Alan Bedin e Giovanna Baracca presentano la seconda edizione di ‘A Gran Voce’, il percorso di approfondimento per il canto e la vocalità. Inziate le iscrizioni!

ISCRIVITI! Dopo il successo della prima edizione, l’evento super richiesto da molti… “A Gran Voce” 2018. La locandina parla chiaro e presenta gli appuntamenti. Logopedia a servizio del cantante per stimolare l’aspetto artigianale del”saper fare”… L’arte del doppiaggio per sviluppare la capacità di trasformare l’interpretazione in una forma di vita. Una tavola rotonda pensata per tutelare tutti coloro che usano la Voce come elemento fondamentale nel proprio lavoro. L’attività di cantante ed insegnante è sicuramente una delle più a rischio, tant’è che la disfonia è una malattia professionale del personale docente riconosciuta dall’INAIL. Informiamoci! Un grande staff per un dialogo aperto rivolto ad allievi di scuole musicali e di conservatorio, strumentisti, cantanti, insegnanti, attori, direttori di coro, coristi, logopedisti, professionisti della voce (area della comunicazione), artisti del mondo della danza e del movimento ed a quanti si interessano degli aspetti terapeutici (disturbi e difficoltà nella fonazione) e artistici (sviluppo delle qualità timbriche del suono vocale). Lezioni frontale sulla fisiologia dell’apparato fonatorio, lavori corporei collettivi di percezione (uditiva, corporea, sensoriale) e interventi individuali anche sul repertorio. Molto atteso il workshop per voce artistica e funzionalità vocale: metodo Lichtemberger® Institut (RFT) di Gisela Rohmert.

A Gran Voce_locandina 2018

ALAN BEDIN. Ricerca continua, un percorso vocale nato in garage.

(Giornale di Vicenza 6 marzo 2018, speciale TAM TAM, Stefano Rossi)

Alan Bedin e la sua voce hanno toccato ambiti diversi negli anni. Coi Sinergia, come solista, con Il Magnetofono, ora con i T&nCò e, sempre, come insegnante.

La tua voce nata da ragazzino come rockettaro…

Si, sono nato in un garage, con le perle del rock che hanno cambiato le generazioni. Poi c’estata la scelta di essere un cantante. Una continua ricerca, sicuramente condizionata da Demetrio Stratos e dalle sue performance in solo. Ma estato solo l’inizio per perfezionare il canto armonico insieme al maestro Tran Quang Hai e applicarlo al canto moderno esistere un filo conduttore nelle mie diverse esperienze éproprio il suono. Piu esattamente il suono universale, il bordone, tonica, la nota continua di fondo. Prima con i Sinergia con l’inserimento della ghironda medievale, poi con il canto armonico e adesso con la tampura, strumento cordofono indiano suonato per accompagnare cantanti musicisti attraverso la risonanza armonica sulla nota fondamentale.

Ora un vinile…

Ho sempre desiderato realizzare progetto su vinile. In Cramps Records seguivo il catalogo storico e ho sempre visto il 33 giri come il simbolo della musica registrata. Due anni fa non ci sono riuscito con Il Magnetofono, ma visto il successo del trio T&nCò in live, quest’anno non ho esitato. E se il nostro progetto si presenta in cd molte persone dopo lo spettacolo preferiscono acquistare il vinile, anche per la veste grafica eseguita dal grafico e fotografo Fabio Lorenzato.

Quando e perche hai riscoperto gli anni 60 italiani?

Ho sempre avuto una propensione all’aspetto melodico, soprattutto quello della canzone italiana; un vanto per noi è stato il cantautorato degli anni 60 nel quale il suono si coniugava con la parola, sviluppando una poesia. E nato così il progetto T&nCò dedicato a Luigi Tenco e ai suoi contemporanei insieme a Marco Ponchiroli al pianoforte e Luigi Sella al sax soprano, clarinetto e flauto barocco. Oltre ai live siamo impegnati a preparare uno spettacolo teatrale con Lorenzo Tonin del gruppo di danza contemporanea Sinedomo Dance Company. Inoltre, da novembre saremo in tour alle isole Mauritius e Sud Africa.

