicista accademico occidentale che vuole studiare uno strumento o conoscere la tradizione e la teoria della musica indiana (ritmo, intonazione, forma).
- I musicisti che suonano già strumenti tradizionali, cantanti o ballerini che vogliono perfezionarsi.
- Persone curiose che per contingenze di vita o questioni di lavoro non hanno ancora potuto dedicare un po’ di tempo a se stessi e allo studio di una disciplina.
Il CUCA Centro Urbano Cultura Artistica di Sovizzo (VI) grazie ai suoi spazi e caratteristiche può offrire location ideali per lezioni individuali e collettive insieme a maestri preparati dove poter iniziare o affinare la propria conoscenza e preparazione sulle seguenti discipline:
CANTO INDIANO – BANSURI – SITAR – TABLA – DANZA KATHAK
Ogni corso sarà seguito individualmente da un Maestro con appuntamenti settimanali, momenti d’incontro per lezioni collettive per condividere musica d’insieme e lezioni, laboratori di altre materie funzionali alla propria disciplina.
Una soluzione di studio che garantisce molta pratica ed un rapporto continuo con il proprio insegnante. Durante il corso annuale – inclusi nel programma – ci saranno incontri con specialisti e Senior per garantire un’adeguata preparazione e il giusto punto di vista sulla dimensione del pensare musicale indiano: tecnica e teoria, guida all’ascolto, concetto estetico.
Hommage à Area per Recoaro in Musica. Un concerto di spessore per un pubblico selezionato e attento.
La locandina parla chiaro. L’unico modo oggi per risentire la magia degli Area, omaggio a Giulio Capiozzo e a Demetrio Stratos. Infatti con la kermesse Recoaro in Musica il paese delle Piccole Dolomiti è stato colonizzato da bands e performance di vari artisti e generi. Direi, niente di più funzionale e ai tempi per far rinascere un luogo così affascinante: Recoaro con la Proloco ha infatti delineato una rassegna artistica per tre domeniche di luglio supportati da più sfere d’azione: Radio Stella FM e infine il CUCA di Sovizzo per il coordinamento artistico dell’ultima domenica. Domenica 23 dopo il beat dei Diamanti, la voce di Virna Marangoni di The Voice e Spiriti Liberi, La giornata chiude nel Piazzale della Seggiovia con volumi pesanti e pubblico sfrastornato davanti ad uno spettacolo unico, sia sotto un punto di vista tecnico, che emozionale. Il quintetto capitanato da Chicco Capiozzo (figlio di Giulio) ha omaggiato il gruppo Area International POPular Group insieme ai suoi fedeli compagni di viaggio: Alan Bedi, Milko Merloni, Daniele Santimone e Fabio Russo.
18° Memorial. Cantare le canzoni degli Area per ricordare la grande voce di Demetrio Stratos
Nel 1972 Giulio Capiozzo e Demetrio Stratos diedero vita al più importante e significativo gruppo italiano, gli Area international popular group, che ha segnato la storia della musica internazionale,distinguendosi dal progressive, calcando per il decennio degli anni settanta un nuovo modo di sperimentare musica che ancora oggi viene ritenuto attualissimo e soprattutto originale. Gli Area sono stati un modello importante per tanti musicisti e cultori di quegli anni e delle nuove generazioni … Christian Capiozzo vuole rendere omaggio al padre Giulio con i pezzi più significativi del repertorio calcando passo per passo la storia del gruppo , facendo un tuffo nel passato…… in quel mondo magico dove il bello di trovarsi, aggregarsi e fare musica in senso totale era davvero rivoluzionario…!
Chicco Capiozzo : batteria
Daniele Santimone: chitarra
Fabio Russo: ARP Odyssey, tastiere
Milco Merloni: Basso e Contrabbasso
Alan Bedin : Voce e ghironda
Maha Mantra Day 2017. La seconda edizione è stata seguitissima. 5 elementi che ne hanno decretato il successo: dalla danza alla musica, ai canti devozionali.
