Artis Records alla Fiera del Disco di Treviso 2026: la ricerca del suono come identità artistica

28 MARZO ore 11:00 Il marchio discografico Artis Records, fondato dal musicista e produttore Alfredo Tisocco, sarà tra i protagonisti della Fiera del Disco di Treviso, nell’edizione realizzata in collaborazione con Ernyaldisko e Music Day Roma.

Artis Records si distingue nel panorama della discografia italiana per una linea editoriale fortemente identitaria, dedicata alla valorizzazione del suono come elemento centrale dell’opera musicale. Il catalogo dell’etichetta si sviluppa attraverso pubblicazioni che intendono rappresentare la musica come forma artistica completa, capace di attraversare linguaggi diversi: dall’etnica al pop, dal jazz alla musica classica fino alla sperimentazione contemporanea. Questo approccio alla “musica totale” rende Artis Records una realtà originale e riconoscibile nel panorama indipendente italiano, un progetto che unisce tradizione e avanguardia attraverso produzioni curate e una forte attenzione alla qualità artistica e sonora.

Tra i titoli più significativi già pubblicati dall’etichetta spicca il prestigioso box celebrativo dedicato ai cinquant’anni di attività degli Opus Avantra, realizzato con la collaborazione dello storico produttore e giornalista Renato Marengo. Sempre con il coordinamento artistico di Alan Bedin, Artis Records ha inoltre pubblicato il vinile e il CD del grande maestro indiano del sarod Partho Sarothy, allievo del leggendario Ravi Shankar.

Alan nel suo studio a Valmarana con il disco realizzato per Artis Records, “Partho Sarothy. Sarod in Odeo”, maestro indiano di fama mondiale (c)2025 Filippo Bordin)

L’etichetta – marchio della società Cramps Music srl – continua oggi a sviluppare il proprio catalogo con nuove produzioni e con una crescente apertura internazionale: il fondatore Alfredo Tisocco sta infatti lavorando alla distribuzione dei titoli Artis Records anche in Est Europa e Giappone, ampliando la presenza dell’etichetta sui mercati esteri.

I progetti presentati a Treviso

In occasione della fiera, Artis Records presenterà tre artisti del nuovo catalogo. Il gruppo neo-progressive Arcana Opera porterà il concept album “L’Orizzonte degli Eventi”, già apprezzato da figure storiche del progressive italiano come Donella Del Monaco, Gianni Leone del Balletto di Bronzo e Lino Vairetti degli Osanna.

Sarà poi la volta del cantautore Manuele Albanese, recentemente presente al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, che propone un canzoniere ironico e diretto ispirato alla tradizione cantautorale italiana degli anni Sessanta e Settanta, nel solco della scrittura di Mogol e Lucio Battisti, con suggestioni melodiche vicine alla sensibilità di Franco Battiato.

Completa la presentazione il performer e compositore Alan Bedin con il progetto “Musica Spontanea”, un’architettura sonora che si è trasformata anche in installazione artistica presso musei dedicati al futurismo e all’arte contemporanea. Il lavoro è stato recensito con grande interesse dal musicologo Renzo Cresti come un originale punto di partenza per la ricerca sulla voce nella Nuova Musica e vede la partecipazione di Paolo Tofani degli Area, il vibrafonista di fama internazionale Saverio Tasca e il collega musicista Edoardo Piccolo che ha curato la sintesi e la elaborazione elettronica dell’intera opera.

Un incontro speciale con Donella Del Monaco

La presenza di Artis Records alla Fiera del Disco sarà anche l’occasione per un momento di approfondimento con Donella Del Monaco, che presenterà “Rosa Rosae”, il suo disco solista pubblicato in edizione limitata in vinile bianco dall’etichetta MP&Records di Vannuccio Zanella con il coordinamento e la direzione artistica di Renato Marengo, produttore della prima opera “Introspezione” del gruppo Opus Avantra. Il disco della storica voce femminile e cofondatrice degli Opus Avantra torna così in una edizione da collezione limitata a 250 copie. Prodotto da Renato Marengo e composto insieme a Paolo Troncon, il lavoro vede la partecipazione di ospiti di rilievo come Lino Vairetti, Tony Esposito, Jenny Sorrenti e del compianto Alberto Radius. L’edizione è inoltre arricchita da una bonus track inedita non presente nel CD.

Un ponte sonoro tra Treviso e Peschiera del Garda

Partner tecnico dell’evento sarà Pathos Acoustics, eccellenza italiana dell’alta fedeltà, che metterà a disposizione uno dei propri amplificatori per garantire un ascolto professionale e senza compromessi dei vinili del catalogo Artis Records e del disco solista di Donella Del Monaco presentati durante la Fiera del Disco di Treviso. La collaborazione tra Pathos Acoustics della famiglia Zanini e il progetto artistico di Alan Bedin proseguirà nella stessa giornata, con un secondo appuntamento dedicato alla ricerca sonora. Dopo la presenza a Treviso, l’azienda si sposterà infatti a Peschiera del Garda per partecipare all’Arilica Festival, dove il progetto “Musica Spontanea” sarà protagonista di un articolato percorso espositivo.

