Riparte dalla tenacia di storici collaboratori e dal sostegno di Sprea Editori, come pubblicazione bimestrale di formato 23 x 28,5 cm, con 112 pagine di carta patinata al prezzo di 9,90 euro, distribuita nelle edicole, nelle librerie e in abbonamento a partire dal 13 dicembre 2023. Nata dal rock, rinata dall’amore per il rock. Torna in edicola dopo 30 anni ‘Ciao 2001’ la prima rivista italiana dedicata al rock internazionale e italiano. Riparte dalla tenacia di storici collaboratori e dal sostegno di Sprea Editori, come pubblicazione bimestrale di formato 23 x 28,5 cm, con 112 pagine di carta patinata al prezzo di 9,90 euro, distribuita nelle edicole, nelle librerie e in abbonamento a partire dal 13 dicembre 2023. Fondata nel 1969 e chiusa a metà anni ‘90, ‘Ciao 2001’ ha continuato a vivere nei ricordi delle tante e dei tanti (ex) ragazze e ragazzi che lo sfogliavano appassionatamente tra gli anni 70 e 90, per seguire notizie e interviste dei propri idoli, oltre a conservarne foto, poster e piccoli gadget. Le storie dei grandi miti del rock e i cantautori italiani hanno riempito le pagine di questa rivista, in un periodo storico in cui l’informazione sulla musica ha occupato un ampio spazio nella testa e nel cuore dei più giovani. Fenomeno di costume, e insieme primo vero periodico italiano dedicato alla musica fatto da giovani per i giovani, ‘Ciao 2001’ torna in edicola miscelando articoli originali e contributi inediti per raccontare, attraverso le voci dell’epoca e riflessioni contemporanee, i grandi protagonisti, sia popolari che underground, della musica rock e pop, l’ascesa e il ricordo dei loro miti mai tramontati e anzi tornati oggi più che mai in auge. La rivista ha raccontato anni irrepetibili per il mercato musicale e per il mondo giovanile: dal successo sfrenato di Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd e Led Zeppelin all’ascesa di outsider originalissimi come David Bowie, Genesis, Frank Zappa e John Cage, come anche dei musicisti italiani: New Trolls, Banco del Mutuo Soccorso, Premiata Forneria Marconi, e poi i raduni e i concerti tutti da ballare al Piper e al Bandiera Gialla, e infine di quei giovani autori che lasceranno un segno indelebile, da Lucio Dalla ad Antonello Venditti passando per Renato Zero, Francesco Guccini, Mia Martini, Franco Battiato etc. ‘Ciao 2001’ rinasce grazie ai curatori Maurizio Becker e Renato Marengo, che coinvolgeranno altre famose firme della critica musicale italiana: “Questa novità nasce da un numero monografico di ‘Ciao 2001’ uscito a luglio scorso, edito da Sprea e realizzato insieme a Francesco Coniglio scomparso proprio nei giorni in cui è arrivato in edicola – spiega Becker – La monografia è andata a ruba ed è stato l’ultimo regalo di Coniglio, editore che ha creduto molto nella musica e ha avuto un grande ruolo nella divulgazione della cultura rock e pop. Con Marengo – all’epoca coordinatore generale della rivista – abbiamo pensato ad un prodotto editoriale tutto incentrato sul periodo classico del rock ma non in una maniera nostalgica, bensì in chiave critica. Spazio quindi a tanti illustri colleghi e personaggi che lo hanno vissuto e che hanno incontrato i big del pianeta e del nostro Paese”. Tra le firme Dario Salvatori, Maurizio Baiata, Michael Pergolani, Luigi Cozzi, Riccardo Bertoncelli, Mario Luzzatto Fegiz, Carlo Massarini e altri. Con all’attivo più di 80 riviste specializzate e 10 portali web, che spaziano in diversi settori, Sprea Editori è già impegnata nella musica con il mensile ‘Classic Rock’, i bimestrali ‘Prog’ e ‘Vinile’, oltre a numerosi Speciali tematici.
Il 20 settembre prossimo alle 22.30 gli Opus Avantra – dopo l’intro alle 21.30 de La la Grazia Obliqua – saranno a Roma al Progressivamente Free Festival 2023 (indirizzo), l’appuntamento per la direzione artistica di Guido Bellachioma all’interno dell’edizione 2023 di Jazz & Image. Il concerto verrà aperto da Alfredo Tisocco che eseguirà al pianoforte alcuni brani tratti da due nuove produzioni pubblicate anche in Giappone: Atmosfere e Armonie e Studi Enefonici. Per gli Opus Avantra sarà l’occasione per tornare nella Capitale per presentare Loucos, l’ultima creatura della formazione e per annunciare l’uscita di Box Collection/ Opus 48, il tanto atteso cofanetto che – in tiratura limitata – raccoglie tutti i cinque album di questo storico progetto guidato dalla voce di Donella Del Monaco, dal pianista Alfredo Tisocco, il musicista e curatore Alan Bedin con la collaborazione immancabile di Renato Marengo. Al loro fianco alcuni ospiti veramente illustri: a partire da Tony Esposito, già ospite fin dal primo album degli Opus. Ma anche Lino Vairetti degli Osanna, Jenny Sorrenti fondatrice dei Saint Jus con Stefano Vicarelli de La Batteria/ Fonderia. Per gli Opus saliranno sul palco, a fianco ai fondatori e musicisti Donella Del Monaco voce a Tisocco al pianoforte, con alle spalle le inconfondibili arcate, uniche al mondo, del Colosseo: Alan Bedin (tarang, voce e arrangiamenti), Mauro Martello (flauto e sax), Edoardo Piccolo (electronic & synt-bass), Sasà Flauto (chitarra), Andrea De Nardi alle tastiere.