Quale spazio c’è per ricerca e sperimentazione?

Diciamo che nel nostro Stivale la ricerca e la sperimentazione sono sempre state irrilevanti per il mercato, destando pochissimo interesse nelle major discografiche. Dall’America al Giappone siamo visti come paladini e innovatori, ma purtroppo il nostro Paese vede la coltura come una componente legata al passato e non crede nell’innovazione. Come città possiamo ritenerci fortunati abbiamo ancora spazi dove poter esporre o esibire la creatività. Ma manca il pubblico e di conseguenza le nuove leve non sono disposte a rischiare, cadono nel banale e nello scontato prendono a riferimento la televisione, quindi la visione più mercantile e becera dell’espressione artistica.

Domanda ovvia: il futuro?

Sono sempre interessato a crescere e quindi aspetto a braccia aperte qualsiasi progetto mi dia la possibilità di esprimermi. Sto finendo un libro dedicato alla Voce, lo devo ai miei maestri e a tutti coloro che frequentano le mie lezioni. Ho ideato e coordino Hanuman, scuola di musica e danza indiana, e mi impegnerò a divulgare un nuovo punto di vista musicale. Sono diventato papà di Ravi e la mia vita andrà in sua funzione. Cantate e create vibrazioni. C’è bisogno di energia!

Hanuman. La prima collettiva dedicata al Tāla, l’avvincente sistema ritmico della musica indiana.

Sabato 3 febbraio è stato un successo alla presentazione della prima classe del laboratorio di musica indiana della Scuola Hanuman dedicata al mondo del tabla. Trenta allievi tra i corsisti interni ed uditori curiosi provenienti da diverse sfere della musica. Presenti alla collettiva: miei allievi privati, insegnanti del Centro artistico Apolloni, bassisti, chitarristi, batteristi e cantanti – dal pop ai generi più estremi come heavy metal e prog. Infatti lo staff degli insegnati ed il coordinamento del centro Cuca ha dato la possibilità a tutti gli interessati di partecipare come uditori alla lezione a cura di Maurizio Murdocca. Analisi delle principali strutture ritmiche della musica indiana suonate con i tabla. Scrittura, lettura e solfeggio del ritmo nella musica indostana con dimostrazione pratica. Infine è stata garantita la consegna del materiale di dispensa redatta dall’insegnante sulla giornata praticata. Sono stati analizzati il Chautal e Sultal, il Rupak Tal, Jhap Tal, Keherwa e Dadra Tal, Teen Tal per finire alla pratica carnatica del Konnakol.27752159_10213691720761378_9016582405146032872_n

La Voce Artistica 2018. MARGA: Il Sentiero della Musica Vocale a cura di Patrizia Saterini e Alan Bedin

La Voce Artistica di Franco Fussi organizza il corso a cura di Patrizia Saterini e Alan Bedin. Il Seminario per cantanti, maestri di canto e logopedisti s’intitolerà “MARGA. Il Sentiero della Musica Vocale. Dalla musica vocale indiana al canto moderno” ® e si svolgerà presso il Laboratorio della Voce e del linguaggio , via Mariani 20, Ravenna.
 Partecipanti: minimo 15 , massimo 22
Ravenna, 27 Aprile 2018
 ORARI: 9,00 (Registrazione) 9,30-13,30/14:30-15:30

Patrizia Saterini

PARTE INTRODUTTIVA
ISTRUZIONI BASILARI
APPLICAZIONI PRATICHE DEL RAGA
15,30-18,30

Alan Bedin

HANGA. Esercizio di uscita e fonazione
GAMAN. Posizionamento e solfeggio visivo dei risonatori
TROAMEI. Dai suoni delle note musicali indiane considerati “mantrici” a nuove tecniche per indirizzare l’energia vibratoria in particolari e specifici punti del corpo fisico.