Il canto del Maha Mantra per la creazione di un punto energizzante nel cuore pulsante di Vicenza. “Maha Mantra Day”, Corte dei Bissari, contigua a piazza dei Signori, domenica 11 giugno dalle 15 alle 19, è l’evento che sancisce la collaborazione tra il percorso di studio, approfondimento vocale curato dal cantante performer Alan Bedin nel nuovo spazio CUCA (Centro urbano cultura artistica) di Sovizzo e l’assessorato alla crescita del Comune di Vicenza. Il pubblico potrà cogliere un’occasione musicale libera ed estemporanea dove cantare e ballare insieme a musicisti per la creazione di un punto energizzante, di una dimensione musicale a cielo aperto dove creare una nuova condizione di armonia interiore nel cuore pulsante della nostra amata città. La proposta artistica porta da sempre con sé una forma di provocazione e risveglio: la voce, il canto con la musica e la danza sono insieme un’arma trascendentale che da sempre contraddistingue l’arte comunicativa di molte culture, in primis quella degli Hare Krishna. La loro filosofia e spirito comunitario è il canto del Maha Mantra. Una collaborazione che non poteva mancare con “Hare Krishna. Un sorriso infinitamente affascinante”, il nuovo gruppo volontario di amici, musicisti, insegnanti, maestri, artisti, devoti e sostenitori del Centro spirituale Prabhupada Desh Iskcon Vicenza, Albettone. “Maha Mantra Day” conferma il concetto di energia al quale aspirano musicisti e comunicatori: un dono altissimo, un elemento comune che chiede collaborazione da parte di tutti. La società, dopotutto, non è altro che un insieme di individui. Quindi, con il miglioramento della persona si ottiene automaticamente il miglioramento della società. Perciò la missione è stata attivare una fucina di artisti professionisti che insieme collaborino gratuitamente, devozionalmente alla diffusione di questi puri principi attraverso la musica, il canto, la danza. A questo ispirato progetto si sono uniti inoltre alcuni amici docenti e maestri di Musica Indiana – che con altri validissimi musicisti professionisti – credono nella proposta, e sono certi sia giusto offrire una lettura diversa di musica, di equilibrio, la conseguente armonia finale. Allo stesso modo parteciperà anche la ISKCON (Società mondiale per la Coscienza di Krishna) dopo il successo dell’anno scorso per il suo 50°. La proposta è dare vita quindi ad un punto ludico e coinvolgente cittadino: un incontro alla portata di tutti. Il canto del Maha Mantra – accompagnato da musiche e danze – portato a conoscenza da tantissime stelle della musica internazionale, a partire da George Harrison e dai Beatles, ha sempre portato serenità e distensione. Recitare, cantare e ballare i Mantra è uno dei più efficaci metodi per raggiungere la pace mentale e generare equilibrio, armonia, energia in ogni parte del mondo.
- Direzione, Coordinamento artistico, performativo: Alan Bedin – Promozione e collaborazione: CUCA Centro Urbano Cultura Artistica, Sovizzo – Centro spirituale Prabhupada Desh Iskcon Vicenza, Albettone – Coordinamento spirituale: Guru Carana prabhu (Ferdinando Casoni) – Direzione tecnico-logistica: Alessio Brolati (CUCA, Centro Artistico Musicale Apolloni)
PRESENTAZIONE E RIFLESSIONI SULLA SECONDA EDIZIONE DEL MAHA MANTRA DAY a Vicenza. Incontro e discussione a cura di Guru Carana dasa. Primo canto a cura di Guru Carana dasa

INTERVENTO ARTISTICO DI DANZA KATHAK a cura di Rosella Fanelli “NRITYA SEWA: DANZARE PER KRISHNA”. La presentazione del Vandanam, l’invocazione alla Trimurti Hindu Mohe Rang Do Lal. Il Thumri (genere semi-classico della musica indiana collegato alla danza) che descrive la relazione di schermaglia amorosa tra Radha e Krishna, danzato in stile Kathak, danza classica del Nord India. Eseguita da Thushrani allieva della maestra Rosella Fanelli (Corso Libero Conservatorio Arrigo Pedrollo Vicenza).
HARI KIRTANA Il gruppo musicale nato dai devoti del Centro spirituale Prabhupada Desh Iskcon Vicenza, Albettone con l’ospite chitarrista Nicola Sgreva. Canti devozionali e Maha Mantra tradizionali e reinterpretati per i kirtan che devozionalmente stanno portando in diverse città tra associazioni, centri culturali e spirituali, manifestazioni e centri di meditazione e yoga. Anuradha, voce; Caterina Casasola, voce e flauto; Tiziano Valentinuzzi Giridhari dasa, mrdanga; Fabio Grisotto Krishnananda dasa, karatalas; Ferdinando Casoni, Guru Carana dasa, voce e harmonium.