Gli Opus Avantra, nel loro magico connubio fra avanguardia e tradizione così radicalmente scritto nel loro nome, mescolano anche oggi in questo loro nuovo lavoro mondi vicini e lontani: classica, contemporanea, jazz, rock, tradizione ed etnica. Manifesto, prima ancora che progetto musicale, attualissimo quanto scrivevano in quel “vicinissimo” 1973: ”Il nostro insieme musicale nasce da una esigenza di superamento dello stato di impasse in cui si trova il mondo musicale oggi. Possiamo infatti constatare che il mondo musicale, oggi è suddiviso in vari settori fra loro incomunicabili, strettamente legati alle stratificazioni socio culturali. Tale pluralismo tende a riprodursi, provocando situazioni sempre più mistificanti in quanto evitano di risolvere la frustrante condizione attuale di atomizzazione dell’individuo. (…) Senza negare la validità di certa musica contemporanea (ma anzi recependola) né i tentativi di alcuni gruppi pop, (ma anche senza nessun complesso verso le esperienze del passato) la nostra intenzione si rivolge essenzialmente al recupero di quel rapporto fondamentale e imprescindibile fra arte e popolo”.
Alan Bedin, DHR Vocale® Laboratorio di musica vocale d’insieme
Il 10 settembre 2023 a Valmarana, sede dell’associazione aps Hanuman e Scuola di Musica e Danza Indiana, si svolgerà il nuovo laboratorio di musica vocale d’insieme a cura di Alan Bedin con sessione mattutina e pomeridiana dove si approfondirà un tema molto importante per liberare la Voce-Azione, formula con cui il performer dà vita alla propria arte vocale.
Alan Bedin in “Opus Avantra, Loucos” Riverside, Roma 2023
Il timbro condiviso e l’improvvisazione: si svilupperà e si spiegherà la Voce oggettiva e la Voce soggettiva per proteggerci e non essere vittime dei nostri ascolti (abituali o imposti). Attraverso i fondamenti dal canto libero popolare (europeo ed extra-europeo) si apprenderà la capacità di generare e identificare il nostro “DHR vocale”®Alan Bedin 2022, il dharma vocale che permette di mantenenere e sostenere la nostra manifestazione nell’arte musicale. “Analizzare la nostra identità nel Nāda, cercare il nostro spazio nel Suono” [Alan Bedin]
Quota di partecipazione: 50,00 € – pausa pranzo libera / al sacco
Il Workshop di Alan BEDIN: “La Musica vocale di Demetrio Stratos” Corso di canto moderno e contemporaneo è riuscito riunire più di venti corsisti, e al pomeriggio anche uditori per trasformare una giornata didattica in un tavolo di discussione a 360° gradi sullo strumento più affascinante, essenziale, intimo, sostanziale mai suonato dall’uomo. Un Harmonium indiano, un giradischi, una tastiera, tre microfoni, una lavagna… Un orchestra di parole, note e atomi del Suono… Esatto! Tanti armonici per risvegliare lo strumento più importante del cantante e dello studioso della voce: l’orecchio. Dalla respirazione alla visualizzazione di capsule onomatopeiche per visualizzare risonatori e formanti. Sei ore di master per studiare a pieno l’ultima performance vocale di Stratos e trasformarla in didattica.
“Un ringraziamento particolare all’amico Alberto Antolini, referente per l’Ass. culturale di Forlimpopoli “Dai De Jazz aps” per aver permesso la realizzazione di una giornata unica per il canto e respirazione funzionale alla voce. Voglio riportare qui sotto gli appunti della cantante Sara Ghtami annotati durante la mia lezione… Lo considero un risultato raggiunto, grazie a tutti”. [Alan Bedin]
“La voce esiste già, e usa il nostro corpo per manifestarsi”
miglioramento della capacità di ascolto
maggiore percezione degli armonici nella voce cantata
miglioramento dell’intonazione e delle componenti armoniche nella voce, utilizzo ottimale dei risuonatori
produzione di suoni più penetranti dando un effetto di corporeità alla voce
generale benessere psico-fisico: “Quando dico che cantare fa bene, intendo proprio questo”.