All’interno della manifestazione sarà infatti allestita La Stanza del Suono, installazione immersiva dedicata alla ricerca vocale e sonora, che rimarrà visitabile per tutto il periodo della mostra. L’opera utilizzerà un sistema di amplificazione di rara tecnologia fornito da Pathos Acoustics, InPoL Heritage MK II pensato per restituire con estrema fedeltà la complessità timbrica del lavoro di Alan Bedin.

InPoL Heritage rappresenta l’eredità progettuale dell’ ing. Gianni Borinato. InPoL (INseguitore POmpa Lineare) è un sistema brevettato da Pathos acoustics che ha riscosso molto successo e guadagnato molti premi.

Parallelamente, uno dei sistemi di punta dell’azienda, ClassicOne MKII, verrà collocato in uno spazio dedicato della mostra per la speciale Esposizione Sonora 37’49’’: un ascolto guidato dallo stesso artista del progetto “Musica Spontanea. Omaggio a Demetrio Stratos”, tributo alla ricerca vocale del leggendario frontman degli Area, Demetrio Stratos, eseguito inizialmente per una label giapponese.

La revisione del progetto ClassicOne é stata svolta parallelamente allo sviluppo dell’integrato Logos e pertanto beneficia di molte delle conquiste progettuali conseguite per quest’ ultimo modello di casa Pathos.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore tassello del dialogo tra ricerca musicale, tecnologia audio e sperimentazione artistica, che unisce la presentazione discografica di Artis Records alla dimensione performativa e installativa della nuova musica.

BLABLABLA. Contro il linguaggio esausto

ARILICA FESTIVAL DELLA CULTURA

All’interno del Festival pensato dall’Assessore alla Cultura Elisa Ciminelli, sabato 28 marzo, ore 21:30 al Sottotetto della Caserma dell’Artiglieria, in occasione della mostra “Blablabla. Contro il linguaggio esausto”, sarà presentata in via esclusiva “Musica Spontanea. Esposizione Sonora 37’49’’”, progetto a cura dell’artista e performer vicentino Alan Bedin. L’appuntamento artistico, voluto dal direttore artistico di Arilica Festival Matteo Vanzan, sarà accompagnato dal partner Pathos con un impianto acustico distintivo e di elevata qualità audio. Poi l’artista presente all’esposizione introdurrà il vinile prima dell’ascolto, raccontandone la genesi e presentando la sinergia sviluppata tra i diversi partner coinvolti nel progetto.

“Il concetto di Esposizione Sonora rappresenta una riflessione sull’ascolto e sul ruolo dell’amplificazione, intesa come strumento capace di offrire un autentico vantaggio verso il raggiungimento del mio obiettivo essenziale: la fedele riproduzione del Suono come Ragione. In questa prospettiva, l’impianto diventa come una tela bianca, pronta ad accogliere non il colore del pittore – stavolta – ma la presenza del performer: la sua voce, il suo linguaggio, la sua materia, il suo pigmento sonoro”. (Alan Bedin)

Classic Rock: Musica Spontanea è molto più rock di tante vuote schitarrate

 «Classic Rock» non è la destinazione più naturale per un disco come MUSICA SPONTANEA, (…) ma la vibrazione di ogni sua singola nota è molto più rock di tante vuote schitarrate

[Maurizio Becker, Classick Rock, #149 Novembre 2025]

Come scrive Renzo Cresti nelle note di copertina, “Mezzo secolo or sono, Demetrio Stratos aveva liberato la voce, lanciandola in acrobazie inusitate. Voce e strumenti sono preparati e ci offrono momenti ora incendiari e sconvolgenti ora intimistici ed emozionanti, che avvolgono l’ascoltatore e lo scombussolano, mettendo in crisi i riferimenti musicali consueti”. «Classic Rock» non è la destinazione più naturale per un disco come MUSICA SPONTANEA, eppure il nome di Stratos risuona ancor forte in molti di noi e quindi ci sembra giusto segnalare questa coraggiosa operazione di Alan Bedin, che riparte dalle sperimentazioni del greco per buttarsi senza rete in un viaggio nelle possibilità espressive della voce umana.

copertina di Classic Rock, Collector’s Edition, Novembre 2025, Spera Editori

Secondo Lorenzo Pagliei, “Alan si avventura oltre le colonne d’Ercole della voce quotidiana e della voce d’arte, e […] sin dal primo suono ci fa entrare in un mondo mitico, pieno di sorprese, incanti, suoni inusitati, orrorosi o meravigliosi”. L’ascolto è ostico, respingente, nessuna piacevolezza, nessuna concessione, ma la vibrazione di ogni singola nota è molto più rock di tante vuote schitarrate. Con Alan Bedin vanno citati anche Edoardo Piccolo, Saverio Tasca e un certo Paolo Tofani. Lassù Demetrio sorride felice, ne siamo certi. 

Un’esclusiva per l’Università Ca’ Foscari di Venezia: “Mano Manjari. Un nuovo Suono dall’India”

MANO MANJARI: “My Mind. Un nuovo suono dall’India”
 
Omaggio a Amelia Cuni
 
Mano Manjari: vocals, violin
Alan Bedin: vocals, tarang
Edoardo Piccolo: electronics
Maurizio Murdocca: tabla

Mano Manjari Ensemble” 14 novembre presso l’Auditorium “Cesare De Michelis”, M9 – Museo del ‘900, Venezia alle ore 20:00

Un’esplorazione esclusiva dell’Universo musicale indiano con la Dott.ssa P.V. Mano Manjari, capo dell’Istituzione MANO MANJARI SANGEET NIKETHAN affiliata a Bhathkhande Sangeet Vidyapith a Lucknow, India.