KIRTAN JAYA La proposta artistica porta da sempre con sé una forma di provocazione e risveglio: la voce, il canto con la musica e la danza sono insieme un’arma trascendentale che da sempre contraddistingue l’arte comunicativa di molte culture, in primis quella degli Hare Krishna. La loro filosofia e spirito comunitario è il canto del Maha Mantra. Una collaborazione che non poteva mancare con “Hare Krishna. Un sorriso infinitamente affascinante”, il nuovo gruppo volontario di amici, musicisti, insegnanti, maestri, artisti, devoti e sostenitori del Centro spirituale Prabhupada Desh Iskcon Vicenza, Albettone. Saranno presenti i neonati Kirtan Jaya nuova formazione composta da ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia e devoti legati ai Centri ISKCON di Bologna (Centro Vaikuntha) e Firenze (Villa Vrindavana). Li accomuna l’amicizia,l’amore per la musica indiana, per Krishna e per la meditazione cantata…. Sei musicisti da tutta Italia per il Maha Mantra a Vicenza.

KIRTAN SAMPRADAYA Intervento di musica e danza realizzata completamente dal vivo. Esibizione coordinata dalla maestra Patrizia Saterini insieme ad artisti professionisti. Pushpanjali Todaya Mangala – Danza di offerta dei fiori a Krishna. Alaripu – Offerta del corpo danzante a Krishna. Shabdam Ayer Seriar – Le gesta di Krishna. Jagan Mohanane – Le incarnazioni di Vishnu. Murali Krishna – La danza delle Gopi. Danzatrici: Letizia Tomelleri, Laura Tomelleri, Chiara Tomelleri, Eleonora Russo. Canto: Patrizia Saterini; Bansuri: Angelo Sorato; Tabla: Maurizio Murdocca. A seguirsi canti e Kirtana. Presenteranno il loro “Raga Mahamantra”. Cantanti: Patrizia Saterini, Laura Tomelleri (cantanti); Letizia Tomelleri, Chiara Tomelleri, Eleonora Russo (coro); Angelo Sorato (bansuri); Maurizio Murdocca (tabla).
HARE KRISHNA: UN SORRISO INFINITAMENTE AFFASCINANTE Il nuovo gruppo volontario di amici, musicisti, devoti e sostenitori, nato e operativo in un ambiente unico come l’ashram Prabhupada Desh di Albettone, Vicenza. Musicisti professionisti e appasionati che ritengono che l’arte e in particolar modo la musica sia lo strumento fra i più efficaci per riscoprire la spiritualità e la nostra originale relazione d’amore con il mondo. E poiché il risveglio della consapevolezza spirituale offre straordinari benefici all’individuo permettendogli di far sbocciare la miglior versione di sé stesso, rappresenta anche un importante contributo al miglioramento della società.
Suonare per cambiare. Elettronica, strumenti tradizionali e contemporanei incontrano il canto dei Santi nomi: Alan Bedin, Nicola Sgreva, Emmanuele Gardin, Massimo Tuzza, Marcello Grandesso, Alessia Carlotto e tanti altri. La danza durante il Kirtan è stata eseguita dalla compagina Blu coordinata da Annalisa Bannino.
Con il trio è tutto esaurito in Sala Carneli. Uno scrigno d’arte torna a disposizione della città di Padova.
Padova 2017. “Il Suono e la Parola”, festival di primavera tra letteratura, musica e teatro. Alan Bedin con il trio sono stati invitati mercoledì 24 maggio a presentare “T&nCò” presso la fantastica sala Carneli situata in centro a Padova, originariamente biblioteca in un sorprendente complesso edilizio del 18° secolo. Esauriti tutti i posti per lo spettacolo promosso dal Comune di Padova Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche su progetto artistico della Scuola di Musica “Gershwin”. Quindi l’obiettivo di promuovere la città attraverso incontri, concerti e spettacoli che hanno avuto come protagonisti artisti di fama nazionale e internazionale, con una finestra dedicata anche alle produzioni artistiche locali.

Vicenza Jazz. Il Sartea ringrazia il pubblico e i musicisti: l’intesa è sempre grande e lo scrive il titolare del locale.
(Nicola Peserico, Bar sartea) “Un grazie a tutti per questa bella ed intensa settimana : Drums Organ Vibes regalano emozioni e rarità, I Vertical oramai di casa , famosi e stellati (special guest la brass band “Gli Stellari“), lo Spazio CUCA con il Centro Artistico Musicale Apolloni con le sue giovani promesse colmano il nostro giardino , Il Gatsby Swing e la pioggia che ci riunisce tutti dentro per sentirli e applaudirli meglio, La Reunion di talenti nostrani e d’oltralpe riunisce amici e soddisfatti appassionati , Gli Shortet strepitosi, acclamati e richiesti. Anche gli Ukulele Lovers capaci di far muovere e ballare tutti, Ma’Am e Andromeda , unicità assoluta e viva storia di suoni e immagini , partecipata anche (purtroppo!) da chi non c’era , T&nCò di Alan Bedin, spettacolo puro, cantastorie geniale, tre talenti veri.
