Artis Records alla Fiera del Disco di Treviso 2026: la ricerca del suono come identità artistica

28 MARZO ore 11:00 Il marchio discografico Artis Records, fondato dal musicista e produttore Alfredo Tisocco, sarà tra i protagonisti della Fiera del Disco di Treviso, nell’edizione realizzata in collaborazione con Ernyaldisko e Music Day Roma.

Artis Records si distingue nel panorama della discografia italiana per una linea editoriale fortemente identitaria, dedicata alla valorizzazione del suono come elemento centrale dell’opera musicale. Il catalogo dell’etichetta si sviluppa attraverso pubblicazioni che intendono rappresentare la musica come forma artistica completa, capace di attraversare linguaggi diversi: dall’etnica al pop, dal jazz alla musica classica fino alla sperimentazione contemporanea. Questo approccio alla “musica totale” rende Artis Records una realtà originale e riconoscibile nel panorama indipendente italiano, un progetto che unisce tradizione e avanguardia attraverso produzioni curate e una forte attenzione alla qualità artistica e sonora.

Tra i titoli più significativi già pubblicati dall’etichetta spicca il prestigioso box celebrativo dedicato ai cinquant’anni di attività degli Opus Avantra, realizzato con la collaborazione dello storico produttore e giornalista Renato Marengo. Sempre con il coordinamento artistico di Alan Bedin, Artis Records ha inoltre pubblicato il vinile e il CD del grande maestro indiano del sarod Partho Sarothy, allievo del leggendario Ravi Shankar.

Alan nel suo studio a Valmarana con il disco realizzato per Artis Records, “Partho Sarothy. Sarod in Odeo”, maestro indiano di fama mondiale (c)2025 Filippo Bordin)

L’etichetta – marchio della società Cramps Music srl – continua oggi a sviluppare il proprio catalogo con nuove produzioni e con una crescente apertura internazionale: il fondatore Alfredo Tisocco sta infatti lavorando alla distribuzione dei titoli Artis Records anche in Est Europa e Giappone, ampliando la presenza dell’etichetta sui mercati esteri.

I progetti presentati a Treviso

In occasione della fiera, Artis Records presenterà tre artisti del nuovo catalogo. Il gruppo neo-progressive Arcana Opera porterà il concept album “L’Orizzonte degli Eventi”, già apprezzato da figure storiche del progressive italiano come Donella Del Monaco, Gianni Leone del Balletto di Bronzo e Lino Vairetti degli Osanna.

Sarà poi la volta del cantautore Manuele Albanese, recentemente presente al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, che propone un canzoniere ironico e diretto ispirato alla tradizione cantautorale italiana degli anni Sessanta e Settanta, nel solco della scrittura di Mogol e Lucio Battisti, con suggestioni melodiche vicine alla sensibilità di Franco Battiato.

Completa la presentazione il performer e compositore Alan Bedin con il progetto “Musica Spontanea”, un’architettura sonora che si è trasformata anche in installazione artistica presso musei dedicati al futurismo e all’arte contemporanea. Il lavoro è stato recensito con grande interesse dal musicologo Renzo Cresti come un originale punto di partenza per la ricerca sulla voce nella Nuova Musica e vede la partecipazione di Paolo Tofani degli Area, il vibrafonista di fama internazionale Saverio Tasca e il collega musicista Edoardo Piccolo che ha curato la sintesi e la elaborazione elettronica dell’intera opera.

Un incontro speciale con Donella Del Monaco

La presenza di Artis Records alla Fiera del Disco sarà anche l’occasione per un momento di approfondimento con Donella Del Monaco, che presenterà “Rosa Rosae”, il suo disco solista pubblicato in edizione limitata in vinile bianco dall’etichetta MP&Records di Vannuccio Zanella con il coordinamento e la direzione artistica di Renato Marengo, produttore della prima opera “Introspezione” del gruppo Opus Avantra. Il disco della storica voce femminile e cofondatrice degli Opus Avantra torna così in una edizione da collezione limitata a 250 copie. Prodotto da Renato Marengo e composto insieme a Paolo Troncon, il lavoro vede la partecipazione di ospiti di rilievo come Lino Vairetti, Tony Esposito, Jenny Sorrenti e del compianto Alberto Radius. L’edizione è inoltre arricchita da una bonus track inedita non presente nel CD.

Un ponte sonoro tra Treviso e Peschiera del Garda

Partner tecnico dell’evento sarà Pathos Acoustics, eccellenza italiana dell’alta fedeltà, che metterà a disposizione uno dei propri amplificatori per garantire un ascolto professionale e senza compromessi dei vinili del catalogo Artis Records e del disco solista di Donella Del Monaco presentati durante la Fiera del Disco di Treviso. La collaborazione tra Pathos Acoustics della famiglia Zanini e il progetto artistico di Alan Bedin proseguirà nella stessa giornata, con un secondo appuntamento dedicato alla ricerca sonora. Dopo la presenza a Treviso, l’azienda si sposterà infatti a Peschiera del Garda per partecipare all’Arilica Festival, dove il progetto “Musica Spontanea” sarà protagonista di un articolato percorso espositivo.

All’interno della manifestazione sarà infatti allestita La Stanza del Suono, installazione immersiva dedicata alla ricerca vocale e sonora, che rimarrà visitabile per tutto il periodo della mostra. L’opera utilizzerà un sistema di amplificazione di rara tecnologia fornito da Pathos Acoustics, InPoL Heritage MK II pensato per restituire con estrema fedeltà la complessità timbrica del lavoro di Alan Bedin.