Foto di gruppo dei corsisti rimasti in sala per l’attestazione di fine giornata
Alberto Antolini, organizzatore della giornata e amico storico di Demetrio Stratos e del gruppo Area, Alan Bedin, insegnante e performer
[Intervista di Maurizio Baiata per Classic Rock, Novembre 2022]
Negli anni 70 erano considerati Prog. Ma gli Opus Avantra provengono da un altro mondo, assai più complesso e misterioso: l’Avanguardia
Chi si avventura nel mondo della musica contemporanea corre il rischio di venire emarginato, di essere tacciato di tentare espressioni elitarie, fuori dalle regole, fuori dal gioco, vero? Lo sono stati, lo sono ancora, gli Opus Avantra? In questa intervista, rispondonoDonella Del Monaco (D) e Alfredo Tisocco (A), che con Giorgio Bisotto (venuto a mancare alcuni anni fa) e Renato Marengo diedero vita a un mini[1]ensemble di grande importanza per la musica avanzata dei primi anni Settanta. In uno speciale “Avanguardia” di «Best» c’era una mia scheda su Opus Avantra: era il maggio del 1977.
(D)Donella: Lo ricordo: bello, con le foto scattate da Umberto Telesco, al Florian di Venezia.
Lì scrivevo: “Sono sui versanti dell’avanguardia contemporanea fra il Liberty e Hindemith”, dati i primi due album, INTROSPEZIONE e LORD CROMWELL PLAYS SUITE FOR SEVEN VICES.
(A)Alfredo:Nel ’78 era pronto il terzo, STRATA, ma la Cramps non l’ha pubblicato. Avendo rilevato la casa discografica di Gianni Sassi, nell’89 lo abbiamo fatto noi: così è uscito per la nostra etichetta Artis Records…
Poi nel ’96 è arrivato LYRICS e ora questo, il quinto.
Il cui ultimo brano La danza della luce ricorda i Dead Can Dance. Vi si può definire due band parallele?
A: C’è un parallelismo, la fase della danza deriva dalla mia convivenza con la musica rumena e balcanica. Che gioca su due varianti e un semitono, Mi minore e Fa maggiore. E poi finisce in La e ripete tutto il giro che inizialmente era in 5/4, ma che per un ambiente più rock ho ridotto a 4/4… Una musica ossessiva…
Molto ipnotica.
A: La base ritmica è di Tony Esposito, all’inizio c’è anche Sasha e poi l’introduzione è ad opera di Alan Bedin: voce e uno strumento indiano, il tarang.
Mauro Martello, flauto e digital saxophone; Emanuele meme Giordani, batteria; Alan Bedin, Harmonium, tarang, elettronica, voce
Il brano che apre l’album mi sembra un capolavoro. Al primo accenno ti senti percorso da brividi prodotti da frequenze che, con la voce di Donella, “prendono dentro”…: È un tema neoclassico che riporta a melodie ottocentesche, con la base degli archi molto forte e l’entrata del flauto e la voce. Dentro ci sono quattro pezzi, uno tratto dal concerto di Bucarest… poi La danza della luce e le Variazioni veneziane…
D: Che sono però molto giocate…
A: …in connubio fra il romanticismo di Paganini e Vivaldi, ecco perché le “veneziane”.
La chiusura è un unico accordo di pianoforte sorretto da una base orchestrale…
A: Infatti, mentre lei entra con la voce quasi in…
D: …una specie di evocazione diabolica, stregonesca…
Ma nel testo c’è “Je suis le ciel – Je suis la mer…”.
D: Sì, è in francese, un attimo di meditazione, in un luogo magico, dove l’anima rinasce, e la persona si identifica con il cielo, il mare e poi dice “io sono, sono, sono”.
Alfredo Tisocco, pianoforte; Donella Del Monaco, voce
A: LOUCOS – NEL LUOGO MAGICO lo avevamo pensato nel periodo 2000-2005, a completamento della nostra partecipazione… al “Prog”…
D: Un po’ borderline…
A: Abbiamo sempre lavorato su una fisionomia “a programma” come nei “concept album”, nel primo c’era la storia di Donella…
D: L’“Introspezione”.
A: Nel secondo, una reminiscenza delle storie pianistiche, nel terzo, STRATA, erano gli “stati mentali”… poi LYRICS che richiamava un mix quasi esoterico…
D: Sì, di temi paleo veneti, testi arcaici.
A: E nel quinto volevamo tornare al luogo magico.
Donella è trevigiana…
D: Sì e mi sono laureata a Venezia, dove ho vissuto e ho casa.
A: Il marito di Donella, Giorgio, era veneziano. Io sono vicentino, ma ho studiato a Venezia, al Benedetto Marcello… e c’è Mauro ai fiati
Non siamo nati o cresciuti Prog. Siamo quasi dei Don Chisciotte
Donella Del Monaco
D: Flauto e sassofono. In un altro pezzo, transitorio, facciamo una sorta di “promenade”, che si chiama Tempo infinito…
È musica “concreta”, i suoni dalla vita di tutti i giorni, poi montata e armonizzata. Ma con quale fine?
D: Allargare i confini della musica strutturata, fare entrare in quel mondo i suoni, creando una dimensione che ti avvolga e che ti porti alle sfere più alte dell’esistenza. Una ricerca interiore tramite le emozioni che, “teoricamente”, dovrebbe suscitare. Non sempre ci si riesce, ma i suoni della natura, del vento, dell’acqua, aiutano nei momenti di ricerca del Sé.