MIND 108. Pratica utile per disatrofizzare la muscolatura del cantante e alleggerire il cambio di registro.


COSTO: 110 euro (IVA COMPRESA)

IMG_6122

Campi sonori di Gaetano Menna. Cd e vinile bianco di Alan Bedin

La stagione di Tenco

Si intitola “T&nCó” il nuovo progetto di Alan Bedin dedicato a Luigi Tenco e company. Il Cd esce per l’etichetta Ravi Records, mentre l’Lp bianco è stato curato da MP Records. Bedin cantautore ma anche eclettico operatore culturale, performer ed insegnante di canto armonico e contemporaneo da anni accarezzava questo progetto, in parte già sperimentato con la precedente formazione Il Magnetofono. Il nuovo album lo ha inciso in compagnia di due ottimi compagni d’avventura, il pianista Marco Ponchiroli ed il fiatista Luigi Sella ed è molto dipiù di una rilettura dell’universo musicale di Tenco. È uno scavo in profondità passando dal cantautorato, al jazz ed anche dall’amato Demetrio Stratos – nelle sue canzoni ed anche in quelle di altri artisti di una stagione: “Io sono il Vento” (portata a Sanremo, nel 1959, da Arturo Testa), “Ore d’amore” (di Fred Bongusto), “Mondo di uomini” (la versione italiana del brano “It’s a man’s man’s man’s world” di James Brown, cantata da Lucio Dalla, ma il cui testo italiano lo aveva scritto proprio Tenco con Bardotti).

Il trio T&ncò ha presentato il vinile bianco da collezione al Centro Culturale Candiani.

Mercoledì 8 novembre ore 21:00, quarto piano, Centro Culturale Candiani, Mestre (VE). Auditorium in silenzio per ascoltare quello che dovrebbe essere uno dei tanti omaggi ad un grande autore italiano… mentre il pubblico, dopo i primi due brani si corregge e si ravvede sulla serata contribuendo loro stessi all’energia dell’evento. T&nCò infatti è un’esposizione, è frutto di un attento e accurato lavoro di analisi e selezione di materiali sonori con l’obiettivo di ricreare il clima di un’epoca musicale che ha condotto alla nascita del cantautorato italiano e della scuola genovese. Il trio con spontaneità mette in evidenza il ruolo attivo e deciso di un gruppo contemporaneo finalmente libero di esprimere le diverse posizioni nel jazz e nella musica d’ascolto, formando un’opinione consapevole sulle parole in musica di Luigi Tenco e di alcuni suoi contemporanei. La gente è attenta, pronta ad affrontare la serata: risponde alle domande del cantattore, ride e si emoziona alle note dei musicisti. Giochi di note su spazi ampi, coraggiosi arrangiamenti, voce narrante che legge le cronache e le riflessioni dei giornalisti di quegli anni. E’ una grande performance che genera i meccanismi di una “macchina del tempo”. Gli spettatori diventano attori-protagonisti, visitatori lungo un viaggio immerso nella storia in bianco e nero di T&nCò.  All’uscita del teatro acquistano il cd e il vinile come ricordo di un’esperienza relazionandosi con i musicisti, speranzosi che ritorni un giorno quel suono, quell’universo musicale.

Dall’esperienza del canto armonico e dall’amore per lo stile e il bhajan indiano, un nuovo modo di “vedere” la Voce.