A Venezia, si potrà vivere l’incanto della musica indiana, lasciandosi affascinare dalla melodia (Rāga) e dal ritmo (Tāla) grazie a un’esecuzione dal vivo con la Maestra violinista e cantante Mano Manjari e con Maurizio Murdocca, percussionista esperto di tabla e portatore della tradizione di maestri indiani, che si unirà a questo progetto innovativo.

Dr.P.V. Mano Manjari

Entrambi gli artisti sono stati insegnanti di “Hanuman. La Scuola di Musica e Danza Indiana” e proporranno brani della tradizione classica e semiclassica indiana, sia vocali che strumentali. Per l’occasione dell’esibizione della Maestra, il coordinatore della scuola Alan Bedin, performer contemporaneo, prenderà parte al concerto, arricchendolo con improvvisazioni vocali e strumentali utilizzando il suo Sur Saj Tarang, uno strumento indiano che fonde elementi della cultura popolare.

L’opera visionaria per questo evento straordinario, che coniuga musica classica indiana, improvvisazione, tecnica vocale e poesia sonora elaborata elettronicamente in diretta dal producer Edoardo Piccolo, definirà con l’operazione “My Mind” una nuova musica d’insieme dal respiro internazionale.

La Maestra Mano Manjari si esibirà ricordando la grande cantante italiana Amelia Cuni, fondendo la sua tradizione millenaria con “Musica Spontanea”, operazione che ha riscosso successo con l’installazione estiva Stanza del Suono alla mostra “Mondi futuristi contemporanei” di Desenzano del Garda.

L’ambiente sonoro indiano, con l’immancabile bordone, sarà caratterizzato dall’inserimento di tre lastre a semicerchio sulle quali saranno montati dei trasduttori, diffusori che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali saranno perturbati dalle vibrazioni dei suoni dei musicisti, diffondendo il suono nel teatro non in maniera lineare e puntiforme, ma lungo tutta la loro superficie, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali.

L’esperienza “My Mind” sarà un’immersione sonora unica, con elaborazione del suono in tempo reale durante l’esibizione. Un omaggio al Nada, suono come forza trasformativa universale! Con l’ambiente sonoro, la materia e il corpo interagiscono e risuonano, eccitandosi a vicenda in una forma di comunicazione che unisce tradizione e tecnologia.

Giovanna Baracca. Una nuova camera di risonanza per una voce spontanea

L’interpretazione di Alan Bedin sul fenomeno di MUSICA SPONTANEA non si concentra su ciò che una voce esprime, ma su ciò che essa è, affrontata in una dimensione fisica, fisiologica, creativa ed emozionale. Possiamo considerare quanto l’uso della voce inspiratoria porti a un ascolto differente, lontano dal canone di fruizione estetica abituale, costringendo l’ascoltatore a tornare alla dimensione dell’inaspettato, oggi sempre più rara.

Alan Bedin e la Stanza del Suono a Mondi Futuristi Contemporanei.
Desenzano del Garda (C)2025 Francesco Marangoni

L’allontanamento deliberato da qualsiasi forma strutturata di linguaggio verbale di “Cones Varion Ta” conduce il fruitore in un flusso emotivo tumultuoso, non più semplicemente ricettivo dal punto di vista cognitivo, ma piuttosto attento alla trasformazione della voce, alla scomposizione spazio-temporale della fonazione (in “Caronte”), all’ascolto ritmico dell’emissione vocale basata su cellule sonore indipendenti (in “Pendulum”). L’emissione vocale ingressiva, che comporta la vocalizzazione in fase inspiratoria invece che
espiratoria, è stata descritta in alcuni contesti come inumana; ma Alan, distaccandosi deliberatamente dall’eredità culturale performativa dominante, attraverso una varietà di sperimentazioni atletiche vocali che si integrano (fischio laringeo, stop-clousure falsetto, ecc) genera un mondo sonoro caratterizzato da una sua materialità ed emozionalità, vissuto e differente. Questi suoni sono privi di semantica e poco usuali, ma è qui che risiede il loro potere performativo e trasformativo anche nei confronti del performer stesso, che viene perturbato dalla sua stessa creazione.