InPoL Heritage rappresenta l’eredità progettuale dell’ ing. Gianni Borinato. InPoL (INseguitore POmpa Lineare) è un sistema brevettato da Pathos acoustics che ha riscosso molto successo e guadagnato molti premi.

Parallelamente, uno dei sistemi di punta dell’azienda, ClassicOne MKII, verrà collocato in uno spazio dedicato della mostra per la speciale Esposizione Sonora 37’49’’: un ascolto guidato dallo stesso artista del progetto “Musica Spontanea. Omaggio a Demetrio Stratos”, tributo alla ricerca vocale del leggendario frontman degli Area, Demetrio Stratos, eseguito inizialmente per una label giapponese.

La revisione del progetto ClassicOne é stata svolta parallelamente allo sviluppo dell’integrato Logos e pertanto beneficia di molte delle conquiste progettuali conseguite per quest’ ultimo modello di casa Pathos.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore tassello del dialogo tra ricerca musicale, tecnologia audio e sperimentazione artistica, che unisce la presentazione discografica di Artis Records alla dimensione performativa e installativa della nuova musica.

BLABLABLA. Contro il linguaggio esausto

ARILICA FESTIVAL DELLA CULTURA

All’interno del Festival pensato dall’Assessore alla Cultura Elisa Ciminelli, sabato 28 marzo, ore 21:30 al Sottotetto della Caserma dell’Artiglieria, in occasione della mostra “Blablabla. Contro il linguaggio esausto”, sarà presentata in via esclusiva “Musica Spontanea. Esposizione Sonora 37’49’’”, progetto a cura dell’artista e performer vicentino Alan Bedin. L’appuntamento artistico, voluto dal direttore artistico di Arilica Festival Matteo Vanzan, sarà accompagnato dal partner Pathos con un impianto acustico distintivo e di elevata qualità audio. Poi l’artista presente all’esposizione introdurrà il vinile prima dell’ascolto, raccontandone la genesi e presentando la sinergia sviluppata tra i diversi partner coinvolti nel progetto.

“Il concetto di Esposizione Sonora rappresenta una riflessione sull’ascolto e sul ruolo dell’amplificazione, intesa come strumento capace di offrire un autentico vantaggio verso il raggiungimento del mio obiettivo essenziale: la fedele riproduzione del Suono come Ragione. In questa prospettiva, l’impianto diventa come una tela bianca, pronta ad accogliere non il colore del pittore – stavolta – ma la presenza del performer: la sua voce, il suo linguaggio, la sua materia, il suo pigmento sonoro”. (Alan Bedin)

Sinergia! È proprio vero: quello che sta succedendo è straordinario. Il gruppo si sta riformando.

Dopo un primo giro di organizzazione delle prove, tornano a ritrovarsi gli elementi della formazione originale: i nomi che hanno fatto nascere tutto, dalla stanza di Preara a Montecchio Precalcino fino ai palchi sanremesi, passando per locali, teatri e piazze di tutta Italia. All’epoca eravamo molto istintivi. La musica ci teneva uniti e creava un flusso creativo continuo. Portavamo qualcosa che certamente non era alla moda, ma aveva un motivo profondo, quasi una funzione sociale: rendere tutto positivo e altamente spassoso attraverso groove e slogan. Le voci che giravano attorno ai Sinergia erano molteplici, proprio come il pubblico che ci seguiva: vasto, multiforme, impossibile da incasellare. Non c’erano età, generi, tipologie o tendenze dominanti. Tutti si sentivano protagonisti, tutti si sentivano presi in considerazione. Chi veniva ai nostri concerti non arrivava semplicemente per ascoltare un certo tipo di sound. Veniva per i Sinergia. Per quello che succedeva ogni sera sul palco. Il risultato di ogni concerto cambiava continuamente, anche quando la scaletta restava la stessa, perché dipendeva sempre dal pubblico che avevamo davanti. La prima registrazione assoluta dei Sinergia fu un brano inserito in una compilation che raccoglieva gruppi della provincia. Il pezzo si intitolava “Amplesso bagnato” e parlava di sesso libero e libertà. In una Vicenza dominata da punk, hardcore, fusion, heavy metal e vari crossover, noi facevamo semplicemente Sinergia. Col tempo avremmo aperto la strada anche ad altre formazioni. Siamo stati uno stimolo per molti musicisti e cantanti grazie alla nostra onestà creativa. Per noi era importante suonare. Suonare perché era quello che dovevamo fare.
E la gente vedeva in noi qualcosa di evocativo e trasformativo.

Il logo del gruppo Sinergia, raffigurante la donna creatrice di energia, fu disegnato a mano nel 1998 da una giovanissima Valentina Zordan, amica e grande fan del gruppo fin dai primi passi della formazione

La formazione conta oggi più di 17 anni di assenza dalle scene. Più precisamente, l’ultima volta in cui si sono potute ascoltare le note del gruppo suonate dai fondatori originali risale a un’indimenticabile performance del luglio 2009 al Ferrock, un festival autogestito che ha segnato profondamente la cultura musicale locale e nazionale grazie alle sue proposte alternative e fuori dal mainstream. Ed è proprio da quelle stesse anime che è tornata a scoccare la scintilla. In particolare da Alessandro Padrin, in arte Pedro, che insieme all’altra fautrice dell’iniziativa, Luisa Vigola, condivide l’esperienza in una compagnia teatrale amatoriale di Vicenza, La Giostra. Da questa energia nasce l’organizzazione del primo concerto che riporterà sul palco i Sinergia. Non sarà solo un live: sarà un ritorno. Un viaggio dentro le canzoni che hanno accompagnato chi li ha seguiti negli anni, una scaletta fatta di brani storici, ricordi condivisi e di quella stessa libertà creativa che li aveva resi qualcosa di più di una band.