Tutto ciò che è tribale si nutre del contatto diretto con la natura. Basi sonore arcaiche, provenienti dall’Africa o dalle tradizioni aborigene legate agli Elementi, si ravvisano nel film Picnic ad Hanging Rock, in cui il flauto di George Zamfir permea la storia e il suo mistero.
D: In perfetta simbiosi con la Natura.
A: Loro fanno molta monodia, si basano su ritmi naturali, prodotti sui legni, sulle pelli. Territori che abbiamo esplorato, alle cui reminiscenze aggiungiamo la polifonia, le voci…
D: Che fanno parte del nostro DNA.
A: Restando aperti alle altre esperienze, dall’orientale al medio-orientale, e soprattutto balcaniche… E anche francesi.
D: Certo, ma Venezia storicamente è stata sempre punto di scambio fra Oriente e Occidente, di mescolanze e influenze infinite.
Però tu preferisci cantare in francese.
D: Sì, spesso. Ho fatto dischi specialistici, tutto Erik Satie, Reynaldo Hahn e Les Chansons Grises con i testi di Paul Verlaine, ho lavorato parecchio a Parigi. È un mondo in cui mi riconosco.
A: Nella sequenza dei brani, basati sulla ricerca sui Balcani e la “venezialità”, dal Luogo magico che è l’enunciazione, il passo dei flauti de Il tempo infinito suggerisce che il primo soffio che l’Umanità ha fatto con una canna di legno è il ricordo del superamento della primordialità e l’inizio del percorso umano nella cultura.
E poi c’è il quinto, Aisha è intoccabile… Che è molto emozionante.
D: La voce è di mio marito, Giorgio Bisotto, che lo ha recitato un mese prima di venire a mancare. Cerco di non ascoltarla tanto…
A: Il sesto è Riflessi d’acqua…
Tanto immaginifico da essere accostabile a Morricone.
A: Molto armonico, da colonna sonora. Fino a ora, di mio ho pubblicato undici singoli fra musiche per coreografie e danza, studi sulla tastiera, sul pianoforte e sulla “enefona”, la teoria che coglie il passaggio fra la scala armonica di sette note e la dodecafonica di 12 note. Nella enefonia si evidenziano politonalità e pentafoniche, quindi scale cinesi e monodiche orientali e mediorientali.
Venezia e il mare, invece, si tramuta in un blues potentissimo.
A: È venuto alla fine. Alan Bedin è uno studioso dell’India e di Krishna, ma anche di blues e si sente, poi portato più marcatamente da Sasha e Tony Esposito sui versanti sudamericani. E avevamo inserito anche un omaggio a Cesare Andrea Bixio…
D: Con la sua Nanou, Miki, Cette Chanson si tendre, una canzone che Bixio compose per la grande cantante e soubrette francese Mistin[1]Guett… lei è un mio pallino. Una vedette del café chantant che conobbe gli spiriti artistici più alti degli anni Venti, da Pablo Picasso a Stravinsky. Ed ecco il collegamento Parigi-Venezia.
Parliamo dell’esperimento coraggioso con il rapper Claver Gold.
D: Claver aveva preso una nostra canzone, Il pavone, come leitmotiv di un suo brano, e ne aveva fatto un video molto bello. Lo contatto su Facebook e gli dico, ‘rifallo e metti pure il titolo Soffio di lucidità’, che è mio…
A: Situazione ingarbugliata in cui correvamo tutti il rischio di perdere ogni diritto. L’hanno risolta lo stesso Claver e mio figlio Alfred, avvocato, membro dell’AFI ed esperto di editoria. D: Il video di Soffio di lucidità ha fatto quattro milioni di visualizzazioni.
Il gruppo Opus Avantra non è solo uno dei migliori nell’ambito di ciò che è stato chiamato rock progressive, ma è anche portatore di una filosofia musicale, di un’estetica che oggi, dopo quasi 50 anni dalla fondazione avvenuta nel 1973, si trova in perfetta sintonia con la Musica del Presente, come dimostra l’ultimo lavoro LOUCOS. Opus Avantra ha precorso i tempi, oggi il rock non è più possibile chiamarlo progressivo, lo era negli anni Settanta quando si apriva a esperienze molteplici e superava lo schema della strofa e ritornello col riff. Oggi il vecchio prog è diventato altro, non più legato al concetto di progresso ma a quelli di attraversamento e di molteplicità, dai quali alimentare una creatività aperta e plurale. È incredibile come Opus Avantra sia riuscito a mantenersi un punto di riferimento, con la voce inconfondibile di D. Del Monaco e con l’attività compositiva e pianistica di A. Tisocco, che furono i fondatori del gruppo assieme a G. Bisotto e R. Marengo. La grande abilità dei singoli è al servizio del sound d’insieme, come nel miglior jazz vi è un interplay perfetto, come nel miglior rock un’energia travolgente che scaturisce dalla convinzione con cui tutti i musicisti s’intrecciano nel progetto, come nella migliore musica classica senso della forma e bellezza di suoni.
Renzo Cresti
Spieghiamo ulteriormente.