Scomposizione spazio-temporale della fonazione
Cellule sonore indipendenti
Sperimentazioni atletiche vocali
Fischio laringeo, stop-clousure, falsetto
per un potere performativo e trasformativo

Giovanna Baracca per Musica Spontanea

Nella “Stanza della musica”, la trasduzione della voce attraverso lastre permette alla voce stessa e agli armonici di modificarsi, rivelando nuove ed affascinanti combinazioni di ascolto. Con questo sistema si realizza un innovativo risuonatore ed Alan Bedin, con consapevolezza, combina, incrocia e modifica tre aspetti acustici fondamentali: il suono emergente, la struttura spettrale e il luogo di emissione. Da tale interazione emerge una nuova vocalità grazie al movimento e alla relazione tra questi elementi. MUSICA SPONTANEA non rappresenta solo un omaggio a un grande maestro, ma costituisce anche una proposta per una modalità di ascolto che forse ci eravamo dimenticati. Questo lavoro fornisce un supporto sensoriale nuovo per ascoltare e riflettere sulla vocalità, oltre a servire come strumento per approfondire la ricerca su quel fenomeno straordinario e troppe volte dato per scontato che è la voce. (Giovanna Baracca)

Renzo Cresti per Musica Spontanea: oltre Demetrio

MUSICA SPONTANEA più che un concetto è una prassi che vuol realizzare un approccio al suono diretto, immediato e impulsivo, che non parte da elementi pre-costituiti, come per esempio gli standard nel jazz, ma celebra il suono con una sorta di rito di evocazione. Fatti salvi i condizionamenti che ogni musicista si porta addosso a causa della sua educazione e delle esperienze fatte, nella musica spontanea si vuole partire dal nulla, o meglio, da elementi minimali e un po’ casuali, da un gesto istintivo dal quale precipitano i suoni, che si mettono a disposizione del gruppo di interpreti, i quali, umilmente, ascoltano ed elaborano, trasfigurano ed elevano gli spunti sonori iniziali a dignità d’arte. Oltre un secolo fa, i futuristi avevano sdoganato il rumore, parificandolo al suono. Mezzo secolo or sono, Demetrio Stratos aveva liberato la voce, lanciandola in acrobazie inusitate: voce liquida, risonanziale, con moto melodico, pulsionale, infantile, prosodica, flautata, diafonica etc., legandola a un’improvvisazione che aveva lo scopo di scoprire suoni primordiali e liberare la loro energia (il grande cantante performer viene omaggiato nel brano “Segmenti”).

© 2025 Francesco Marangoni. Alan Bedin con la partitura di ‘Cones Varion Ta’, serigrafata sulla lastra sonora presentata in luglio 2015 presso la mostra “Mondi Futuristi Contemporanei” presso la Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda.

I punti di riferimento principali al nuovo lavoro di Alan Bedin, MUSICA SPONTANEA, sono basati sul concetto di liberazione. Molte sarebbero le dinamiche da aggiungere, come quelle che fanno capo a John Cage, a Walter Marchetti, Juan Hidalgo (Gruppo Zaj), alla Cramps Records, al Gruppo Fluxus, all’elettronica incolta, a Paolo Castaldi (col suo solfeggio parlato), David Tudor, Alvin Lucier, Luigi Nono, alla performance improvvisativa, all’happening, alla musica indiana e a molto altro. Il tutto ben metabolizzato e incarnato, per fare un passo oltre.

© 2025 Francesco Marangoni. Alan Bedin durante l’Esposizione musicale “Musica Spontanea” (37’49”) presso una sala della mostra “Surrealismo e Fantastico: the infinite madness of dreams”, Caorle (VE)

Ben tre sale diverse sono state allestite dal sound engineer Edoardo Piccolo per questo lavoro, in ognuna vi è un’acustica differente e vi sono posizionati vari strumenti. Di straordinario interesse e novità è la stanza in cui sono state montate tre lastre in alluminio a semicerchio e una grancassa, su ciascuna lastra e sulla grancassa sono stati sistemati dei diffusori che per contatto trasmettono vibrazione alla superficie sulla quale sono installati, producendo sonorità inaudite.

21 maggio 2024. La prima “Stanza del Suono” costruita all’Aproblema Studio (PD) per la registrazione del disco dal team di Edoardo Piccolo, Anna Barato e Walter Bassi.
5 luglio 2025, Mondi Futuristi Contemporanei, Desenzano del Garda. Alan Bedin e Edoardo Piccolo presentano dal vivo il funzionamento della “Stanza del Suono” con una performance inaugurale di “Musica Spontanea”.

Bedin parte da una cellula sonora, scritta e realizzata semiograficamente, per poi espanderla e trasfigurarla improvvisando. L’immagine è suscitatrice di suoni, per esempio in “Zeppelin LZ-129” vi sono stimoli che partono da fumetti. La voce agisce spesso da collante fra varie situazioni sonore, realizzando uno spazio/tempo diversi cato ma coerente, quasi fosse un organismo biologico, vivente. La voce è l’elemento che ci fa attraversare lo specchio, che ci porta dalla realtà quotidiana a qualcosa che sta al di là, si approda così a una dimensione altra, come nel primo brano dell’album, “Caronte”. Da una parte la voce viene intesa come qualcosa di futuribile, dall’altra rimanda a un archetipo antichissimo, che sta prima del linguaggio formalizzato. Si ascolti “Pendulum” Voce perpetua, brano nel quale assieme alla voce vi è una poliritmia che funge da motore. La Voce e gli strumenti sono preparati e ci o rono momenti ora incendiari e sconvolgenti ora intimistici ed emozionanti, che avvolgono l’ascoltatore e lo scombussolano, mettendo in crisi i riferimenti musicali consueti.