La targa donata al gruppo dall’amministrazione del Comune di Vicenza per la classificazione a Sanremo. In alto, da sinistra: Enrico Cera, Marcelliano Pozza, Fabio Guglielmi, Luca Moresco, Alan Bedin, Matteo Bussi. In basso, inginocchiati da sinistra: Mauro Ziroldi, Alberto De Toffani e Luca Campagnolo.

Perché Sinergia, per molti, è stato un movimento. Un punto di incontro tra musica, idee e persone. Oggi, dopo strade di vita diverse, lavori, esperienze e percorsi lontani tra loro, i musicisti tornano a incontrarsi proprio lì dove tutto può ricominciare: su un palco. Con la voglia di riaccendere quella connessione fatta di energia, amicizia e unione musicale. Il luogo scelto non è casuale: il Teatro San Marco di Vicenza, che in passato era già stato una delle tappe della loro storia. Un cerchio che si chiude… e forse uno nuovo che si apre. Qui sotto trovate in esclusiva la locandina dell’evento.
Cliccate qui per prenotare e acquistare il biglietto di quello che promette di essere molto più di un concerto: un ritorno atteso, un momento da condividere, forse davvero l’evento dell’anno.

30 aprile 2026 – ore 21:00
📍 Teatro San Marco Contra’ S. Francesco 76 – Vicenza
🎟 Biglietti Intero: 10€ (+ d.d.p.) Ridotto: 8€ (+ d.d.p. under 12)

📞 Informazioni e prenotazioni
http://www.tsmvicenza.it
0444 922749 (lun, mar, gio | 14:30–18:00)

ℹ️ Info concerto: Pedro – 345 4829225
Il silenzio è finito.
⚡ POLO POSITIVO + POLO NEGATIVO ⚡

Nāda: Orientamento e Conoscenza. La via del Suono

La Ricerca dell’Essenza. Il Suono come Orientamento

Nāda Yoga e l’Isometria vocale parlano, in fondo, la stessa lingua: quella del suono come stato, non come azione.Praticare nel Nāda significa praticare con consapevolezza l’entità del suono (nāda) non solo prodotto, ma ascoltato e abitato. L’isometria vocale insegnata da Alan Bedin fa proprio questo. Mantenere l’equilibrio statico per trasformare il respiro sottile in uno stato meditativo e facilitare in noi il cambiamento. È un vero lavoro di ricerca personale nel proprio suono stabile.

Alan Bedin, Studio Hanuman aps dove insegna privatamente e produce artisticamente o organizza gruppi di ascolto

Introduzione al Nada Yoga e allo Yoga del Suono

Il primo incontro dedicato alla scoperta del Nada Yoga, la pratica che utilizza il suono e la vibrazione come strumenti di consapevolezza e trasformazione. Partiremo dalla respirazione consapevole, fondamento per entrare in ascolto profondo di sé, e guideremo i partecipanti nella scoperta della nascita del proprio suono, come via per calmare la mente e ritrovare centratura attraverso la tecnica del Mind. Attraverso tecniche vocali ed esperienziali lavoreremo per:

  • sciogliere tensioni fisiche ed emotive;
  • riconoscere e valorizzare la morfologia del proprio apparato fonico (accordo pneumo-fonico, meccanismi laringei, registro)
  • esplorare il passaggio dal suono interiore Anahata al suono manifesto Ahata, prodotto consapevolmente.

Un percorso introduttivo per sperimentare il suono come strumento di equilibrio, ascolto e presenza.

“Finalmente, il modo più concreto per noi occidentali di avvicinarci alla cultura orientale del respiro e del suono, come vero orientamento e bussola per la nostra ricerca dell’Essenza, è attraverso il Nāda Yoga. Tuttavia, è necessario creare ordine su questo termine, spesso usato scorrettamente per descrivere attività olistiche poco organizzate o consapevoli, prive di vera tecnica o musica indiana. Elementi fondamentali come akar (suono vocale originario), rasa (condizione e stato emozionale), tāla (pulsazione e velocità di acquisizione nel ciclo vitale-ritmico continuo), rāga (forma melodica e identità sonora) sono indispensabili per scoprire la nostra formula sonora individuale nel Nāda”. (Alan Bedin)

PROGRAMMA

prima parte

Introduzione al Nada Yoga e allo Yoga del Suono

Il primo incontro dedicato alla scoperta del Nada Yoga, la pratica che utilizza il suono e la vibrazione come strumenti di consapevolezza e trasformazione. Partiremo dalla respirazione consapevole, fondamento per entrare in ascolto profondo di sé, e guideremo i partecipanti nella scoperta della nascita del proprio suono, come via per calmare la mente e ritrovare centratura attraverso la tecnica del Mind.

Attraverso tecniche vocali ed esperienziali lavoreremo per:

  • sciogliere tensioni fisiche ed emotive;
  • riconoscere e valorizzare la morfologia del proprio apparato fonico (accordo pneumo-fonico, meccanismi laringei, registro)
  • esplorare il passaggio dal suono interiore Anahata al suono manifesto Ahata, prodotto consapevolmente.

Un percorso introduttivo per sperimentare il suono come strumento di equilibrio, ascolto e presenza.

seconda parte

rāga, la melodia come identità sonora e trasfigurazione nel suono

Il secondo incontro dedicato alla scoperta del rāga e dell’identità vibrazionale del suono attraverso gli Swara, le note della musica classica indiana. Partiremo dall’ascolto e dall’intonazione degli intervalli per comprendere come ogni suono nasca dal Nada e si manifesti con una qualità, una direzione e un carattere specifico. Specificheremo che nel contesto dello yoga, Swara non è una posizione fisica, ma il flusso consapevole del respiro: la “nota” del corpo che riflette l’attivazione dei canali energetici nel corpo sottile.