Un abbraccio a tutti! L’onore è solo mio: poter dire d’aver visto , ascoltato e partecipato ogni serata. Con voi presenti mi son sentito a casa più del solito”.
MV Eventi di Matteo Vanzan con Alan Bedin a Recoaro per una mostra unica! “ARTE E SPIONAGGIO: quando i servizi segreti decretarono il successo della Pop Art”
Sapevate che il MoMA di New York è nato per mascherare un disastro avvenuto nella miniera dei Rockfeller? E che l’affermarsi della Pop Art su scala internazionale si fonda su un vero e proprio piano strategico fatto di servizi segreti e coordinato dalla Cia per vincere la Guerra Fredda al fine di lanciare l’era dei consumi? Questa è l’indagine storico-culturale che si pone la mostra “ARTE E SPIONAGGIO: quando i servizi segreti decretarono il successo della Pop Art”, che aprirà il prossimo 17 giugno 2017 presso il Teatro Comunale di Recoaro Terme (Vi). Organizzata dalla Pro Loco di Recoaro Terme, con il patrocinio del Comune – Assessorato alla Cultura, e in collaborazione con l’agenzia MV Eventi e Alan Bedin, l’esposizione sarà curata da Matteo Vanzan attraverso un viaggio tra i principali artisti della Pop Art americana e italiana analizzando il segreto del loro clamoroso successo non solo con l’analisi delle opere esposte e delle loro ricerche artistiche, ma anche attraverso un filo conduttore che ripercorre le scelte politiche e sociali di coloro che proclamarono uno stile di vita dedito alla libertà e al libero arbitrio, glorificando un uomo in grado di arrivare alle più alte vette socio-economiche ed esportando un modello che conosceremo con il nome di American way of life.
“L’american dream viene rappresentato attraverso le opere d’arte di Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Indiana, Keith Haring, Mario Schifano, Mimmo Rotella e degli altri artisti in mostra cercando di capire i motivi che hanno portato alla premiazione di Robert Rauschenberg alla 32a Biennale di Venezia, una Biennale epocale, punto di rottura che spostò l’asse artistico dall’Europa all’America, decretando la vittoria della Pop Art su scala mondiale e spazzando letteralmente via le ricerche informali che da anni imperversavano nel mondo dell’Arte. Abbiamo studiato un’esposizione fatta di opere d’arte, filmati, fotografie e documentazione storica dal forte apparato didascalico per accompagnare il visitatore in un mondo dove l’arte è diventata una potentissima arma contro il nemico sovietico, utilizzata dallo spionaggio e dal potere politico americano per una battaglia silenziosa e micidiale, arrivando a obbligare i Musei di tutto il mondo a cancellare la programmazione in atto preferendo gli artisti americani”. Dal 1947 al 1967, infatti, l’arte delle nuove avanguardie americane diventò il fondamento su cui poggiava la mentalità capitalistica, ottenendo l’unanimità dei consensi proprio grazie ad un codice linguistico immediatamente riconoscibile e accessibile, dedito alla società dei consumi rappresentata da icone e brand di successo che sosteneva e valorizzava l’individuo, trovando grandi magnati pronti a fondare Musei e a sostenere collezioni centrate sulla nuova arte americana, che mostrava una società forte, determinata, opulenta e sicuramente libera. È proprio su questo termine, a volte abusato o frainteso, che si fonda la credenza per cui in America esiste una libera Arte in libero Stato, un’arte che diventa sostegno pubblicitario di un sistema produttivo da celebrare ed esportare. D’altra parte, come lo stesso Achille Bonito Oliva racconta, “se nessuno pensa a Bernini e Borromini come sostenitori della Santa Inquisizione contro la riforma protestante, così non è possibile fare facili equazioni tra arte ed imperialismo Yankee. Piuttosto colpisce l’inusitata sottigliezza culturale della Cia che contrappone alla cupa esportazione del realismo socialista da parte del Kgb il riconoscimento dell’importanza di un’arte che, come dice Nelson Rockefeller, rappresenta la pittura della libertà di impresa”. E’ però indiscutibile che il mito dell’America fosse prepotentemente presente, minacciosamente democratico, potenzialmente destabilizzante gli assetti di una società profondamente diseguale. Se le classi povere recepivano un’immagine dell’American way of life come strumento di liberazione da una vita di sofferenza e di privazioni, le classi colte conservavano un atteggiamento di sufficienza e di disprezzo verso una cultura ed un modello di vita considerati rozzi e spesso disumani. Un atteggiamento che connoterà intellettuali e classi abbienti per molto tempo. Il modello americano, dunque, si dimostrerà un modello popolare, democratico per vaste masse di italiani poveri.