17 giugno 2025, Conservatorio di Vicenza, Dipartimento di Musica Elettronica. Il duo Bedin-Piccolo presenta “Caronte” e “Segmenti” per voce e lastre metalliche con dispositivo elettroacustico. Edoardo Piccolo si occupa dell’elaborazione e sintesi dei suoni per “Musica Spontanea”, realizzata dal vivo in occasione dell’evento coordinato da Lorenzo Pagliei.

MUSICA SPONTANEA è un’epifania.

Se l’omologazione e il consumismo sono fra i pericoli maggiori per una vita consapevole, per un’arte indipendente, per una musica di qualità, se l’attuale livellamento culturale porta a prodotti standard, il lavoro di Alan Bedin va in direzione contraria, dimostrando come sia possibile entrare a cuneo negli stritolanti meccanismi della mercificazione, aprendosi spazi di vera creatività, schietta e sincera, come risulta benissimo da questo lavoro. Fantasia, inventiva, estro, vena ispiratrice sorreggono la spontaneità evocata dal titolo, liberando un’istintività e un’impulsività che dona forza e vitalità alle 10 parti in cui è suddiviso l’album.

Naturalezza e vigoria che derivano dall’improvvisazione tra il vibrafono di Saverio Tasca e la Trikanta Veena di Paolo Tofani, ma il metodo che sorregge l’intero lavoro è tutt’altro che empirico. Vi è la consapevolezza della forma nell’elaborazione del suono di Edoardo Piccolo, il frammento di una pietra che diventa una laringe con il feedback delle lastre (in “La pietra del Maestro”), lo shimmer, le linee di ritardo spettrali, il sequencer (in “Pendulum”), le lamiere incurvate e perturbate, il minimalismo rumoristico, la vocalità orientale, arricchita, sporcata, trasfigurata, i giochi di luce e oscurità, tutto trova una sistemazione formale.

Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Paolo Tofani con la sua Trikanta Veena durante la registrazione di “Spontaneus”. Nel fondo a dx Saverio Tasca, a sx l’assistente Walter Bassi e di schiena Edoardo Piccolo durante la trasduzione in diretta del suono del chitarrista all’interno dell’adiacente Stanza del Suono. E’ magia…
Aproblema Studio, Campo Sampiero (PD). Saverio Tasca durante le riprese di “Pulsionale” con il suo vibrafono preparato, ideato per accompagnare le consonanti e le vocali del performer Alan Bedin. La performance è stata registrata in due stanze separate per poi trasdurre il suono nella Stanza del Suono.

In “My Mind”, sulla base del Rāga Bhairavi, la voce si articola sul bordone di un harmonium indiano, traducendo su lastra la relazione rāga/rāsa, inteso quale fonte energetica, energia cosmica, universale, fonte di vita e di spiritualità. Si potrebbe parlare di una gestualità anarcoide e di una creatività della follia o del sogno le quali trovano, infine, nell’insieme del lavoro, la loro naturale collocazione. In tal senso è MUSICA SPONTANEA, affrancata dal mercato, quasi redenta in un suo spazio che potremmo chiamare rituale, indipendente e franca, ma anche ben lavorata grazie all’intuito da veri musicisti, che fiutano le esigenze formali anche standone lontano.

Partitura vocale di “My Mind” di Alan Bedin, realizzata con notazione musicale indiana rispettando l’identità del raaga Bhairavi (senza testo). La semiografica personale del performer consente di trascrivere e riprodurre la composizione in Akar senza perdere cellule o momenti importanti. Il brano può essere riprodotto da qualsiasi musicista o cantante esperto di musica classica indiana.

Non v’è cenno di artificio e a affettazione, tutto scorre sincero nel susseguirsi e nell’accavallarsi di timbri, atmosfere, situazioni rumoristiche e momenti sonori. Direbbe Nietzsche che è musica che nasce come un ruscello da necessità naturali e scorre genuina seguendo il proprio destino. MUSICA SPONTANEA si abbandona autentica regalandoci un ascolto attivo e innovativo, mille miglia lontano dai prodotti mercificati, per regalarci una musica viva, dinamica, che produce energia, grazie alla vigorosa operatività di Alan Bedin.

Installazione sonora innovativa. Nella ‘Stanza del Suono’ una sinergia di arte e tecnologia ai massimi livelli.

Nella mostra ‘Mondi Futuristi Contemporanei’, Alan Bedin con Edoardo Piccolo hanno avuto l’opportunità di ricreare la Stanza del Suono, un ambiente sonoro che, grazie al progetto ‘Musica Spontanea’, è divenuto uno strumento capace di vivere di vita propria all’interno della Galleria Gian Battista Bosio di Desenzano sul Lago di Garda. A prima vista, l’installazione appare come un laboratorio sonoro, dominato da un imponente amplificatore InPoL© dal design accattivante e dalle dimensioni notevoli agli occhi dei visitatori. Al centro di questo sistema, progettato dai tecnici della Pathos Acoustics ℗1994, azienda leader nel settore, si trova una personalità sonora unica, che esalta il timbro, la dinamica e le sfaccettature della voce creativa di Alan, nonché dei suoi colleghi Paolo Tofani e Saverio Tasca. L’installazione con Pathos rappresenta un esempio paradigmatico di come la tecnologia e la creatività possano fondersi per creare un’esperienza sonora immersiva e innovativa.