Attraverso pratiche di ascolto, vocalizzazione e consapevolezza respiratoria esploreremo:

  • la percezione degli intervalli come spazio vibratorio partendo dal suono bordone accompagnati da tampura, harmonium e tarang;
  • la relazione tra respiro e identità sonora;
  • il suono come espressione con il Sargam (notazione indiana) e Akar (canto con la vocale ‘A’).

Un percorso introduttivo per approfondire la dimensione musicale e sottile del suono come strumento di presenza e conoscenza attraverso la partitura gestuale del suono.

terza parte

tala, la pulsazione interiore che unisce corpo e respiro

Il terzo incontro dedicato al Tala, il ritmo della musica classica indiana, e alla sua integrazione con le scuole occidentali di Nada Yoga.

La pulsazione del Tala funge da ponte tra musica e disciplina fisica: permette al praticante di “danzare” con il tempo e trovare armonia interiore attraverso il ritmo e la visualizzazione del Sam. Il respiro è il Tala interno: sincronizzando il ritmo respiratorio e cardiaco con il Tala esterno (musica e strumenti), si favorisce la connessione mente-corpo e l’equilibrio interiore. Durante l’incontro si esploreranno:

  • il ritmo come strumento di centratura e presenza;
  • l’uso di mudra e gesti per coordinare respiro, movimento e tempo;
  • la relazione tra corpo, suono e ritmo come esperienza integrata dei bol (cellule ritmiche onomatopeiche).

Un percorso per scoprire il ritmo come ponte tra percezione interna ed espressione esterna attraverso la tecnica del konnakol come tecnica pedagogica millenaria di tradizione orale che insegna a interiorizzare i ritmi.

quarta parte

rasa, sintonizzazione formantica dal suono alla semantica

L’incontro che esplora il Rasa nello Yoga dell’ascolto e della creazione del suono, per comprendere che il vero praticante è colui che compone, che si ascolta durante l’esecuzione ed è consapevole di non riprodurre mai la stessa esposizione del proprio rāga.

Il laboratorio per trasformare il suono in esperienza emotiva e corporea. Rasa (lett. “succo”, “essenza” o “sapore”) rappresenta l’esperienza estetica ed emozionale profonda che l’ascoltatore vive attraverso la musica classica indostana e carnatica, nei bhajan, kirtan o mantra partendo dagli archetipi del bija. Grazie agli studi di Alain Danielou, la musica nella prima metà del ‘900 diventa uno strumento funzionale all’armonia del corpo. Attraverso l’ascolto e l’esecuzione dei rāga, si percepisce la vibrazione nel corpo, si sciolgono blocchi emotivi e si crea una connessione profonda. Ascoltare e cantare insieme l’esperienza del raga Yaman eseguito spesso nelle prime ore della sera, evoca un’atmosfera calma, pacifica e vivace, risultando ideale per l’improvvisazione.

quinta parte

prahar, la fascia oraria per praticare nel Nada, suono primordiale

L’ultimo incontro dedicato alla relazione tra identità sonora, pulsazione e stato emotivo nelle diverse ore del giorno. Nella tradizione indostana, ogni rāga è associato a una specifica fascia oraria della giornata, chiamata Prahar, in armonia con il ciclo solare. Questa corrispondenza favorisce l’emergere di un determinato rasa, in sintonia con l’ambiente e con lo stato d’animo — come l’atmosfera devozionale delle ore del mattino. Il quinto intervento propone la pratica in una diversa ora del giorno, in relazione diretta con la presenza del sole, attraverso l’esperienza del rāga Bhairavi, per esplorare come il tempo influenzi la percezione emotiva e vibratoria del suono. Un percorso per vivere il rāga come dialogo vivo tra natura, coscienza e dimensione interiore.

Per i praticanti di yoga e per gli insegnanti, per i ricercatori autentici

Per tutti i ricercatori della verità che risiede nella vibrazione primordiale, nel suono come rivelazione della propria essenza, senza alcuna esperienza né musicale né yogica, è aperta l’opportunità di esplorare questo percorso di scoperta interiore.

Habibi, la selezione musicale in vinile dedicata al mondo arabo… Dal Qawwali al Funk, dallo smooth jazz al Beat

Vicenza, è stato un luogo di incontro tra culture e suoni. Al Malvasia, locale della città di Vicenza , si è svolto un’evento unico nel suo genere, che ha portato alla scoperta di Habibi Funk, un’etichetta discografica che si distingue per la sua eclettica selezione di musica in vinile dal mondo arabo. Alan Bedin con la sua consolle ha offerto un viaggio sonoro attraverso le strade di Marrakech, Il Cairo e Beirut, con un’atmosfera calda e accogliente che ha permesso ai presenti di immergersi nella ricchezza della musica araba. I dischi in vinile, accuratamente selezionati, hanno raccontato storie di amore, di lotta e di libertà, trasportando il pubblico in un mondo lontano eppure così vicino.

Alan Bedin. Habibi
 FUNK & BEAT ARABIC VINYL RHYTHM selezione musicale a cura di Alan Bedin
Alan Bedin. HABIBI. FUNK & BEAT ARABIC VINYL RHYTHM. Selezione musicale a cura di Alan Bedin

Habibi Funk è un’etichetta che si è fatta conoscere per la sua capacità di scoprire e promuovere storie di artisti unici, di proporre una visione unica e innovativa della musica araba. La selezione di dischi in vinile è un vero e proprio tesoro, che offre un’accesso diretto a una cultura ricca e variegata.