D: In origine era una canzone anni 70 cantata in inglese dalla bravissima Katyna Ranieri, la moglie di Riz Ortolani, che l’aveva composta. Renato Marengo mi ha suggerito di farne un omaggio a Ortolani, ma era difficile. Allora per i testi ho inserito Claver Gold, traducendo liberamente le parole in italiano per adeguarle alla canzone.
Veniamo a questa vostra “associazione” con il Prog, definizione che verso il ’72-73 stava a indicare una musica proiettata in avanti… Ma voi siete Avanguardia.
D: La nostra musica ha diverse provenienze, soprattutto classiche e dalla contemporanea. Cerchiamo sempre di creare musica “inclusiva”, come dice il musicologo Renzo Cresti. Ed è anche il mio pane, dati i miei sette anni di convegni sulla musica di oggi, con la Biennale di Venezia e l’Università Ca’ Foscari. Negli anni 70 era chiaro: facevamo musica per cambiare il mondo, la società e tutto. Anche quelli della contemporanea e del rock volevano cambiare tutto, eravamo dei puri. Pane e musica, dei soldi non ci importava niente. Adesso è il meccanismo, miliardi di tendenze, cui non si riesce a stare dietro, con internet e le piattaforme di ascolto che hanno aperto a dismisura le possibilità…
A: La nostra è un’etichetta di nicchia e di avanguardia, quindi siamo in “rock opposition”. E invece ci hanno inserito nella sventagliata del prog….
D: Non lo abbiamo voluto noi, non siamo nati o cresciuti prog. Siamo quasi dei Don Chisciotte…
All’inizio, in Italia la deriva sinfonica aveva unito compositori classici o di colonne sonore, come Bacalov, ma i rocker avevano il fattore fondamentale dell’elettrificazione, che a voi in partenza mancava.
A: L’avevamo solo nella fase sperimentale. Sono stato fra i primi fautori del Moog di Robert Moog, degli Arp Synth monodici e polifonici, sommati all’evoluzione dello Yamaha e del Roland, ora polifonici. L’oscillazione del suono elettrificato rappresentava una mirabile variante creativa… Battiato ne resta l’esempio più grande e lampante.
D: Il cosiddetto Prog in quegli anni è scaturito dalla rottura dei generi, dalla contaminazione nella ricerca in varie forme, anche alla canzone… movimenti tutti che hanno dato molto all’ultima parte del Novecento, collegando tempi e generi fra loro lontanissimi, tanto che credo entreranno nei libri di Storia della Musica. Oltre all’elettronica, l’innovazione c’è stata in tutti i campi e anche noi e i tanti artisti coinvolti abbiamo cercato di trovare una via di collegamento.
C’è un cofanetto in arrivo.
A: Abbiamo a lungo parlato dell’idea di ripercorre tutta la nostra storia in un box e ora sta per uscire: probabilmente lo chiameremo 48 BOX OA, perché sono passati 48 anni da quando abbiamo calcato il palcoscenico del teatro delle Arti di Roma, nel 1974, per la prima rappresentazione sotto Trident, l’etichetta di Maurizio Salvadori e Angelo Carrara. A: Sì, persone che, dopo cinque dischi di rock e prog, con coraggio ci hanno accettato – ed è stato bravo Renato a farci entrare nel giro – con Tony Esposito e così via. La sequenza è storica. Oltre ai cinque vinili a colori diversi, ci saranno sei Cd, il video del concerto di Tokyo, una penna di pavone, un poster e un libro, un saggio i cui autori sono Marengo, Donella e… tante fotografie.
Alla pesentazione del suo libro ‘Volevo lavorare “dentro i dischi” l’incontro con l’autore, un esempio indelebile di discografico italiano. Vi presento Domenico Paganelli: una vita da produttore artistico e discografico.
50 anni di storia della musica italiana raccontati attraverso storie e aneddoti che mostrano i lati più nascosti e intimi del rapporto umano con grandi artisti ed esponenti del mondo dello spettacolo. Al di là del semplice racconto, questo libro offre a tutti coloro che ambiscono a entrare in questo mondo come artisti o addetti ai lavori (e in particolar modo ai più giovani), moltissimi spunti di riflessione sulle dinamiche che da sempre governano questo ambiente in continua evoluzione.