La mostra sarà aperta al pubblico il prossimo 17 giugno 2017, e fino al 10 settembre, presso il Teatro comunale di Recoaro Terme (Vi) e sarà visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 15.30 alle 19.00, il sabato, la domenica e i festivi dalle 10.00 alle 12.00, dalle 15.30 alle 19.00 e dalle 20.30 alle 22.00 con biglietto d’ingresso 5 euro, ingresso gratuito under 12

T&nCò sulla rivista Vinile. Da Demetrio Stratos a Luigi Tenco: un paragone iperbolico per il progetto di Alan Bedin.
(Michele Neri, Vinile #7 aprile-maggio 2017) Demetrio Stratos incontra Luigi Tenco. Con un paragone iperbolico, si può riassumere l’essenza di questo progetto ideato da Alan Bedin, eclettico operatore culturale in passato alla Cramps. Alan affronta questo difficile repertorio senza la minima soggezione, in compagnia di due straordinari musicisti come il pianista Marco Ponchiroli ed il fiatista Luigi Sella. Tutti a formare un trio di grandissima classe che interpreta Tenco ma non solo – infatti in scaletta troviamo anche cover di brani contemporanei ai classici del cantautore di Cassine, come Io sono il vento e Ore d’amore. Il canto di Alan si arrampica e scava tra le note, mentre i suoi compagni di avventura carezzano la sua voce con un risultato emozionante, complesso e coraggioso (ascoltate Se stasera sono qui). L’album esce anche in una edizione in vinile, formato particolarmente adatto a queste sonorità raffinate.
Sartea, Vicenza. Il trio di Alan Bedin chiuderà con T&nCò il programma per Vicenza Jazz 2017.
Il Bar Sartea per Vicenza Jazz 2017 presenta 9 eventi imperdibili. Ecco l’anteprima: Giovedì 11 maggio. Drums Organ Vibes Ensemble feat. Ettore Martin Ettore Martin: sax tenore – Giovanni Perin: vibrafono – Giulio Campagnolo: organo – Andrea Davì: batteria.
Venerdì 12 maggio. Vertical + Stellar Wind Sergio gonzo – tromba Luca Moresco – trombone – Antonio Gallucci: sax – Paolo Bortolaso: tastiere – Alessandro Lupatin: batteria – Nicola Tamiozzo: chitarra – Filippo Rinaldi: basso
Domenica 14 maggio dalle ore 17:00. Dal jazz al rock, il Bar Sartea è sempre stato il tempio e il punto di riferimento per tutti i musicisti della scena Vicentina. Lo staff del Centro Artistico Musicale Apolloni insieme ai suoi insegnanti e con la collaborazione del CUCA, Centro Urbano Cultura Artistica di Sovizzo, organizza una concerto dedicato ai giovani allievi dei laboratori pop&rock per fare vivere loro l’ esperienza più real e importante per un musicista: il live. I giovani musicisti di Rock and Real suoneranno e canteranno successi del rock e del pop internazionale.
Domenica 14 maggio dalle ore 22:00. Gatsby swing trio Rossana Carraro: voce – Riccardo Bertuzzi: chitarra – Andrea Bevilacqua: contrabbasso – special guest Beppe Calamosca
Martedì 16 maggio. Reunion Nicolò Loro Ravenni: sax – Beppe Calamosca: trombone – Hamlet Fiorilli: Fender rhodes – Alberto Lovison: basso – Claudio Marchetti: batteria
Mercoledì 17 maggio. Shortet Antonio Gallucci: sax – Alessandro Lucato: piano – Ivan Valvassori: contrabbasso – Marco Soldà: batteria.
Giovedì 18 maggio. UKULELE LOVERS Annika Borsetto, Mattia Martorano, Barbara Fortin, Andrea Boschetti, Ilaria Mandruzzato, Daniele Saggiorato, Antonella Pasqualini, Vittore Dalla Benetta: ukulele e voce, Beppe Pilotto: contrabbasso
Venerdì 19 maggio. MA’AM Sabrina Turri: voce – David Caliaro: elettronica – Filippo Rinaldi: basso – Alessandro Lupatin: batteria – Fabio Ferrando: visual
Sabato 20 maggio. T&nCó. Un giorno in musica suonando Luigi Tenco e i suoi contemporanei. Alan Bedin: la voce – Marco Ponchiroli Pianoforte – Gigi Sella Sax.