La Stanza del Suono di Musica Spontanea poche ore dopo l’inaugurazione della mostra

Dalla Ricerca alla Riproduzione. L’ amplificatore a valvole amplifica in tensione il segnale in ingresso dei suoni originali dei musicisti e InPoL fornisce la corrente per il pilotaggio dei diffusori senza ulteriore amplificazione; in questo modo il segnale viene veicolato dalle valvole e risulta essere una vera e propria copia dell’originale con tutta la qualità, purezza e contenuti armonici originari.

InPoL (INseguitore POmpa Lineare) è un sistema brevettato da Pathos acoustics

L’installazione sonora di Musica Spontanea presenta un sistema di riproduzione audio altamente specializzato, in cui il suono risulta senza pari all’interno delle rispettive casse. I suoni gutturali e le lallazioni, così come il canto difonico, assumono una qualità quasi surreale grazie alla definizione espressa dai coni delle torri laterali. La configurazione degli elementi suono-rumore è il risultato di un progetto architettonico accurato, che prevede l’utilizzo di due lastre simmetriche e una centrale, accompagnate al centro da una grancassa trasparente progettata e costruita da Bully Custom Drums, laboratorio artigianale di Mario e Michele Biscaro. Le lastre, curate e serigrafate da Grafiche Seriemme, presentano una stampa che riporta il nome dell’opera e degli artisti coinvolti, mentre sulla lastra centrale è stata aggiunta la poesia sonora Cones Varion Ta, partitura che è anche presente nel catalogo della mostra “Mondo Futurista”, edizione curata da Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanzan. L’accuratezza della progettazione e della realizzazione dell’installazione consente di preservare l’integrità del suono originale registrato in studio, creando un’esperienza sonora immersiva e unica.

Il lavoro di Edoardo Piccolo, caratterizzato da vari processi di elaborazione elettronica e sintesi, si è fuso con la manipolazione concreta e organica di Alan nella Stanza del Suono e nella prima performance inaugurale. La sperimentazione sonora ha raggiunto livelli estremi, grazie all’utilizzo della grancassa non come strumento di percussione ma di vibrazione e alle lastre metalliche come nuovi risonatori della voce umana. La pressione della pelle della grancassa e la curvatura delle lastre hanno generato una gamma di timbri e armoniche uniche, esaltando la componente organica e fisica del suono. La performance ha così dimostrato come la fusione tra tecnologia e pratica strumentale possa creare un’esperienza sonora innovativa e multisensoriale.

Nella parte laterale sono state affisse le partiture dell’audiopoema, il calligramma orinario di “Caronte”, la poesia sonora con la notazione paralinguistica e varie cellule sonore usate durante la registrazione di Musica Spontanea.

L’installazione sonora nella Stanza del Suono prevede l’utilizzo di trasduttori montati su ciascuno degli strumenti, i quali agiscono come diffusori di contatto che trasmettono vibrazioni alla superficie sulla quale sono installati. I materiali perturbati dai trasduttori diffondono il suono in modo non lineare e non puntiforme, sfruttando i modi di risonanza e le caratteristiche fisiche dei materiali stessi, come dimensioni, spessore ed elasticità. Ciò consente una propagazione del suono lungo tutta la superficie dei materiali, creando un’esperienza sonora immersiva e unica. L’elaborazione del suono è stata originariamente effettuata in tempo reale da Edoardo Piccolo durante la registrazione delle take, e successivamente riportata a Desenzano per la preparazione dell’installazione. La riproduzione del suono è stata realizzata attraverso tre canali divisi, utilizzando players specifici, in collaborazione con il direttore creativo Andre Guidot di Trama Creative Studio.

Alan Bedin con il collega producer e performer Edoardo Piccolo

[Edoardo Piccolo, dal booklet del Cd Artis Records RTSCD0124] Alla stregua di un’avventura sonora che sfida le convenzioni creative e ridefinisce i confini dell’esperienza musicale, MUSICA SPONTANEA si configura come un tributo vibrante a una delle figure più iconiche della musica contemporanea. Tuttavia, Demetrio Stratos non è stato semplicemente una figura a cui rendere omaggio, ma un vero e proprio tramite, un’ispirazione che ha guidato il lavoro di tutti in studio. La sua capacità di esplorare e spingersi oltre i limiti della voce ha permesso di aprire nuove strade, creando piani sonori organici e materici, che risuonano tra loro in modo inedito. Nella Stanza del Suono è stata catturata l’essenza di questa esplorazione, grazie all’utilizzo di trasduttori sulle lastre e a tecniche di manipolazione sonora in tempo reale. È stato un processo dinamico e, a tratti, imprevedibile, un’indagine sulla potenzialità del suono di trascendere i suoi confini tradizionali, verso una ricerca di nuove forme espressive.

Dal 5 luglio 2025 tutti potranno rivivere questa sensazione con noi e il nostro suono, questa modalità di ricerca e di ascolto… Trasformativo.

Stazioni vocali e strumentali, i suoni estremi di Demetrio Stratos

Alan Bedin realizza un tributo al geniale artista scomparso. Un lavoro che mette in luce anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.

VISIONI/Musica. Alan Bedin realizza un tributo al geniale artista scomparso. Un lavoro che mette in luce anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.