“Oggi nella primavera 2022 ho sessantasette anni e mi sento ancora un ragazzo pieno di interessi e curiosità. Prima di diventare un vecchio borbottone che approfitta di ogni momento possibile per raccontare la sua vita accanto a grossi personaggi della musica e dello spettacolo, ho preferito scrivere questo libro, così se qualcuno vorrà sapere qualcosa di me, se ne avrà voglia, potrà leggersi questa mia avventura dettagliata nel tempo. I fatti e i nomi sono assolutamente reali e, visto che mi sono affidato quasi totalmente alla memoria, mi scuso per eventuali imprecisioni e omissioni. So bene di essere stato un privilegiato, che ha potuto realizzare il sogno della sua vita lavorando nel centro della musica e camminando con artisti incredibili, che mi hanno insegnato tantissimo. Da ragazzo avrei dato qualsiasi cosa, per rovistare nella musica affiancando artisti che conoscevo solo grazie alla te- levisione, ai concerti, oppure per la foto sulle copertine dei 45 e 33 giri. Ho iniziato a scrivere il racconto nell’agosto 2009 nella mia casa di Villanova d’Albenga, per poi farlo crescere nella mia casa di Milano e così, via via, un po’ qui e un po’ là, fino al termine della prima edizione pubblicata nell’autunno 2010. Ho tentato di realizzare una sorta di diario temporale musicale, per poter dare un senso compiuto agli eventi, per cercare di far immaginare l’atmosfera dei vari decenni, dal mio mitico mangiadischi degli anni 60 ai miei concerti avventurosi nell’epoca post ’68 o dei primi anni ’70, con gli immancabili lacrimogeni ad ogni manifestazione musicale importante. Continuando poi dal ’71, quando iniziavo ad entrare nel mondo della musica riuscendo solo a fermarmi alla crosta esterna, fino al ’77, quando per la prima volta riusci ad aprirmi un varco più profondo fin nel cuore della musica, entrando alla RCA. Il titolo è dovuto a più di un amico che quando lavoravo in negozio alle Messaggerie Musicali, mi chiedeva lo sconto perché, a detta loro, io “lavoravo dentro nei dischi”. Dentro e fuori dalla musica che conta, come quel periodo ombroso dietro a un’impolverata scrivania in un magazzino di periferia alla Panarecord, il punto più basso da quando mi lasciarono a casa dal negozio della Ricordi nel 1975. Il top di allora furono i miei quattro anni alla RCA, dove mi trovai di colpo a lavorare con i più grossi artisti italiani (1977-1981), cui seguì però il periodo più basso appena descritto. La risalita cominciò entrando nella grande famiglia della Peer Southern alla direzione artistica, che fu una grossa scuola preparatoria per me, ma l’apoteosi arrivò con i miei diciassette anni alla direzione artistica della mia grande EMI. Un diario costringe a continui fatti con nomi, date e luoghi, per cui la fluidità del racconto sicuramente ne risentirà, ma la mia speranza è quella di aver scritto qualcosa che possa dare un’idea di una visione dall’interno degli uffici di una casa discografica, soprattutto per chi non conosce questo mondo e, cosa non meno importante, lo stato d’animo di un ragazzo che ha mischiato il suo lavoro con il suo hobby preferito, la musica. Voglio inoltre dire grazie a tutte le persone che hanno creduto in me e hanno reso possibile questo mio percorso e sono davvero tante, sia tra i miei superiori o colleghi e tra gli artisti. A quelle poche invece che hanno cercato di mettersi di traverso creandomi qualche difficoltà, voglio dire che io, come un giocatore di rugby con grinta e spalle grosse, sono riuscito a raggiungere la meta, non porto rancore contro nessuno, anzi le difficoltà mi hanno rafforzato. Sono stato un fortunato “pastore di dinosauri”, una razza di artisti che rischia veramente l’estinzione e quando per decenni si parlerà di loro, sarà banale, ma qualche piccolo, piccolissimo, microscopico merito, l’avrò avuto anch’io. Dedico questo lavoro alla mia famiglia d’origine, a mio fratello che fin da piccolo, a Bergamo, mi ha inondato di musica e insegnato a strimpellare la mia prima chitarra, a scrivere canzoni e a suonare stando su un palco nel suo gruppo, i Pako Pako, e come essere affidabili nel lavoro. Ringrazio il grande giornalista Maurizio Becker per la prefazione del libro, così sentita e appassionata, che mi ha realmente commosso. Spero di essermela meritata. Grazie a Vasco Rossi, Angelo Branduardi, Francesco Guccini, Dori Ghezzi che mi hanno riempito d’orgoglio, Roberto Vecchioni perché mi ha scosso dentro e la famiglia di Rino Gaetano per le belle parole. Un sentito ringraziamento allo storico discografico Stefano Senardi, al giornalista, autore e regista Giorgio Verdelli, a Vittorio Costa, avvocato di grossi artisti, a Massimo Cotto, giornalista e scrittore e a Giordano Sangiorgi, patron del meeting delle etichette indipendenti. Grazie a Germano Dantone (Dantone Edizioni) per aver creduto in questo progetto. Ringrazio infine la giornalista Sonja Annibaldi per il suo prezioso apporto stilistico al libro e per i suoi competenti consigli”.
Mimmo Paganelli, da sempre scopritore di talenti, un monmento dell’azienda
Vasco Rossi
Un bravo discografico, un simpatico compagno, un grande amico
Francesco Guccini
La statura di Mimmo sta nelle responsabilità prese di persona, nel suo amore per il bello
Roberto Vecchioni
Un ottimo produttore, riesce a leggere l’interno della musica e a estrarla
JAZZaFORLI’ Musica per libere menti 4a Edizione dal 30 ottobre al 19 novembre Domenica 13 novembre 2022– Fabbrica delle Candele, Forlì – ore 9.30 Workshop di Alan BEDIN: “La Musica vocale di Demetrio Stratos” Corso di canto moderno e contemporaneo.