La Voce Artistica 2017, Ravenna. “Quello che vi vengo a presentare è un modo, un sistema frutto di un’esperienza con il canto armonico e successivamente praticando lo stile indiano. Quindi pratiche utilizzate da secoli, ma organizzate per avere da subito risultati, certe in realtà nate migliaia di anni prima della nascita di Cristo e portati avanti dal marga Sangita fino ad oggi con i maestri di canto e musica indostana classica, carnatica e desi popolare (…). Dalla respirazione tripartita – metodo che porta ad acquisire una visione orizzontale dell’appoggio, verticale del sostegno, della fonazione con Espansione verso l’esterno – ad esercizi con personalizzati nom tom sillabici – con consonanti e vocali – che direzionano l’attenzione in un preciso risonatore per valutare ed esercitarsi sul Timbro dell’emissione cantata. (info@alanbedin.com)

Ravenna: tutti pronti per il convegno “La voce artistica”. Il canto indiano a servizio del canto moderno e contemporaneo

laVOC17copLA VOCE ARTISTICA Venerdì 27 ottobre 2017
WORLD VOICE. L’INDIA Chairman: Beatrice Travalca Cupillo, Albert Hera
16.40 La musica indiana incontra il jazz-Varijashree Venugopal (India)
17.10 Konnakoll e Carnatic Human Beat Box-Shivaraj Natraj (India)
17.40 Il canto indiano a servizio del canto moderno e contemporaneo
Alan Bedin, Patrizia Saterini, Giovanna Baracca
IL CANTO DIFONICO E LE SUE CONTAMINAZIONI. Chairman: Giuliana Cecchi, Roberta Vannucchi
18.00 WORKSHOP – Poliphonic overtone singing in occidente-Anna Maria Hefele (Austria)
18.30 WORKSHOP – IL CANTO ARMONICO attraverso le analisi acustiche e fisiologiche, con dimostrazioni dal vivo-Trang Quang Hai

Bedin, Ponchiroli, Sella a Veneto Jazz 2017

Veneto Jazz. Ritorna la musica dal vivo in uno degli hotel di charme di Venezia.
Giovedì 26 ottobre allo Splendid Venice Starhotels Collezione, un omaggio all’indimenticato Luigi Tenco e ai suoi contemporanei, da Fred Bongusto a Lucio Dalla, e alle collaborazioni più rinomate della canzone italiana, come Morricone e Salce. Con il progetto “T&nCò”, Alan Bedin (voce), Marco Ponchiroli (piano), Luigi Sella (sax, clarinetto, flauto barocco) creano una miscela esplosiva e intensa in grado di esaltare l’universo del cantautorato italiano, mettendo in luce l’aspetto più nobile, ma anche più libero, del jazz.

Biennale di Venezia? Se Dio esistesse sarebbe un Suono. Con Kader Attia e Xavier Veilhan l’Arte è viva e si sente!