Paolo Tofani, Edoardo Piccolo, Alan Bedin, Saverio Tasca

[Guido Festinese, Il Manifesto, 5 luglio 2025]

Demetrio Stratos è stato la voce dell’oltranza. Negli anni ’70, a cascata in tutti i decenni successivi, e fino a oggi. Oltranza come non-luogo della musica dove si incontravano sperimentazione estrema sulle possibilità vocali umane e popular music del bordo più affilato e provocatorio con gli Area, melodie sciamaniche e suono puro ammaestrato con una destrezza e una determinazione di rado eguagliata. Nella scia preziosa di Demetrio si sono mossi e si muovono tra gli altri, ognuno con le proprie peculiarità, John De Leo, Boris Savoldelli, Claudio Milano.

Ora aggiungiamo un tributo prezioso che non è mero citazionismo, percorso pedissequo a ridosso delle impronte lasciate da Demetrio, ma che l’opera di Stratos incorpora ed amplifica. Forse il qui e ora di come lavorerebbe Stratos, se non fosse stato strappato via da questo mondo troppo presto, come dicevano gli antichi, come succede a chi è caro agli dei. Esce in questi giorni per Artis Musica Spontanea / Omaggio a Demetrio Stratos di Alan Bedin, dieci «stazioni» vocali e strumentali estreme eppure godibili, per le impressionanti voragini di suono che scoperchiano, e che mettono in conto anche le estetiche di Fluxus, Walter Marchetti, Luigi Nono, Paolo Castaldi, e molto altro ancora.

SUONO, racconta nelle note Renzo Cresti, «come rito di evocazione» che scaturisce da un primo puro gesto istintivo, e viene «via via elaborato, trasfigurato ed elevato». Tre diverse sale di registrazione implicate nella ripresa sonora quest’opera, e da segnalare in particolare gli affascinanti risultati dello studio in cui sono state montate tre lastre in alluminio disposte a semicerchio e una grancassa, elementi sui quali sono stati posizionati diffusori acustici che per contatto ritrasmettevano le vibrazioni alle superfici, creando sonorità letteralmente inaudite. Decisamente importante citare chi ha contribuito a questo straordinario viaggio sonoro nel segno di Demetrio, e oltre: Edoardo Piccolo che ha elaborato il suono, Paolo Tofani colonna degli Area con il suo attuale cordofono futuristico Trikanta Veena, il vibrafonista e percussionista Saverio Tasca, che ricordiamo sia in ambito jazz, sia come membro di un gruppo notevole e sperimentale coevo degli Area che furono, gli Opus Avantra.

Mondi Futuristi Contemporanei. La Stanza del Suono vibrerà dal 5 al 23 luglio a Desenzano del Garda

MONDI FUTURISTI CONTEMPORANEI dal 5 al 23 luglio 2025 presso la Galleria Gian Battista Bosio a Desenzano del Garda (BS)

Sarà inaugurata sabato 5 luglio 2025 alle ore 16.00 “Mondi Futuristi Contemporanei”, esposizione collettiva ospitata alla Galleria Civica Gian Battista Bosio di Desenzano del Garda (Bs) che vuol riflettere sull’influenza del Futurismo sull’arte contemporanea. Curata da Matteo Vanzan e organizzata in collaborazione con U.F. Ultimi Futuristi, Pathos Acoustics e Artis Records, la mostra si articola in un percorso di pittura, scultura, fotografia, installazioni e performance che tracceranno una linea di congiunzione con l’esposizione, ospitata al Castello fino al 26 ottobre, “Mondo Futurista”.

Fino al 23 luglio le opere di Matteo Alfonsi, Alan Bedin, Beppe Borella, Manuel Bravi, Dropsy, Kayone, Elena Ketra, Luciveloci, Naby e Beatrice Sheridan, si inseriranno nel dialogo con la storia contemporaneizzando i concetti di energia, rivoluzione, progresso e tecnologia in un’estasi estetica intrecciandosi con la nostra società, cultura ed ambiente.

“Attraverso una molteplicità di linguaggi visivi e sperimentazioni espressive”, afferma il curatore Matteo Vanzan “ ‘Mondi Futuristi Contemporanei’ si propone di essere una piattaforma di riflessione sul lascito e sulla trasformazione dei principi cardine del Futurismo nel contesto artistico e sociale attuale. Il dinamismo, l’ibridazione tra uomo e macchina, la celebrazione del movimento e della velocità diventano strumenti per indagare i contrasti della contemporaneità: dall’iperconnessione digitale alla crisi ambientale, dalle derive del progresso all’estetizzazione della tecnologia”. Le opere in mostra, concepite come dispositivi relazionali o esperienze immersive, non si limitano a rendere omaggio all’avanguardia storica, ma ne disinnescano i presupposti ideologici per restituirli sotto forma di critica o reinvenzione. In questo contesto, l’arte assume un ruolo attivo, capace di sovvertire o potenziare i miti moderni del futuro. L’interazione tra spazi, corpi e materiali attiva nello spettatore una partecipazione diretta, invitandolo a interrogarsi sulle derive del presente. La mostra diventa così un laboratorio vivo, dove il Futurismo si rivela non come stile del passato, ma come lente attraverso cui osservare le metamorfosi del nostro tempo.