Il corso, rivolto a cantanti di ogni livello, sarà a numero chiuso per gli allievi effettivi (in numero di 30) ed illimitato per gli uditori. Durata del workshop: 6 ore. Orario: dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 18.00. L’scrizione è gratuita. Per iscriversi inviare una mail a: alberto.antolini.55@gmail.com – oppure un SMS o un messaggio WhatsApp al +39 329 4234097
“(…) Dal canto armonico alla musica extra europea (indiana), alla scoperta del “Suono” attraverso tabelle comparative delle note nei diversi sistemi musicali, ai valori semantici degli intervalli musicali, alla visualizzazione della “Voce”, il corso è un’esperienza didattica rivolta a tutti coloro che vogliono conoscere a fondo la propria voce con o senza una preparazione precedente. Un percorso interiore da affiancare alla propria disciplina, dal canto al teatro”. (Alan Bedin)
Illustrazione di Osvaldo Casanova in esclusiva per alanbedin.com
L’esigenza di approfondire l’atto artistico della “Voce Stratos” comporta l’opportunità di rivalutare e tramutare l’operosità vocale di chi canta in un’attività di profilo propedeutico e pedagogico che, attraverso la visualizzazione di un mapping gestito dall’uso cosciente di formule fonosimboliche (onomatopeiche) unite alle note, aiuterà ad affrontare, ad esempio, il cambio di registro come gli atteggiamenti e i meccanismi scorretti fuori dalla propria confort zone. La riflessione sullo strumento-voce di Demetrio Stratos può, infatti, giocare un ruolo importante nel processo di formazione di un “artista vocale”. La sicurezza e la consapevolezza del suono del musicista greco è oggi un elemento culturale da assimilare e condividere con responsabilità: si tratta di un modo di emettere e ascoltare la propria voce disgiunta dallo scritto e dalla parola. Raggiungere la propria Eufonia significa conoscere (eu) la propria voce (fonia), creare un equilibrio armonico dei nostri suoni (canto difonico) attraverso la respirazione funzionale e il consapevole reclutamento dei nostri risonatori, elementi fondamentali per la proiezione del proprio “suono”.
Manoscritto di Demetrio Stratos dedicato a Alan Bedin dal M° TranQuang Hai
Analizzare e studiare insieme la “Voce” di Stratos significa fondere diversi sistemi formativi e didattici non solo strettamente musicali: il suo aver unito la cultura musicale occidentale a quella extra europea permette di offrire ai partecipanti al workshop una dimensione estetica in cui l’applicazione del metodo porta sia ad una nuova forma di pensiero, che ad una nuova dimensione percettiva ed emozionale del Suono/Voce. L’esperienza artistico/musicale di Demetrio Stratos rappresenta, dunque, un vero modello di formazione culturale del cantante e del musicista moderno contemporaneo, un percorso vocale strumentale funzionale per chi vuole ampliare la propria conoscenza verso una nuova prospettiva che apra l’orizzonte creativo.
ALLA FINE DEL CORSO SARA’ RILASCIATO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE
Il comeback di Opus Avantra, con un’opera trasversale e dirompente che farebbe gioire Franco Battiato.
Maurizio Baiata
Nell’accingermi a intervistare Donella Del Monaco e Alfredo Tisocco, ovvero Opus Avantra, il pensiero andava a Giorgio Gaslini, pioniere della musica “totale” che incontrò l’avversione del mainstream, classico e jazzistico. Per Donella, il suo compagno di vita Giorgio Bisotto (scomparso da alcuni anni) e Renato Marengo, la storia è stata simile. La coppia fondò con loro un mini ensemble d’importanza epica per la musica dei primi anni Settanta, con due album lirici e inquietanti, venati da pulsioni trasgressive che stracciavano il pentagramma. Dopo mezzo secolo, abbiamo l’onore di parlare con Opus Avantra, che torna sulle scene con LOUCOS Nel Luogo Magico, opera immaginifica, trasversale e dirompente in un saliscendi elettroacustico intimo e ribelle, a costituire un “concept” che farebbe gioire il nostro Franco Battiato. L’organico si regge sulla figura fondante del produttore artistico Renato Marengo e su fonti e approdi fra la dimensione vocale quantica di Donella Del Monaco e la struggente vena compositiva e strumentale di Alfredo Tisocco. Ne parleremo anche nel prossimo numero di ‘Classic Rock’.
Donella Del Monaco durante la presentazione a Chez Donella, Treviso il 29.09.2022
Donella, ci eravamo lasciati a Roma tempo fa, ricordi? Donella: Si, alla presentazione di ROSA ROSAE. Ma questo LOUCOS è più vario ed emozionante. Il primo brano mi ha folgorato. D: E Nel luogo magico, che dà titolo all’album… Il vostro primo album è il mitico omonimo del ’74. Il secondo, del ’75, è LORD CROMWELL PLAYS SUITE FOR SEVEN VICES. Alfredo Tisocco: E il terzo, STRATA, era pronto per il ’78, ma purtroppo la Cramps ha avuto problemi e noi l’abbiamo rilevata creando la Artis, che lo ha pubblicato nell’89. Poi nel ’96 è uscito LYRICS, dove c’è Il pavone, sul quale poi rapperà poeticamente Claver Gold, che, in questo disco, duetta nuovamente con Donella in ‘Prima o poi ricorderai’.