L’evento al Malvasia di Vicenza è stato un successo, grazie alla passione e alla dedizione di chi ha organizzato la serata e di chi ha partecipato. Un incontro che ha dimostrato come la musica possa essere un ponte tra le culture e le persone, e come l’arte possa essere un linguaggio universale.

Alan Bedin

Amelia Cuni. Una voce unica tra tradizione e contemporaneità.

Cantante formata in India con maestri di spicco come R. Fahimuddin Dagar e Bidur Mallik, Amelia Cuni unisce la musica tradizionale indiana alla sperimentazione contemporanea. Con una carriera internazionale ricca di festival e concerti in tutto il mondo, la sua voce è apprezzata da pubblico e critica per la sua originalità e profondità. Amelia Cuni ha collaborato con moltissimi artisti, dalla musica antica alla contemporanea, jazz, ambient senza denigrare la sperimentazione.

Amelia Cuni (1958–2024) cantante, performer, compositrice, scrittrice

La maestra-artista Amelia Cuni ha calcato le scene di tutto il mondo, collaborando con grandi nomi come Terry Riley. Con una discografia eclettica e numerose collaborazioni, compone musiche su testi in diverse lingue. È anche fondatrice del metodo “Vocalità Meditativa”, che unisce la consapevolezza vocale alle radici del canto indiano Dhrupad. La carriera di Amelia Cuni è un punto di riferimento unico e un testamento della sua abilità di unire le culture musicali in modo creativo e intelligente. Continua ad essere una fonte di ispirazione per giovani cantanti e ricercatori di tutto il mondo, dimostrando che la passione per l’arte indostana e la dedizione a una disciplina rigorosa possono portare a risultati unici, depositari di una tradizione millenaria come quella del Dhrupad, con una proiezione e contaminazione contemporanea.

Vicenza e Venezia hanno avuto il privilegio di ospitare Amelia Cuni, un’artista eccezionale che ha condiviso la sua passione e conoscenza della musica indiana con centinaia di studenti e appassionati attraverso esibizioni e lezioni memorabili. Queste esperienze hanno permesso di comprendere l’universalità e l’importanza dello studio della voce nel canto indiano e originario per tutte le nuove tendenze. Amelia Cuni ha dimostrato con il suo esempio che la passione per l’arte indostana e la dedizione a una disciplina rigorosa possono portare a risultati unici e straordinari.

Il Dipartimento di Musica Indiana del Conservatorio di Vicenza, allora coordinato dal compianto Enrico Anselmi, e la Fondazione Cini di Venezia possono essere orgogliosi di aver avuto il privilegio di ospitare e condividere la didattica e la diffusione culturale con un vero e proprio pilastro della Musica Vocale Contemporanea.

Un’esclusiva per l’Università Ca’ Foscari di Venezia: “Mano Manjari. Un nuovo Suono dall’India”

MANO MANJARI: “My Mind. Un nuovo suono dall’India”
 
Omaggio a Amelia Cuni
 
Mano Manjari: vocals, violin
Alan Bedin: vocals, tarang
Edoardo Piccolo: electronics
Maurizio Murdocca: tabla

Mano Manjari Ensemble” 14 novembre presso l’Auditorium “Cesare De Michelis”, M9 – Museo del ‘900, Venezia alle ore 20:00

Un’esplorazione esclusiva dell’Universo musicale indiano con la Dott.ssa P.V. Mano Manjari, capo dell’Istituzione MANO MANJARI SANGEET NIKETHAN affiliata a Bhathkhande Sangeet Vidyapith a Lucknow, India.

A Venezia, si potrà vivere l’incanto della musica indiana, lasciandosi affascinare dalla melodia (Rāga) e dal ritmo (Tāla) grazie a un’esecuzione dal vivo con la Maestra violinista e cantante Mano Manjari e con Maurizio Murdocca, percussionista esperto di tabla e portatore della tradizione di maestri indiani, che si unirà a questo progetto innovativo.

Dr.P.V. Mano Manjari

Entrambi gli artisti sono stati insegnanti di “Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana” e proporranno brani della tradizione classica e semiclassica indiana, sia vocali che strumentali. Per l’occasione dell’esibizione della Maestra, il coordinatore della scuola Alan Bedin, performer contemporaneo, prenderà parte al concerto, arricchendolo con improvvisazioni vocali e strumentali utilizzando il suo Sur Saj Tarang, uno strumento indiano che fonde elementi della cultura popolare.

L’opera visionaria per questo evento straordinario, che coniuga musica classica indiana, improvvisazione, tecnica vocale e poesia sonora elaborata elettronicamente in diretta dal producer Edoardo Piccolo, definirà con l’operazione “My Mind” una nuova musica d’insieme dal respiro internazionale.

La Maestra Mano Manjari si esibirà ricordando la grande cantante italiana Amelia Cuni, fondendo la sua tradizione millenaria con “Musica Spontanea”, operazione che ha riscosso successo con l’installazione estiva Stanza del Suono alla mostra “Mondi futuristi contemporanei” di Desenzano del Garda.

L’ambiente sonoro indiano, con l’immancabile bordone, sarà caratterizzato dall’inserimento di tre lastre a semicerchio sulle quali saranno montati dei trasduttori, diffusori che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali saranno perturbati dalle vibrazioni dei suoni dei musicisti, diffondendo il suono nel teatro non in maniera lineare e puntiforme, ma lungo tutta la loro superficie, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali.