L’evento inaugurale di sabato 5 luglio alle ore 16.00 sarà dedicato alla performance Musica Spontanea del compositore e interprete di canto contemporaneo Alan Bedin, con la partecipazione del performer elettronico Edoardo Piccolo, che accompagnerà l’installazione omonima presente in mostra. La performance si propone di instaurare un dialogo diretto che parte dalla ricerca sonora futurista fondata sugli Intonarumori di Luigi Russolo arrivando fino all’orientalismo e alla ricerca vocale di Demetrio Stratos degli Area, dando vita ad un’opera unica nel suo genere, in cui il suono puro della voce si fonde con la sintesi e la manipolazione elettronica. Ne risulterà un’esperienza sonora senza precedenti: per la prima volta sarà possibile “vedere” la voce attraverso la sua modulazione su lastre metalliche, trasformando così la musica in una forma d’arte visiva a tutti gli effetti.

INFORMAZIONI

Mondi Futuristi Contemporanei [dal 5 al 23 luglio 2025] @ Galleria Gian Battista Bosio – piazza G. Malvezzi, Desenzano del Garda (BS)

A cura di Matteo Vanzan

Orari lunedì chiuso – martedì e mercoledì 10.30 – 12.30  giovedì e venerdì 16.30 – 20.00  – sabato e domenica  10.30 – 12.30 / 16.30 – 20.00

Ingresso gratuito

Il curatore Vanzan specifica: Musica Spontanea è un processo artistico e spirituale che coinvolge l’ascoltatore e la sua voce

Matteo Vanzan, curatore di esperienza, sabato 28 giugno a “Surrealismo e Fantastico”si cimenta per la prima volta nella gestione dell’Esposizione Sonora di Alan Bedin, artista già noto al pubblico per le sue precedenti mostre. Bedin, che ha esplorato diversi linguaggi artistici, dal Jazz alla declamazione futurista fino ai suoni acusmatici, ha presentato a Caorle un “evento sonoro unico”, che ha catturato l’attenzione del pubblico con l’intensità di una cerimonia religiosa.

[Matteo Vanzan] Per quanto mi riguarda, la figura di Alan Bedin è ormai imprescindibile nel panorama musicale contemporaneo, e la sua presenza sonora è tale da non poter essere ignorata. Mentre molti si aspetterebbero da lui una performance dal vivo  – ancora – caratterizzata da un’esibizione carismatica e coinvolgente, con il microfono in mano e la fronte imperlata di sudore durante l’emissione di complessi armonici o altre “demetriate”, Bedin sceglie invece di adottare un approccio diverso. Nelle sue ultime apparizioni, egli si pone in una relazione di profonda intimità con il suo pubblico, presentando il progetto e i suoi collaboratori con estrema cura, per poi voltare le spalle agli ascoltatori – non senza una certa eleganza – e procedere all’ascolto di un vinile attraverso un impianto audio Pathos di altissima qualità. In questo modo, Bedin pone l’accento sull’opera d’arte sonora in sé, esponendola come un oggetto di contemplazione e di riflessione, al pari delle altre opere presenti nella sala della mia mostra.

[Alan Bedin] Oggi avrete l’opportunità di avvicinarvi alla condizione artistica, l’atteggiamento che ho sperimentato durante la registrazione e l’emissione vocale per questo disco, un solco sonoro che si conserverà nel tempo, a differenza di tanta musica digitale, liquida ed effimera. Immagino già la possibilità che l’oblio digitale possa cancellare la nostra memoria dell’ascolto, ma questo lavoro resisterà, essendo un’espressione tangibile, fisica di Musica Spontanea. Il nostro obiettivo è di creare un’esperienza emotiva pura, non mediata da codici o linguaggi, ma attraverso la voce, il timbro, la dinamica e gli stili, che si modulano in relazione degli ambienti sonori creati nella Stanza del Suono. In questo senso, il suono diventa il veicolo per un’esperienza più profonda, che precede il linguaggio e si radica nell’ascolto. L’ascolto, infatti, è il fondamento della nostra percezione musicale, e in questo lavoro, cerchiamo di esplorarne le possibilità espressive. Prima di tutta la musica, c’è il suono. E prima ancora, c’è l’ascolto. Tutto parte da lì!

Il disco che avete ascoltato rappresenta un’ipotesi artistica che richiede la vostra partecipazione attiva attraverso l’ascolto. Considero questo lavoro come un processo in divenire, che necessita della vostra risposta emotiva per essere completato. In questo senso, mi vedo come un medium, un traghettatore che cerca di condurre l’ascoltatore oltre i confini della sua esperienza vocale quotidiana. La vostra voce, intesa come espressione unica della vostra individualità, sarà ridotta a pochi suoni essenziali, ma saranno proprio questi ultimi a permettervi di essere riconosciuti dalle altre anime nella dimensione spirituale che stiamo cercando di raggiungere. Chiudete gli occhi, ascoltate e meditate, poiché l’attraversamento di questo confine simbolico, guidato dalla figura mitologica di Caronte, segna il passaggio dalla dimensione terrena a quella spirituale. Là, i nuovi suoni deliberati finalmente libereranno il linguaggio dalla sua funzione denotativa, trasformandolo in un veicolo di emozioni profonde, che parleranno direttamente all’anima.