Alfredo Tisocco durante la presentazione a Chez Donella, Treviso il 29.09.2022
L’ultimo brano, La danza della luce, è travolgente. Molto ipnotico. Donella: Anche un po’ … diabolico. Alfredo Tisocco: Qui la base ritmica è nuovamente di Tony Esposito. Poi in ‘Aisha’ sentirai la voce registrata di Giorgio Bisotto, e poi ancora Alan Bedin al canto e al tarang indiano e i fiati di Mauro Martello. Ultim’ora… Donella: Entro novembre uscirà un box a tiratura limitata contenente l’opera omnia degli Opus Avantra, ovvero LOUCOS e tutti gli album che abbiamo appena menzionato, con supporti editoriali e fotografici inediti.
Il 2 ottobre al teatro Masini di Faenza, nell’ambito del MEI diretto da Giordano Sangiorgi, ci saranno performance live di Donella e Tisocco nella formazione dei primi momenti.
Il nuovo cd jewel box di Opus Avantra “Loucos. Nel Luogo magico”
Ne scrissi nel 1977, collocandoli “sui versanti dell’avanguardia contemporanea”, e forse ero nel giusto se oggi il respiro degli Opus Avantra è consonante con i Dead Can Dance nella combinazione fra le voci di Donella Del Monaco e Liza Gerrard e nell’impianto elettro-etnico nelle mani sagge di Alfredo Tisocco e Brendan Perry. Brividi già nella mini suite d’apertura, fra Sigur Ros e i King Crimson di ISLANDS, poi Canto veneziano a fare eco alla chanson française, quindi le Variazioni veneziane con una Donella astrale sino al maestoso finale, il brillio blues di Venezia e il mare e la giocosità danzante di Soft Memory Tango. Questo album ti porta in un luogo magico: sul lato oscuro della luna. [Maurizio Baiata, Classical Rock #118 2022]
Ricordando Stratos e compagni oggi a Castello di Arzignano [Domenica 11 Settembre 2022 Il Giornale di Vicenza, Stefano Rossi]
Alan Bedin, Fabio Russo, Milco Merloni, Christian Chicco Capiozzo, Daniele Santimone
Sono passati esattamente 48 anni dallo storico concerto del 22 giugno 1974 degli Area ad Arzignano, tenutosi allo stadio Dal Molin per la Rassegna di Musica Pop d’Avanguardia. Il gruppo, tra i simboli più innovativi e sperimentali della nostra controcultura, ha lasciato senza dubbio un segno indelebile nella storia della musica italiana (e non solo). Ma anche nella memoria di chi, quel 22 giugno, era a vedere quel concerto. Ben netta era, all’epoca, la divisione tra generi musicali “tradizionali” e il rock (in questo caso sperimentale) che stava sempre più prendendo piede.
Il Giornale di Vicenza, Arzignano Domenica 16 giugno 1974
E adesso quella leggenda ritorna proprio ad Arzignano,al Castello, domenica 11 settembre alle 21 (ingresso gratuito), grazie alla formazione Hommage à Area, band voluta da Christian Capiozzo (batteria), figlio di Giulio che fu tra i fondatori degli Area. Con lui sul palco ci saranno Daniele Santimone alla chitarra, Fabio Russo alle tastiere e synth Arp Odyssey, Milko Merloni al basso e, dulcis in fundo, il cantante vicentino Alan Bedin (voce ed effettistica). Quest’ultimo ormai da anni segue le orme, sia dal punto di vista artistico che storico, di Demetrio Stratos, tanto da essere interpellato alcuni anni fa dal curatore della collana “Prog Rock Italiano” della De Agostini, Guido Bellachioma, a partecipare al coordinamento tecnico per la pubblicazione di “Demetrio Stratos, Live”, con la registrazione di una serata che Stratos tenne il 4 febbraio 1979 al Teatro San Leonardo di Bologna che era stata appena ritrovata. Nel corso del concerto odierno ad Arzignano verrà proposto un repertorio rappresentativo del gruppo, con tutti i cavalli di battaglia della band: “Luglio agosto settembre (nero)”, “L’elefante bianco”, “La mela di Odessa”, “Cometa rossa” solo per fare qualche esempio. Christian Capiozzo, cresciuto al fianco di tale padre batterista, si è messo in luce sin da giovanissimo per la diversa concezione di intendere lo strumento, in maniera non solo ritmica ma anche melodica. Un musicista versatile che si inserisce nei diversi generi musicali con personalità; compositore a sua volta, ha all’attivo diversi dischi come leader e come session man. Ma ha sempre, comunque voluto rendere omaggio al padre e a quella creatura, gli Area, che aveva fondato con altri sognatori, che avevano percorso strade innovative e sperimentali in un periodo assai fervido anche per il panorama musicale italiano. Il batterista, però, voleva esprimersi in un contesto musicale senza confini, andando oltretutto controcorrente rispetto al mercato discografico dell’epoca.