Come promesso volevo esprimermi sulla Biennale in corso a Venezia, volevo dire in calle?! Parto con ironia per manifestare umilmente il mio pensiero sulla Mostra che come ogni anno mi ripaga e nello stesso momento mi innervosisce per qualche contenuto o artista incosciente o all’oscuro del periodo artistico in cui viviamo. Voglio ringraziare l’organizzazione per l’ouverture proposta con opere in tessuto e tappeti lavorati dalla grande Teresa Lanceta, Ernesto Neto e la scoperta Hao Liang, inchiostro e colore su tela (meraviglioso). Amo i tappeti annodati e i lavori a telaio, innegabile (è stato il primo regalo di fidanzamento di mia moglie). Poi ho sottolineato con un musicista in una vernice – finalmante – l’aumentare esponenziale di tele, quadri, opere e materiali ornati dalle vere capacità e tecniche degli artisti, a differenza dei video o documentari della scorsa edizione, con televisori e schermi smisurati che rivestivano più della metà degli spazi espositivi. Era sproporzionato e smobilitante! Vado avanti. A metà della corsa in Arsenale senza pit stop mi perdo nell’opera più entusiasmante della mostra, almeno per un musicofilo e amante del suono come me. (Gridando) Ecco Kader Attia!! Mi vien da ridere nel leggere la nota didascalica nel pannello: “tecnica mista”… Si tratta in realtà di “Narrative Vibration”, l’opera dove l’artista focalizza la sua attenzione sulla questione del suono, partendo dalla musica tradizionale in nord africa e nel Medioriente in cui la voce ha una grande influenza sulla popolazione – tutta – fino ai transessuali, per i quali la trasformazione della voce rappresenta un aspetto cruciale. Attorno al tema del suono, Kader ha quindi immaginato un viaggio, dalle scienze acustiche all’emozione della poesia, trasformando la voce e la posizione che occupa a livello sociale nella cultura araba, in immagine e scultura. Dalla vibrazione al significato, dagli studi di acustica di Herr Chladini al ruolo politico della voce nelle società: dalle persone comuni desiderose di cambiare la propria voce, come i transessuali, alle voci delle grandi dive. Onde elettromagnetiche generate da cantanti diventano vettore artistico per (s)muovere la semola (la società) fatta di grani fini (individui). Suoni acuti e gravi rivelano concetti e mostrano l’azione della natura prima ancora dell’intervento dell’uomo. Appena uscito galvanizzato mi son lanciato dal mio libraio veneziano di fiducia per ordinarmi l’Antologia della musica araba e un formato umano (in inglese) per estorcere facilmente nozioni sul trattato di acustica del buon Chladni.  Dopo lo shock acusmatico ho proseguito guizzando tra i padiglioni industrial a volte più interessanti delle opere fino ad uscire e intravedere delle sfere sonore che guardavano il mitico bacino interno della tanto inutile che meravigliosa Arsenale veneziana, location ormai abitudinaria per il padiglione tricolore, la rappresentanza italiana alla Biennale, lo spazio col portone d’entrata in bronzo monumentale quasi fascista se non fosse per l’asimmetria della struttura, quello in cui tutti sperano che un giorno il nostro Paese riuscirà abbattere l’audience dell’antagonista delegazione artistica giapponese, cinese, thailandese, africana (…). La vedo dura… Infatti anche quest’anno è il turno di Roberto Cuoghi con la sua “Imitazione di Cristo” – che come per tutti da anni – tocca l’arduo compito di indagare, combinare, riflettere, sopravvivere con le continue tradizioni proprie della storia dell’arte italiana. Ancora?! Basta… La storia dell’arte italiana dei libri di scuola per intenderci, di quelle edizioni che si fermano al futurismo del primo ‘900 (per intenderci la versione adorniana con i tre libri colorati diversamente: blu, arancione, verde). Indovina? Di nuovo l’immagine del Cristo e del suo triste crocifisso riproposto e riprodotto come in un laboratorio di “materialismo tecnologico” in un ambientazione palesemente horror post punk da banale laboratorio tipo Hostel con tanto di lettini da sala chirurgica, attrezzi, forni, corridoi gonfiabili (mi è venuto in mente il film di E.T.) celle e pezzi di corpi di cloni ovunque che dovrebbero presentarsi come le prove, i collaudi, i tentativi di imitazioni del Cristo crocifisso, modello Bernini per capirci. Non essendo in alcun modo preparato sull’artista e sulla sua attività, ho analizzato l’istallazione senza alcuna forma di intellettualismo, senza inutili elucubrazioni basandomi quindi sulla reazione opera-visitatore. Io mi domando se per essere sovversivi o furbamente reazionari bisogna ancora toccare, punzecchiare la fede o la spiritualità esteriore che va per la maggiore in Italia. E non parlatemi di ispirazione al testo medievale di dottrina cristiana. Quest’anno in Biennale ha vinto il suono con la sua energia e vibrazione artefice di vita. Se Dio esistesse sarebbe un suono ed è stato comprovato ai Giardini con “Studio Venezia”, istallazione operativa-performativa nel padiglione francese ideata e realizzata da Xavier Veilhan con la strumentazione fornita da Nigel Godrich.