L’esperienza “My Mind” sarà un’immersione sonora unica, con elaborazione del suono in tempo reale durante l’esibizione. Un omaggio al Nada, suono come forza trasformativa universale! Con l’ambiente sonoro, la materia e il corpo interagiscono e risuonano, eccitandosi a vicenda in una forma di comunicazione che unisce tradizione e tecnologia.

Renzo Cresti per Musica Spontanea: oltre Demetrio

MUSICA SPONTANEA più che un concetto è una prassi che vuol realizzare un approccio al suono diretto, immediato e impulsivo, che non parte da elementi pre-costituiti, come per esempio gli standard nel jazz, ma celebra il suono con una sorta di rito di evocazione. Fatti salvi i condizionamenti che ogni musicista si porta addosso a causa della sua educazione e delle esperienze fatte, nella musica spontanea si vuole partire dal nulla, o meglio, da elementi minimali e un po’ casuali, da un gesto istintivo dal quale precipitano i suoni, che si mettono a disposizione del gruppo di interpreti, i quali, umilmente, ascoltano ed elaborano, trasfigurano ed elevano gli spunti sonori iniziali a dignità d’arte. Oltre un secolo fa, i futuristi avevano sdoganato il rumore, parificandolo al suono. Mezzo secolo or sono, Demetrio Stratos aveva liberato la voce, lanciandola in acrobazie inusitate: voce liquida, risonanziale, con moto melodico, pulsionale, infantile, prosodica, flautata, diafonica etc., legandola a un’improvvisazione che aveva lo scopo di scoprire suoni primordiali e liberare la loro energia (il grande cantante performer viene omaggiato nel brano “Segmenti”).

© 2025 Francesco Marangoni. Alan Bedin con la partitura di ‘Cones Varion Ta’, serigrafata sulla lastra sonora presentata in luglio 2015 presso la mostra “Mondi Futuristi Contemporanei” presso la Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda.

I punti di riferimento principali al nuovo lavoro di Alan Bedin, MUSICA SPONTANEA, sono basati sul concetto di liberazione. Molte sarebbero le dinamiche da aggiungere, come quelle che fanno capo a John Cage, a Walter Marchetti, Juan Hidalgo (Gruppo Zaj), alla Cramps Records, al Gruppo Fluxus, all’elettronica incolta, a Paolo Castaldi (col suo solfeggio parlato), David Tudor, Alvin Lucier, Luigi Nono, alla performance improvvisativa, all’happening, alla musica indiana e a molto altro. Il tutto ben metabolizzato e incarnato, per fare un passo oltre.

© 2025 Francesco Marangoni. Alan Bedin durante l’Esposizione musicale “Musica Spontanea” (37’49”) presso una sala della mostra “Surrealismo e Fantastico: the infinite madness of dreams”, Caorle (VE)

Ben tre sale diverse sono state allestite dal sound engineer Edoardo Piccolo per questo lavoro, in ognuna vi è un’acustica differente e vi sono posizionati vari strumenti. Di straordinario interesse e novità è la stanza in cui sono state montate tre lastre in alluminio a semicerchio e una grancassa, su ciascuna lastra e sulla grancassa sono stati sistemati dei diffusori che per contatto trasmettono vibrazione alla superficie sulla quale sono installati, producendo sonorità inaudite.

21 maggio 2024. La prima “Stanza del Suono” costruita all’Aproblema Studio (PD) per la registrazione del disco dal team di Edoardo Piccolo, Anna Barato e Walter Bassi.
5 luglio 2025, Mondi Futuristi Contemporanei, Desenzano del Garda. Alan Bedin e Edoardo Piccolo presentano dal vivo il funzionamento della “Stanza del Suono” con una performance inaugurale di “Musica Spontanea”.

Bedin parte da una cellula sonora, scritta e realizzata semiograficamente, per poi espanderla e trasfigurarla improvvisando. L’immagine è suscitatrice di suoni, per esempio in “Zeppelin LZ-129” vi sono stimoli che partono da fumetti. La voce agisce spesso da collante fra varie situazioni sonore, realizzando uno spazio/tempo diversi cato ma coerente, quasi fosse un organismo biologico, vivente. La voce è l’elemento che ci fa attraversare lo specchio, che ci porta dalla realtà quotidiana a qualcosa che sta al di là, si approda così a una dimensione altra, come nel primo brano dell’album, “Caronte”. Da una parte la voce viene intesa come qualcosa di futuribile, dall’altra rimanda a un archetipo antichissimo, che sta prima del linguaggio formalizzato. Si ascolti “Pendulum” Voce perpetua, brano nel quale assieme alla voce vi è una poliritmia che funge da motore. La Voce e gli strumenti sono preparati e ci o rono momenti ora incendiari e sconvolgenti ora intimistici ed emozionanti, che avvolgono l’ascoltatore e lo scombussolano, mettendo in crisi i riferimenti musicali consueti.

17 giugno 2025, Conservatorio di Vicenza, Dipartimento di Musica Elettronica. Il duo Bedin-Piccolo presenta “Caronte” e “Segmenti” per voce e lastre metalliche con dispositivo elettroacustico. Edoardo Piccolo si occupa dell’elaborazione e sintesi dei suoni per “Musica Spontanea”, realizzata dal vivo in occasione dell’evento coordinato da Lorenzo Pagliei.

MUSICA SPONTANEA è un’epifania.

Se l’omologazione e il consumismo sono fra i pericoli maggiori per una vita consapevole, per un’arte indipendente, per una musica di qualità, se l’attuale livellamento culturale porta a prodotti standard, il lavoro di Alan Bedin va in direzione contraria, dimostrando come sia possibile entrare a cuneo negli stritolanti meccanismi della mercificazione, aprendosi spazi di vera creatività, schietta e sincera, come risulta benissimo da questo lavoro. Fantasia, inventiva, estro, vena ispiratrice sorreggono la spontaneità evocata dal titolo, liberando un’istintività e un’impulsività che dona forza e vitalità alle 10 parti in cui è suddiviso l’album.

Naturalezza e vigoria che derivano dall’improvvisazione tra il vibrafono di Saverio Tasca e la Trikanta Veena di Paolo Tofani, ma il metodo che sorregge l’intero lavoro è tutt’altro che empirico. Vi è la consapevolezza della forma nell’elaborazione del suono di Edoardo Piccolo, il frammento di una pietra che diventa una laringe con il feedback delle lastre (in “La pietra del Maestro”), lo shimmer, le linee di ritardo spettrali, il sequencer (in “Pendulum”), le lamiere incurvate e perturbate, il minimalismo rumoristico, la vocalità orientale, arricchita, sporcata, trasfigurata, i giochi di luce e oscurità, tutto trova una sistemazione formale.

Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Paolo Tofani con la sua Trikanta Veena durante la registrazione di “Spontaneus”. Nel fondo a dx Saverio Tasca, a sx l’assistente Walter Bassi e di schiena Edoardo Piccolo durante la trasduzione in diretta del suono del chitarrista all’interno dell’adiacente Stanza del Suono. E’ magia…
Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Saverio Tasca durante le riprese di “Pulsionale” con il suo vibrafono preparato, ideato per accompagnare le consonanti e le vocali del performer Alan Bedin. La performance è stata registrata in due stanze separate per poi trasdurre il suono nella Stanza del Suono.

In “My Mind”, sulla base del Rāga Bhairavi, la voce si articola sul bordone di un harmonium indiano, traducendo su lastra la relazione rāga/rāsa, inteso quale fonte energetica, energia cosmica, universale, fonte di vita e di spiritualità. Si potrebbe parlare di una gestualità anarcoide e di una creatività della follia o del sogno le quali trovano, infine, nell’insieme del lavoro, la loro naturale collocazione. In tal senso è MUSICA SPONTANEA, affrancata dal mercato, quasi redenta in un suo spazio che potremmo chiamare rituale, indipendente e franca, ma anche ben lavorata grazie all’intuito da veri musicisti, che fiutano le esigenze formali anche standone lontano.

Partitura vocale di “My Mind” di Alan Bedin, realizzata con notazione musicale indiana rispettando l’identità del raaga Bhairavi (senza testo). La semiografica personale del performer consente di trascrivere e riprodurre la composizione in Akar senza perdere cellule o momenti importanti. Il brano può essere riprodotto da qualsiasi musicista o cantante esperto di musica classica indiana.

Non v’è cenno di artificio e a affettazione, tutto scorre sincero nel susseguirsi e nell’accavallarsi di timbri, atmosfere, situazioni rumoristiche e momenti sonori. Direbbe Nietzsche che è musica che nasce come un ruscello da necessità naturali e scorre genuina seguendo il proprio destino. MUSICA SPONTANEA si abbandona autentica regalandoci un ascolto attivo e innovativo, mille miglia lontano dai prodotti mercificati, per regalarci una musica viva, dinamica, che produce energia, grazie alla vigorosa operatività di Alan Bedin.

Installazione sonora innovativa. Nella ‘Stanza del Suono’ una sinergia di arte e tecnologia ai massimi livelli.

Nella mostra ‘Mondi Futuristi Contemporanei’, Alan Bedin con Edoardo Piccolo hanno avuto l’opportunità di ricreare la Stanza del Suono, un ambiente sonoro che, grazie al progetto ‘Musica Spontanea’, è divenuto uno strumento capace di vivere di vita propria all’interno della Galleria Gian Battista Bosio di Desenzano sul Lago di Garda. A prima vista, l’installazione appare come un laboratorio sonoro, dominato da un imponente amplificatore InPoL© dal design accattivante e dalle dimensioni notevoli agli occhi dei visitatori. Al centro di questo sistema, progettato dai tecnici della Pathos Acoustics ℗1994, azienda leader nel settore, si trova una personalità sonora unica, che esalta il timbro, la dinamica e le sfaccettature della voce creativa di Alan, nonché dei suoi colleghi Paolo Tofani e Saverio Tasca. L’installazione con Pathos rappresenta un esempio paradigmatico di come la tecnologia e la creatività possano fondersi per creare un’esperienza sonora immersiva e innovativa.

La Stanza del Suono di Musica Spontanea poche ore dopo l’inaugurazione della mostra

Dalla Ricerca alla Riproduzione. L’ amplificatore a valvole amplifica in tensione il segnale in ingresso dei suoni originali dei musicisti e InPoL fornisce la corrente per il pilotaggio dei diffusori senza ulteriore amplificazione; in questo modo il segnale viene veicolato dalle valvole e risulta essere una vera e propria copia dell’originale con tutta la qualità, purezza e contenuti armonici originari.

InPoL (INseguitore POmpa Lineare) è un sistema brevettato da Pathos acoustics

L’installazione sonora di Musica Spontanea presenta un sistema di riproduzione audio altamente specializzato, in cui il suono risulta senza pari all’interno delle rispettive casse. I suoni gutturali e le lallazioni, così come il canto difonico, assumono una qualità quasi surreale grazie alla definizione espressa dai coni delle torri laterali. La configurazione degli elementi suono-rumore è il risultato di un progetto architettonico accurato, che prevede l’utilizzo di due lastre simmetriche e una centrale, accompagnate al centro da una grancassa trasparente progettata e costruita da Bully Custom Drums, laboratorio artigianale di Mario e Michele Biscaro. Le lastre, curate e serigrafate da Grafiche Seriemme, presentano una stampa che riporta il nome dell’opera e degli artisti coinvolti, mentre sulla lastra centrale è stata aggiunta la poesia sonora Cones Varion Ta, partitura che è anche presente nel catalogo della mostra “Mondo Futurista”, edizione curata da Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanzan. L’accuratezza della progettazione e della realizzazione dell’installazione consente di preservare l’integrità del suono originale registrato in studio, creando un’esperienza sonora immersiva e unica.

Il lavoro di Edoardo Piccolo, caratterizzato da vari processi di elaborazione elettronica e sintesi, si è fuso con la manipolazione concreta e organica di Alan nella Stanza del Suono e nella prima performance inaugurale. La sperimentazione sonora ha raggiunto livelli estremi, grazie all’utilizzo della grancassa non come strumento di percussione ma di vibrazione e alle lastre metalliche come nuovi risonatori della voce umana. La pressione della pelle della grancassa e la curvatura delle lastre hanno generato una gamma di timbri e armoniche uniche, esaltando la componente organica e fisica del suono. La performance ha così dimostrato come la fusione tra tecnologia e pratica strumentale possa creare un’esperienza sonora innovativa e multisensoriale.

Nella parte laterale sono state affisse le partiture dell’audiopoema, il calligramma orinario di “Caronte”, la poesia sonora con la notazione paralinguistica e varie cellule sonore usate durante la registrazione di Musica Spontanea.

L’installazione sonora nella Stanza del Suono prevede l’utilizzo di trasduttori montati su ciascuno degli strumenti, i quali agiscono come diffusori di contatto che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali perturbati dai trasduttori diffondono il suono in modo non lineare e non puntiforme, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali stessi, come dimensioni, spessore ed elasticità. Ciò consente una propagazione del suono lungo tutta la superficie dei materiali, creando un’esperienza sonora immersiva e unica. L’elaborazione del suono è stata originariamente effettuata in tempo reale da Edoardo Piccolo durante la registrazione delle take, e successivamente riportata a Desenzano per la preparazione dell’installazione. La riproduzione del suono è stata realizzata attraverso tre canali divisi, utilizzando players specifici, in collaborazione con il direttore creativo Andre Guidot di Trama Creative Studio.

Alan Bedin con il collega producer e performer Edoardo Piccolo

[Edoardo Piccolo, dal booklet del Cd Artis Records RTSCD0124] Alla stregua di un’avventura sonora che sfida le convenzioni creative e ridefinisce i confini dell’esperienza musicale, MUSICA SPONTANEA si configura come un tributo vibrante a una delle figure più iconiche della musica contemporanea. Tuttavia, Demetrio Stratos non è stato semplicemente una figura a cui rendere omaggio, ma un vero e proprio tramite, un’ispirazione che ha guidato il lavoro di tutti in studio. La sua capacità di esplorare e spingersi oltre i limiti della voce ha permesso di aprire nuove strade, creando piani sonori organici e materici, che risuonano tra loro in modo inedito. Nella Stanza del Suono è stata catturata l’essenza di questa esplorazione, grazie all’utilizzo di trasduttori sulle lastre e a tecniche di manipolazione sonora in tempo reale. È stato un processo dinamico e, a tratti, imprevedibile, un’indagine sulla potenzialità del suono di trascendere i suoi confini tradizionali, verso una ricerca di nuove forme espressive.

Dal 5 luglio 2025 tutti potranno rivivere questa sensazione con noi e il nostro suono, questa modalità di ricerca e di ascolto… Trasformativo.

La Musica Spontanea, fondendo creatività e riproduzione, genera un suono distintivo e straordinario. È qui che entra in gioco Pathos Acoustics.

Sabato 29 marzo segna un momento straordinario per Musica Spontanea! Alan Bedin con la sua voce, e Edoardo Piccolo, esperto di sintesi ed elettronica, hanno raggiunto il tempio sonoro di Pathos. Alan ha avuto l’opportunità di ascoltare il test pressing prodotto da Alfredo Tisocco per ARTIS Records / Cramps Music insieme al visionario fondatore Gaetano Zanini e al figlio progettista Luca nella loro sala d’ascolto, dotata di incredibili tecnologie hi-fi.

La realtà vicentina Pathos Acoustics è pronta a sorprendere con il suo design innovativo e una sonorità che parla chiaro: i prodotti che presenteranno all’opera Musica Spontanea di Alan Bedin sono destinati a offrire qualcosa di veramente unico! Con la prefazione del luminare musicologo, autore e critico contemporaneo Renzo Cresti, dalle esposizioni sonore in tour fino all’installazione presso la mostra “Mondi Futuristi Contemporanei” diretta da Matteo Vanzan che si svolgerà a luglio presso la Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda, ogni passo sarà un’avventura emozionante!

Con la voce, la composizione, la poesia sonora di Alan Bedin, la copertina firmata dall’astrattista Roberto Floreani, artista dell’anno 2024, la registrazione e la produzione del disco a Padova presso Aproblema Studio a cura di Edoardo Piccolo, la masterizzazione di Jeremy Henry presso La Villa Mastering di Parigi, si unisce a Musica Spontanea Pathos con i suoi prodotti realizzati a mano in Italia, a Vicenza seguendo la lunga tradizione dell’artigianato italiano. Per le esposizioni sonore e l’installazione vengono impiegati solo i migliori componenti, selezionati per garantire una qualità senza paragoni; tutti i prodotti vengono testati seguendo un programma preciso per garantirne la qualità. Prodotti esclusivi meritano un trattamento esclusivo.